Centro Studi
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Con sentenza n. 6428 pubblicata il 15 marzo 2018, la Corte di Cassazione, interpretando l’art. 10 della legge n. 30/2003, ha affermato che il mancato rispetto del trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo di settore, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, riverbera il proprio effetto su eventuali sgravi contributivi fiscali percepiti, ma non tocca la minore contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, dovuta in caso di assunzione di apprendisti.

Secondo la Corte tale esclusione è determinata dal fatto che si è in presenza di “contribuzione propria” che si applica indistintamente a tutti i datori di lavoro che assumono con la tipologia contrattuale dell’apprendistato.

Tale principio era stato, chiaramente, sostenuto dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 5/2008.

Di seguito la sentenza della Corte di Cassazione 15 marzo 2018, n. 6428.

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1. Quadro normativo attuale.

La Legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha introdotto alcune novità per le associazioni e le società sportive dilettantistiche.

Il legislatore ha innanzitutto precisato che le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., nonché delle società sportive dilettantistiche lucrative, costituiscono oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (cfr. art. 1, comma 358 della legge 27 dicembre 2017, n. 205), richiamando così quanto disposto dall’art. 2, comma 2 lett. d) del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 e introducendo un regime di esenzione fiscale pari ad euro 10.000 complessivi annui (rispetto al tetto precedente, pari ad euro 7.500 complessivi annui).

Viene poi introdotto un regime differenziato per il trattamento fiscale e previdenziale delle collaborazioni rese in favore di questi soggetti. I compensi corrisposti dalle società sportive dilettantistiche lucrative (nuova tipologia introdotta proprio dalla Legge di Bilancio) saranno assimilati, sotto il profilo fiscale, ai redditi derivanti dal lavoro dipendente; mentre i redditi corrisposti dalle associazioni o società sportive dilettantistiche non lucrative saranno assimilati ai redditi diversi (cfr. art. 1, comma 359 della legge 27 dicembre 2017, n. 205; le novità fiscali e previdenziali saranno approfondite nel paragrafo 3).

La differenziazione in questione ha un impatto concreto sulla realtà in quanto solo i redditi erogati dalle associazioni non lucrative – fino ad un massimo di euro 10.000 – possono usufruire dell’esenzione fiscale, mentre per le società o associazioni sportive a carattere lucrativo, il legislatore ha escluso l’applicazione del beneficio della decommercializzazione dei proventi prevista dall’art. 148 del Tuir (d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917) ai fini delle imposte sui redditi e dall’art. 4 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633 per quanto concerne l’Iva. Inoltre, per queste ultime, non è possibile determinare il reddito e l’Iva in base al regime forfettario previsto dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398. Per le associazioni o società lucrative rimane solo un’agevolazione sull’Ires, in quanto l’aliquota prevista è pari al 12% anziché al 24%, a condizione che abbiano ottenuto l’iscrizione all’interno del registro del C.O.N.I..

[riassunto] => Le novità introdotte dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205 [thumb] => /public/users/user-25953/approfondimenti/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/approfondimenti/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-03-22 09:48:00 [slug] => i-contratti-di-collaborazione-in-ambito-sportivo [created_at] => 2018-03-22 09:49:17 [updated_at] => 2018-03-22 14:39:49 [categorie] => Array ( [id] => 32 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Note di approfondimento [slug] => note-di-approfondimento ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 32 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 52 [file] => /public/users/user-25953/approfondimenti/collaborazioni-coni.pdf [titolo] => I contratti di collaborazione in ambito sportivo ) ) ) [2] => Array ( [id] => 49 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-03-15 12:49:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il principio della retribuzione virtuale in edilizia [occhiello] => [corpo] =>

La Corte d’Appello di L’Aquila con sentenza n. 31 del 25 gennaio 2018 ha fornito un importante principio interpretativo inerente la c.d. retribuzione virtuale in edilizia introdotto dall’art. 29 del decreto legge n. 244/95 convertito in legge n. 341/95.

