Centro Studi
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In questo numero approfondimenti in area sindacale e di diritto del lavoro, news e risposte ai quesiti di maggiore interesse.

Buona lettura

[riassunto] => Online l'edizione di giugno 2018 della rivista ufficiale del sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [thumb] => /public/users/user-25953/1081/copertinagiugno1081.jpg [file] => /public/users/user-25953/1081/copertinagiugno1081.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-15 11:01:00 [slug] => imprevisti-lavorativi [created_at] => 2018-06-15 11:02:10 [updated_at] => 2018-06-15 11:08:00 [categorie] => Array ( [id] => 40 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Il Consulente Milleottantuno [slug] => il-consulente-milleottantuno ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 59 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 86 [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-2018n4giugno.pdf [titolo] => Il consulente Milleottantuno - giugno 2018 ) ) ) [1] => Array ( [id] => 84 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-06-14 16:54:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Ancora sul licenziamento via Whatsapp: anche la Corte d’Appello di Roma conferma la legittimità della pratica [occhiello] => L'approfondimento è di Giovanni Piglialarmi del Centro Studi Nazionale Ancl [corpo] => Il licenziamento del dipendente comunicato via Whatsapp è legittimo. Infatti, i negozi sono a forma libera e la legge impone solo che il recesso datoriale sia comunicato per iscritto: non rileva dunque il supporto cui l’azienda affida “la comunicazione” per il dipendente. La dichiarazione di voler recedere dal rapporto si desume come conosciuta nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario. Per stabilire se esiste un titolo in base al quale il rapporto è cessato, il giudice può utilizzare tutto il materiale probatorio presentato agli atti. La messaggistica può essere considerata uno strumento che è in concreto nella sfera di dominio e controllo del lavoratore, che può conoscerne il contenuto. La conseguenza di ciò è che ogni volta che l’azienda comunica il recesso al lavoratore, questo dovrà essere impugnato nelle forme e nei tempi previsti dal c.d. Collegato Lavoro (L. n. 183/2010). E’ quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Roma, con sentenza pubblicata il 23 aprile 2018. 


In allegato la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 23 aprile 2018

[riassunto] => Approfondimento sulla sentenza della Corte d’Appello di Roma del 23 aprile 2018 [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-14 16:54:00 [slug] => ancora-sul-licenziamento-via-whatsapp-anche-la-corte-d-appello-di-roma-conferma-la-legittimita-della-pratica [created_at] => 2018-06-14 16:54:39 [updated_at] => 2018-06-14 17:04:31 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 58 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 84 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/app-roma2018.pdf [titolo] => Sentenza della Corte d’Appello di Roma del 23 aprile 2018 ) ) ) [2] => Array ( [id] => 83 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-06-14 16:27:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => L’art. 31 dello Statuto dei Lavoratori si applica a tutte le sigle sindacali, a prescindere dalla firma del contratto collettivo. [occhiello] => L'approfondimento è di Giovanni Piglialarmi del Centro Studi Ancl Nazionale [corpo] =>

La legge 20 maggio 1970, n. 300 si applica anche ai lavoratori della pubblica amministrazione e l’art. 31 costituisce norma di natura imperativa, in quanto attiene a diritti indisponibili, e cioè essa vale per tutti i lavoratori chiamati a rappresentare i colleghi e non soltanto per gli iscritti a sigle firmatarie di contratti collettivi applicati in azienda. E’ quanto emerge dalla sentenza 8 maggio 2018, n. 3624 del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro. 


In allegato la sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, 8 maggio 2018, n. 3624

