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La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10963 dell'8 maggio 2018, da una parte, conferma la natura ontologicamente disciplinare del licenziamento per scarso rendimento e, dall'altra, osserva che le assenze per malattia - per quanto frequenti in un determinato arco temporale e idonee a comportare degli scompensi organizzativi per il datore di lavoro - non possono giustificare il recesso datoriale.

In pratica, secondo la Corte di Cassazione, la sussistenza dell'ipotesi di “scarso rendimento” in ragione dell'impossibilità oggettiva per la società di fruire della prestazione del lavoratore a causa delle reiterate e improvvise assenze del dipendente, non conciliabili con un corretto funzionamento del servizio, non integra gli estremi per un licenziamento per scarso rendimento, rintracciando la legittimità di tale provvedimento solo nel caso in cui l'inadeguatezza qualitativa o quantitativa della prestazione sia ascrivibile a diminuzioni di rendimento determinate da imperizia, incapacità e negligenza del lavoratore. 

Consulta l'allegato per leggere l’ordinanza della Corte di Cassazione 8 maggio 2018, n. 10963

[riassunto] => A cura di Bruno Bravi del Centro Studi Nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-06-01 11:30:00 [slug] => il-licenziamento-per-scarso-rendimento-e-di-natura-disciplinare [created_at] => 2018-06-01 11:30:57 [updated_at] => 2018-06-01 11:38:59 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 52 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 78 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/doc_sentenza_136692.pdf [titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 8 maggio 2018, n. 10963 ) ) ) [1] => Array ( [id] => 77 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-05-18 15:05:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il lavoratore con contratto di lavoro part-time verticale matura il requisito per il diritto alla pensione anche nei periodi in cui non lavora [occhiello] => In allegato la sentenza della Corte di Cassazione 10 aprile 2018, n. 8772. [corpo] =>

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, in diverse pronunce, ha avuto modo di chiarire che nel contratto di part-time verticale ciclico – ai fini del riconoscimento contributivo per la maturazione del diritto alla pensione – fanno fede anche i periodi di tempo in cui il lavoratore non ha operato (cfr. da ultimo, Cass., ordinanza n. 8772/2018).

Infatti, i periodi di mancato lavoro dei dipendenti part time devono essere conteggiati ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva necessaria ad acquisire il diritto alla pensione; l’esclusione di tali periodi dal calcolo dell’anzianità, se non esiste una ragione obiettiva che giustifica questo trattamento speciale, è illegittima, in quanto viola la normativa comunitaria sul part-time, nella parte in cui vieta la discriminazione dei lavoratori che riducono l’orario. Con questa conclusione, ad esempio, il Tribunale di Padova (sentenza n. 473 del 5 luglio 2016) ha riconosciuto il diritto di alcuni lavoratori part-time a vedersi accreditata presso l’Inps la contribuzione utile ai fini della pensione anche per i periodi in cui, applicando la riduzione di orario concordata con il datore di lavoro, non è stata svolta la prestazione. I lavoratori ricorrenti erano tutti titolari di un rapporto di lavoro subordinato ad orario ridotto, sulla base del quale svolgevano il c.d. part-time verticale ciclico: la riduzione oraria veniva distribuita su base annua, e ciascun dipendente alternava 9 mesi di lavoro ad orario pieno (8 ore giornaliere) a tre mesi in cui non svolgeva alcuna attività lavorativa. L’Inps gestiva questi rapporti accreditando la contribuzione solo per il periodo di 9 mesi durante il quale la prestazione di lavoro era effettivamente svolta; per gli altri 3 mesi di pausa lavorativa, l’Istituto di previdenza non accreditava alcun contributo settimanale, creando in capo ai dipendenti un vuoto rilevante ai fini della maturazione del diritto alla pensione. Il Tribunale di Padova riconosce l’illegittimità della condotta dell’Inps, applicando il principio di diritto già elaborato, in relazione a una controversia di contenuto analogo, dalla Corte di Cassazione (con le sentenze n. 2467/2015 e n. 8565/2016). Tali sentenze (che, a loro volta, hanno richiamato i principi affermati da una pronuncia della Corte di Giustizia Europea, la n. 395 del 10 giugno 2010) hanno chiarito che, nella materia dell’anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, non è giustificabile una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo pieno e lavoratori part time. Infatti, solo qualora la prestazione lavorativa sia stata interrotta o sospesa per un impedimento, i periodi di tempo non lavorati non vengono in rilievo ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva; invece, se l’impiego è continuativo, non può esserci interruzione nell’anzianità contributiva (su queste posizioni, anche la sentenza del Tribunale di Venezia del 27 marzo 2018, n. 200).

[riassunto] => La Corte di Cassazione “boccia” la tesi dell’Inps. [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-05-18 15:05:00 [slug] => il-lavoratore-con-contratto-di-lavoro-part-time-verticale-matura-il-requisito-per-il-diritto-alla-pensione-anche-nei-periodi-in-cui-non-lavora [created_at] => 2018-05-18 15:06:20 [updated_at] => 2018-05-18 15:10:56 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 51 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 77 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/cass-ord-n-8772-2018.pdf [titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 10 aprile 2018, n. 8772 ) ) ) [2] => Array ( [id] => 76 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-05-14 10:50:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il termine per impugnare il contratto a termine decorre dal giorno della sua cessazione. Tante impugnazioni quanti sono i contratti. [occhiello] => L'approfondimento è a cura del Centro Studi Ancl Nazionale [corpo] => Un lavoratore, al termine di un rapporto di lavoro svoltosi in favore di una casa di cura, presentava ricorso al Giudice del lavoro di Rimini il 2 febbraio 2016 sostenendo di aver prestato servizio per il proprio datore di lavoro in forza di diversi contratti di lavoro a tempo determinato succedutisi nel tempo. In particolare, il lavoratore deduceva di aver sottoscritto un primo contratto il 12 dicembre 2012; un secondo contratto il 1° marzo 2014 ed un terzo stipulato il 18 dicembre 2014. Inoltre, il ricorrente deduceva anche di aver lavorato in favore della casa di cura senza alcuna interruzione del rapporto. Con la costituzione in giudizio, la casa di cura formulava alcune eccezioni tra cui l’intervenuta decadenza per l’impugnazione dei contratti di lavoro a termine. Infatti, il lavoratore aveva impugnato i tre contratti con un’unica comunicazione, inviata alla società nel 2015. Il giudizio di primo grado (Trib. Rimini, sentenza n. 237/2016) si concludeva con l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato intercorso tra il lavoratore e la casa di cura, dovuto da una presunta illegittima apposizione del termine ai contratti stipulati e dall’assenza di causalità che giustificasse il ricorso alla tipologia contrattuale.