Come noto, tale norma prevede che «i datori esercenti attività edile anche se in economia sono tenuti ad assolvere la contribuzione previdenziale ed assistenziale su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro (…) e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione».

L’INPS con circolare n. 269/2005 ha ritenuto che i contratti di lavoro part-time non fossero soggetti al principio della retribuzione virtuale, ma successivamente al rinnovo del CCNL Edilizia artigianato del 23 luglio 2008 che ha introdotto un limite massimo alla stipula dei contratti part-time, l’Istituto con circolare n. 6 del 13 gennaio 2010 ha cambiato orientamento, ritenendo illegittimi i contratti part-time stipulati in eccedenza rispetto alla quota massima prevista dal CCNL, considerandoli a tempo pieno e quindi soggetti alla disciplina della retribuzione virtuale.

La Corte d’Appello è stata di contrario avviso ritenendo che «il superamento della quota massima di stipulazione dei contratti a tempo parziale non possa portare, ai fini contributivi, all’applicazione della retribuzione virtuale».

Ciò in quanto è vero che «la legge 341/95 ha introdotto una deroga al principio generale secondo il quale la contribuzione deve essere parametrata sulla retribuzione in concreto corrisposta al lavoratore» ma, successivamente all’entrata in vigore di tale disciplina, il decreto legislativo n. 61/2000 ha disciplinato il contratto a tempo parziale e tale normativa «non prevede un numero massimo di ore al di sotto del quale alle parti non è consentita la stipulazione, né indica una quota massima di contratti part-time stipulabili dal datore di lavoro».

«Il legislatore, infine – continua la Corte – non ha espressamente disciplinato il regime contributivo dei contratti part-time, con ciò lasciando intendere che essi sottostanno alle regole ordinarie e generali».

La Corte d’Appello ribadisce che la tesi dell’INPS non può essere condivisa «sia perché i CCNL non hanno efficacia erga omnes, sia perché, in assenza di una norma di legge che ponga un limite massimo alla stipulazione di contratti a tempo parziale, la norma contrattuale collettiva non può incidere sul rapporto previdenziale, che è disciplinato unicamente dalla legge».

La Corte conclude quindi che «il contratto a tempo parziale, anche se stipulato in eccedenza rispetto alla quota prevista dal contratto collettivo, è quindi soggetto a contribuzione parametrata alla retribuzione in concreto erogata al lavoratore e non al regime della “retribuzione virtuale”».

Ancora una volta ha prevalso la tesi sostenuta da sempre dai consulenti del lavoro e si auspica che l’INPS ne prenda atto e riveda le sue posizioni con un’apposita circolare onde evitare ai datori di lavoro del settore edile ulteriori costi per difendersi in giudizio.


[riassunto] => L'approfondimento sulla sentenza è curato da Osvaldo Galizia [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-03-15 12:49:00 [slug] => il-principio-della-retribuzione-virtuale-in-edilizia [created_at] => 2018-03-15 12:49:45 [updated_at] => 2018-03-20 17:55:33 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 28 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 49 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/corte-d-appello-l-aquila-31-18.pdf [titolo] => Sentenza della Corte d'Appello de L'Aquila n.31/2018 ) ) ) [3] => Array ( [id] => 45 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-03-14 11:24:00 [categorie_id] => 29 [accounts_id] => 25953 [canale] => UP [titolo] => Agevolazioni incentivi nella Legge di bilancio 2018 [occhiello] => Il tema del mese - marzo 2018 [corpo] =>

Nell'edizione di marzo 2018 del "Tema del mese" redatto dal Centro Studi Ancl Nazionale, si approfondisce il tema delle agevolazioni e degli incentivi nella Legge di bilancio 2018