[riassunto] => Approfondimento sulla sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, 8 maggio 2018, n. 3624 [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-14 16:27:00 [slug] => l-art-31-dello-statuto-dei-lavoratori-si-applica-a-tutte-le-sigle-sindacali-a-prescindere-dalla-firma-del-contratto-collettivo [created_at] => 2018-06-14 16:28:05 [updated_at] => 2018-06-14 16:53:50 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 57 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 83 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/trib-roma3264-18.pdf [titolo] => Sentenza 8 maggio 2018, n. 3624 del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro ) ) ) [3] => Array ( [id] => 82 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-06-14 16:19:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Anche la start up è soggetta al fallimento [occhiello] => L'approfondimento è sulla sentenza del Tribunale Civile di Udine, n.27 del 22 maggio 2018 [corpo] => Anche per la start up innovativa può scattare l’ipotesi di fallimento. A stabilirlo è una sentenza del Tribunale Civile di Udine, la n. 27 del 22 maggio 2018. Ciò perché la start up ha perso nell’arco dei 5 anni dalla costituzione i requisiti che ne attestavano la vocazione innovativa. Gli indici di questa perdita derivano ad esempio dalla mancanza di investimento in ricerca e sviluppo, dalla mancanza di un diritto su un’invenzione industriale o biotecnologica etc. Nell’ambito delle indagini della Guardia di Finanza, inoltre, era stato accertato che la compagine sociale non possedeva i requisiti di cui all’art. 25 del c.d. Decreto Crescita 2.0 (decreto legge n. 179/2012) e cioè il possesso da parte di almeno un terzo del personale della società del titolo di dottore di ricerca (in modo da sviluppare prodotti e servizi veramente innovativi).


In allegato  la sentenza del Tribunale Civile di Udine, n. 27 del 22 maggio 2018

[riassunto] => Approfondimento di Giovanni Piglialarmi del Centro Studi Nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-14 16:19:00 [slug] => anche-la-start-up-e-soggetta-al-fallimento [created_at] => 2018-06-14 16:19:36 [updated_at] => 2018-06-14 16:25:29 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 56 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 82 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/udine22052018.pdf [titolo] => Sentenza del Tribunale Civile di Udine, n. 27 del 22 maggio 2018 ) ) ) [4] => Array ( [id] => 81 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-06-14 16:13:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Un post su Facebook (anche se veritiero) può danneggiare il competitor [occhiello] => Approfondimento di Giovanni Piglialarmi sull’ordinanza del Tribunale di Trento, 8 febbraio 2017 [corpo] => In una recente ordinanza emessa dal Tribunale Civile di Trento, un’impresa è stata condannata a pagare 50 euro al giorno fino a quando non cancellerà dal suo profilo Facebook un post che danneggia gravemente il suo competitor. Infatti, il Giudice ha ritenuto che il messaggio va oltre i limiti della continenza per i toni duri ed enfatici utilizzati, il che rende superfluo accertare se sia rispettato il requisito della verità delle affermazioni, seppure in via putativa. La vicenda è nata da una controversia tra due aziende che offrono servizi a chi vuole conseguire il titolo di abogado in Spagna. Una delle due interviene via Facebook nel commentare il procedimento penale aperto a carico dell’altra società. Questo atteggiamento ha mostrato, secondo l’organo giudicante, una chiara azione con finalità anticoncorrenziale. Infatti, dato che al messaggio è sotteso l’intento di ottenere un vantaggio competitivo, ciò esclude che la condotta possa essere giustificata dal diritto di critica, il quale può essere invocato soltanto in corrispondenza al diritto di informare ed essere informati


In allegato l’ordinanza del Tribunale di Trento, 8 febbraio 2017

[riassunto] => Approfondimento di Giovanni Piglialarmi sull’ordinanza del Tribunale di Trento, 8 febbraio 2017 [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-14 16:13:00 [slug] => un-post-su-facebook-anche-se-veritiero-puo-danneggiare-il-competitor [created_at] => 2018-06-14 16:14:07 [updated_at] => 2018-06-14 16:23:17 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 55 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 81 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/ord-trento-8-2-2017.pdf [titolo] => Ordinanza del Tribunale di Trento, 8 febbraio 2017 ) ) ) [5] => Array ( [id] => 80 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-06-01 17:26:00 [categorie_id] => 29 [accounts_id] => 25953 [canale] => UP [titolo] => Le attività ispettive in azienda e il ruolo del consulente del lavoro [occhiello] => Il Tema del mese di giugno è a cura di Montanaro, Sabatini, Cruciani, Balducci, Tumolo e Damiotti del Centro Studi nazionale Ancl [corpo] =>

Anche per questo mese, abbiamo immaginato di sviluppare per sommi capi una tematica con lo scopo di attivare, stimolare le Unioni Provinciali a farsi portavoce di un’esigenza di formazione continua e di occasione per un confronto costruttivo sui temi del lavoro e sulle sue regole. Ricordo ancora che questi “spunti” che offre il tema del mese hanno una duplice finalità; l’ANCL deve dare prova di essere presente sul territorio e di interessarsi dei propri iscritti, soprattutto quelli più giovani; inoltre, quale occasione migliore che una tavola rotonda, per invitare un amico, un collega non ancora associato al nostro mondo? Il tema del mese è un’opportunità, quindi, di formazione ma anche di proselitismo sindacale, volto a dimostrare che il sindacato, come concretamente fa, si interessa della formazione dei propri iscritti e di chi vuole cogliere il vantaggio di associarsi.


In allegato il Tema del mese

[riassunto] => Il Tema del mese di giugno è a cura di Montanaro, Sabatini, Cruciani, Balducci, Tumolo e Damiotti del Centro Studi nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/copertina.jpg [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/copertina.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-01 17:26:00 [slug] => le-attivita-ispettive-in-azienda-e-il-ruolo-del-consulente-del-lavoro [created_at] => 2018-06-01 17:27:04 [updated_at] => 2018-06-01 17:39:19 [categorie] => Array ( [id] => 29 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Tema del mese [slug] => tema-del-mese ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 54 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 80 [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/temamesegiugno2018attivitaispettiva.pdf [titolo] => Tema del mese di giugno 2018 ) ) ) [6] => Array ( [id] => 79 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-06-01 11:39:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => L’indennità di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale. [occhiello] => L’ordinanza della Corte di Cassazione 29 maggio 2018, n. 13473 [corpo] =>

Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione, l’indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale per due principali motivazioni:

a) essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, l’indennità ha carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall’articolo 2126 cod. civ. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore;

b) inoltre, perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio - oggi pur escluso dal sopravvenuto articolo 10 del decreto legislativo n. 66/2003, come modificato dal decreto legislativo 213/04, in attuazione della direttiva n. 93/104/CE - non escluderebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dall’articolo 12 della legge n. 153/1969, costituendo essa comunque un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza dei rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione.


Consulta l’ordinanza della Corte di Cassazione 29 maggio 2018, n. 13473 allegata

[riassunto] => A cura di Giovanni Piglialarmi del Centro Studi Nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-01 11:39:00 [slug] => l-indennita-di-ferie-non-godute-e-assoggettabile-a-contribuzione-previdenziale [created_at] => 2018-06-01 11:39:52 [updated_at] => 2018-06-08 09:26:34 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 53 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 79 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/doc_sentenza_137205.pdf [titolo] => L’ordinanza della Corte di Cassazione 29 maggio 2018, n. 13473 ) ) ) [7] => Array ( [id] => 78 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-06-01 11:30:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il licenziamento per scarso rendimento è di natura disciplinare [occhiello] => Approfondimento sull'ordinanza n.10963 dell'8 maggio 2018 [corpo] =>

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10963 dell'8 maggio 2018, da una parte, conferma la natura ontologicamente disciplinare del licenziamento per scarso rendimento e, dall'altra, osserva che le assenze per malattia - per quanto frequenti in un determinato arco temporale e idonee a comportare degli scompensi organizzativi per il datore di lavoro - non possono giustificare il recesso datoriale.

In pratica, secondo la Corte di Cassazione, la sussistenza dell'ipotesi di “scarso rendimento” in ragione dell'impossibilità oggettiva per la società di fruire della prestazione del lavoratore a causa delle reiterate e improvvise assenze del dipendente, non conciliabili con un corretto funzionamento del servizio, non integra gli estremi per un licenziamento per scarso rendimento, rintracciando la legittimità di tale provvedimento solo nel caso in cui l'inadeguatezza qualitativa o quantitativa della prestazione sia ascrivibile a diminuzioni di rendimento determinate da imperizia, incapacità e negligenza del lavoratore. 