[riassunto] => Il tema del mese - Marzo 2018 [thumb] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturacopertinatemadelmesemarzo2018.jpg [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturacopertinatemadelmesemarzo2018.jpg [datapubblicazione] => 2018-03-14 11:24:00 [slug] => agevolazioni-incentivi-nella-legge-di-bilancio-2018 [created_at] => 2018-03-14 11:25:06 [updated_at] => 2018-03-20 17:41:49 [categorie] => Array ( [id] => 29 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Tema del mese [slug] => tema-del-mese ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 27 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 45 [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/tema-del-mese-marzo-2018-agevolazoni.pdf [titolo] => Agevolazioni e incentivi nella legge di bilancio 2018 ) [1] => Array ( [id] => 46 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 45 [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/contributoaggiuntivotemamesemarzo.pdf [titolo] => Integrazione Tema del mese ) ) ) [4] => Array ( [id] => 50 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-03-09 09:28:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Interposizione illecita di manodopera? [occhiello] => [corpo] => Secondo la recente pronuncia della Corte di Cassazione a sezioni unite, in tema di interposizione di manodopera, il datore di lavoro, il quale nonostante la sentenza che accerta il vincolo giuridico, non ricostituisce i rapporti di lavoro, senza alcun giustificato motivo, dovrà sopportare il peso economico delle retribuzioni, pur senza ricevere la prestazione lavorativa corrispettiva, sebbene offerta dal lavoratore. [riassunto] => La sentenza della settimana: interposizione illecita di manodopera? Il committente dovrà corrispondere la retribuzione anche se non vorrà ricevere la prestazione del lavoratore. 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Tema che periodicamente viene accantonato o torna di attualità. Nascono come funghi contatti collettivi siglati da organizzazioni sindacali sia datorili che dei lavoratori che, per ottenere il passaporto di “maggiormente e/o comparativamente più rappresentative”, debbono essere in qualche modo “misurate”. Ma come si deve procedere in questi casi non è chiaro, tant’è che più volte ci sono stati tentativi di accordo per individuare quali criteri avrebbero dovuto determinare l’indice di rappresentatività, ma senza esito. Il “peccato” però è quello originale, per la mancata attuazione dell’art. 39 della Costituzione che, solo, indica la via da seguire per il riconoscimento della personalità giuridica alle organizzazioni sindacali. La mancata attuazione, per ovvi motivi, comporta diverse conseguenze fra le quali i dubbi perenni sull’efficacia dei CCNL stipulati se possano avere efficacia erga omnes, ovvero questa efficacia si debba raggiungere con altri indicatori quali l’appartenenza delle parti alle organizzazioni firmatarie del contratto, la sottoscrizione del contratto individuale di lavoro e simili.  [riassunto] => L'approfondimento di Giovanni Cruciani è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 23 febbraio 2018 [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-02-23 10:22:00 [slug] => rappresentanza-e-rappresentativita-sindacale-lo-stato-dell-arte [created_at] => 2018-03-22 10:23:21 [updated_at] => 2018-03-22 10:32:38 [categorie] => Array ( [id] => 32 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Note di approfondimento [slug] => note-di-approfondimento ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 33 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 53 [file] => /public/users/user-25953/news/rappresentanza_-articolo-cruciani.pdf [titolo] => Rappresentanza e rappresentatività sindacale ) ) ) [6] => Array ( [id] => 51 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-02-13 09:35:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Varia il numero dei dipendenti dell’impresa? Non c'è obbligo di trasmetterlo all'Inps [occhiello] => [corpo] => Secondo la recente pronuncia della Corte di Cassazione, l’azienda non ha alcun obbligo di comunicare all’Inps il numero dei dipendenti che comporta la modifica dell’inquadramento da artigiano ad industria. La normativa di riferimento (art. 3, comma 8 della l. n. 335/1995), infatti, si occupa di regolare gli effetti dei provvedimenti di variazione di inquadramento previdenziale adottati dall’Inps in sede di riesame o di verifica di singole situazioni aziendali ma non prevede un obbligo a carico del datore di lavoro di comunicare all’istituto qualsivoglia variazione a seguito del mutamento dell’attività svolta, né prevede l’obbligo delle aziende di effettuare specifiche dichiarazioni preventive appositamente destinate all’Inps con il fine esclusivo di consentire all’Istituto di verificare i presupposti per la classificazione dell’impresa. 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Con questo e-book l'Ancl lancia una nuova iniziativa intitolata “Tema del mese”. L’ambizione di questo progetto è quella di creare una rete tra le Unioni Provinciali ed il Centro Studi Nazionale, per valorizzare periodicamente la formazione che come associazione offriamo ai nostri associati, su tematiche di carattere professionale e anche di approfondimento scientifico. In particolare, in questo primo numero, il Centro Studi nazionale ha approfondito il tema della Certificazione Unica 2018, tra analisi del modello e indicazioni operative.

[riassunto] => Prima pubblicazione dell'iniziativa Ancl "Tema del mese" [thumb] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturatemadelmesefebbraio2018copertina.jpg [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturatemadelmesefebbraio2018copertina.jpg [datapubblicazione] => 2018-02-10 12:46:00 [slug] => la-certificazione-unica-2018 [created_at] => 2018-03-14 12:47:15 [updated_at] => 2018-03-19 16:58:44 [categorie] => Array ( [id] => 29 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Tema del mese [slug] => tema-del-mese ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 26 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 48 [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/cu-2018-tema-del-mese01.pdf [titolo] => Certificazione Unica 2018 ) ) ) [8] => Array ( [id] => 57 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-30 10:40:00 [categorie_id] => 34 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Le attività del Cento Studi Nazionale nel 2017 [occhiello] => [corpo] =>

Le slide contengo delle informazioni relative alle attività svolte dal Centro Studi Nazionale nell’arco del 2017. Le attività del Centro Studi si sono concentrate su più fronti: dall’elaborazione dei quesiti posti dagli associati alla promozione di interpelli, dalla stesura di progetti formativi finanziati dall’ente bilaterale del CCNL degli studi professionali (progetto in via di approvazione) ad approfondimenti scientifici in materia di diritto del lavoro e previdenza sociale i cui risultati sono stati pubblicati su riviste e quotidiani di settore. Il Centro Studi si è occupato anche di costruire una rete di relazioni con i diversi attori del mercato del lavoro (organizzazioni sindacali, Ministero del Lavoro, Ispettorato del Lavoro) con la finalità di condividere strategia e obiettivi per un miglioramento delle politiche del lavoro. L’attività di studio è stata finalizzata anche a costruire proposte per interventi legislativi volti a migliorare il sistema contributivo e previdenziale (v. la contribuzione a tutele crescenti).

Visiona la presentazione

[riassunto] => Il rapporto è a cura del Dott. Giovanni Piglialarmi, Dottorando di Ricerca in Formazione della persona e Mercato del Lavoro Università degli Studi di Bergamo - ADAPT [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-30 10:40:00 [slug] => le-attivita-del-cento-studi-nazionale-nel-2017 [created_at] => 2018-03-22 10:40:54 [updated_at] => 2018-03-22 13:05:22 [categorie] => Array ( [id] => 34 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Rapporto annuale delle attività del Centro Studi [slug] => rapporto-annuale-delle-attivita-del-centro-studi ) [files] => Array ( ) ) ) 1
  • Il regime contributivo degli apprendisti non è un’agevolazione
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  • I contratti di collaborazione in ambito sportivo
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    L'approfondimento di Giovanni Cruciani è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 23 febbraio 2018
    L'approfondimento di Giovanni Cruciani è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 23 febbraio 2018
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    La sentenza della settimana: varia il numero dei dipendenti dell’impresa? Non c’è obbligo di comunicarlo in modo specifico all’Inps, che può assumere queste informazioni dalle denunce mensili
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    Prima pubblicazione dell'iniziativa Ancl "Tema del mese"
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    Il rapporto è a cura del Dott. Giovanni Piglialarmi, Dottorando di Ricerca in Formazione della persona e Mercato del Lavoro Università degli Studi di Bergamo - ADAPT
    Il rapporto è a cura del Dott. Giovanni Piglialarmi, Dottorando di Ricerca in Formazione della persona e Mercato del Lavoro Università degli Studi di Bergamo - ADAPT
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