Consulta l'allegato per leggere l’ordinanza della Corte di Cassazione 8 maggio 2018, n. 10963

[riassunto] => A cura di Bruno Bravi del Centro Studi Nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-01 11:30:00 [slug] => il-licenziamento-per-scarso-rendimento-e-di-natura-disciplinare [created_at] => 2018-06-01 11:30:57 [updated_at] => 2018-06-01 11:38:59 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 52 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 78 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/doc_sentenza_136692.pdf [titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 8 maggio 2018, n. 10963 ) ) ) [8] => Array ( [id] => 77 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-05-18 15:05:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il lavoratore con contratto di lavoro part-time verticale matura il requisito per il diritto alla pensione anche nei periodi in cui non lavora [occhiello] => In allegato la sentenza della Corte di Cassazione 10 aprile 2018, n. 8772. [corpo] =>

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, in diverse pronunce, ha avuto modo di chiarire che nel contratto di part-time verticale ciclico – ai fini del riconoscimento contributivo per la maturazione del diritto alla pensione – fanno fede anche i periodi di tempo in cui il lavoratore non ha operato (cfr. da ultimo, Cass., ordinanza n. 8772/2018).

Infatti, i periodi di mancato lavoro dei dipendenti part time devono essere conteggiati ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva necessaria ad acquisire il diritto alla pensione; l’esclusione di tali periodi dal calcolo dell’anzianità, se non esiste una ragione obiettiva che giustifica questo trattamento speciale, è illegittima, in quanto viola la normativa comunitaria sul part-time, nella parte in cui vieta la discriminazione dei lavoratori che riducono l’orario. Con questa conclusione, ad esempio, il Tribunale di Padova (sentenza n. 473 del 5 luglio 2016) ha riconosciuto il diritto di alcuni lavoratori part-time a vedersi accreditata presso l’Inps la contribuzione utile ai fini della pensione anche per i periodi in cui, applicando la riduzione di orario concordata con il datore di lavoro, non è stata svolta la prestazione. I lavoratori ricorrenti erano tutti titolari di un rapporto di lavoro subordinato ad orario ridotto, sulla base del quale svolgevano il c.d. part-time verticale ciclico: la riduzione oraria veniva distribuita su base annua, e ciascun dipendente alternava 9 mesi di lavoro ad orario pieno (8 ore giornaliere) a tre mesi in cui non svolgeva alcuna attività lavorativa. L’Inps gestiva questi rapporti accreditando la contribuzione solo per il periodo di 9 mesi durante il quale la prestazione di lavoro era effettivamente svolta; per gli altri 3 mesi di pausa lavorativa, l’Istituto di previdenza non accreditava alcun contributo settimanale, creando in capo ai dipendenti un vuoto rilevante ai fini della maturazione del diritto alla pensione. Il Tribunale di Padova riconosce l’illegittimità della condotta dell’Inps, applicando il principio di diritto già elaborato, in relazione a una controversia di contenuto analogo, dalla Corte di Cassazione (con le sentenze n. 2467/2015 e n. 8565/2016). Tali sentenze (che, a loro volta, hanno richiamato i principi affermati da una pronuncia della Corte di Giustizia Europea, la n. 395 del 10 giugno 2010) hanno chiarito che, nella materia dell’anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, non è giustificabile una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo pieno e lavoratori part time. Infatti, solo qualora la prestazione lavorativa sia stata interrotta o sospesa per un impedimento, i periodi di tempo non lavorati non vengono in rilievo ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva; invece, se l’impiego è continuativo, non può esserci interruzione nell’anzianità contributiva (su queste posizioni, anche la sentenza del Tribunale di Venezia del 27 marzo 2018, n. 200).

[riassunto] => La Corte di Cassazione “boccia” la tesi dell’Inps. [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-05-18 15:05:00 [slug] => il-lavoratore-con-contratto-di-lavoro-part-time-verticale-matura-il-requisito-per-il-diritto-alla-pensione-anche-nei-periodi-in-cui-non-lavora [created_at] => 2018-05-18 15:06:20 [updated_at] => 2018-05-18 15:10:56 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 51 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 77 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/cass-ord-n-8772-2018.pdf [titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 10 aprile 2018, n. 8772 ) ) ) ) 1
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