[riassunto] => In allegato la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, n. 1339/2017 pubblicata il 2 gennaio 2018. [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-05-14 10:50:00 [slug] => il-termine-per-impugnare-il-contratto-a-termine-decorre-dal-giorno-della-sua-cessazione-tante-impugnazioni-quanti-sono-i-contratti [created_at] => 2018-05-14 10:51:06 [updated_at] => 2018-05-14 10:58:43 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 49 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 76 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-della-settimana-contratto-a-termine14052018.pdf [titolo] => Il termine per impugnare il contratto a termine decorre dal giorno della sua cessazione. Tante impugnazioni quanti sono i contratti ) [1] => Array ( [id] => 50 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 76 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/appellobolognan1339-2018.pdf [titolo] => La Sentenza n. 1339/2017 ) ) ) [3] => Array ( [id] => 75 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-05-10 11:05:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => UP [titolo] => Progetto di formazione "Professionalità dipendente" [occhiello] => In allegato la lettera di presentazione del progetto da parte del presidente nazionale Ancl Dario Montanaro. [corpo] => In allegato la lettera di presentazione del progetto da parte del presidente nazionale Ancl Dario Montanaro. [riassunto] => [thumb] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [file] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [datapubblicazione] => 2018-05-10 11:05:00 [slug] => progetto-di-formazione-professionalita-dipendente [created_at] => 2018-05-10 11:05:34 [updated_at] => 2018-05-10 11:17:32 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 47 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 75 [file] => /public/users/user-25953/varie/prot-n-767-pres-2018.pdf [titolo] => Lettera "Professionalità dipendente" ) [1] => Array ( [id] => 48 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 75 [file] => /public/users/user-25953/varie/sintesiprogetto.pdf [titolo] => Il progetto in sintesi ) ) ) [4] => Array ( [id] => 74 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-05-04 11:32:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Dopo il verbale di conciliazione, è necessario comunque comunicare per iscritto il licenziamento (con effetto ex tunc) [occhiello] => L'approfondimento di questa settimana è a cura di Osvaldo Galizia [corpo] =>

Il caso

Il lavoratore veniva dichiarato dalla commissione medica dell'Asl totalmente inidoneo allo svolgimento delle mansioni e ad a qualsiasi proficuo lavoro; conseguentemente l'azienda, avendo oltre 15 dipendenti, ha proceduto a comunicare al lavoratore ed all'Ispettorato del Lavoro l'intenzione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 604/1966, come modificato dall'articolo 1, comma 40, della legge n. 92/2012.

Alla riunione della Commissione di Conciliazione, fissata dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro, il datore di lavoro ribadiva le motivazioni del licenziamento respingendo anche la richiesta di corresponsione di una somma a titolo di incentivo all'esodo proposta dalla Commissione e dichiarava di voler procedere in quella sede al licenziamento.

La Commissione di Conciliazione dava quindi atto della mancata conciliazione ma l'azienda non procedeva ad inviare al lavoratore nessuna lettera di licenziamento ritenendo sufficiente la manifestazione di volontà di procedere in tal senso, contenuta nel verbale di mancata conciliazione dinanzi alla Commissione.

Il lavoratore impugnava l'intervenuta risoluzione del rapporto di lavoro ritenendo che il licenziamento fosse stato comunicato oralmente, in quanto intimato senza la forma scritta prevista dall'articolo 2 della legge n. 604/1966 e chiedeva al giudice la reintegra nel posto di lavoro ed il risarcimento del danno ex art. 18 St. Lav., oltre al versamento dei contributi previdenziali assistenziali.


L'approfondimento prosegue nel file allegato.


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Fino al compimento di tale scelta, pertanto, il rapporto pendente è in una fase di sospensione ed il curatore, esercitando una facoltà espressamente riconosciutagli dalla legge, non può ritenersi inadempiente, fatta salva l’actio interrogatoria del lavoratore o eventuali azioni di questi per il risarcimento del danno causato dall'inerzia colpevole del curatore, sempre che ne ricorrano i presupposti di diritto comune. Successivamente, qualora il curatore deliberi di subentrare nel rapporto di lavoro, esso prosegue con l'obbligo di adempimento per entrambe le parti delle prestazioni corrispettive, mentre qualora intenda sciogliersi dal rapporto dovrà farlo nel rispetto delle norme limitative dei licenziamenti individuali e collettivi, non essendo in alcun modo sottratto ai vincoli propri dell'ordinamento lavoristico. Pertanto, la curatela che abbia proceduto ad intimare un licenziamento illegittimo è esposta alle conseguenze risarcitorie previste dall'ordinamento, secondo la disciplina applicabile tempo per tempo, a tutela della posizione del lavoratore (nel caso concreto ha, dunque, errato, la corte territoriale nel negare l’ammissione al passivo del fallimento per crediti della ricorrente relativi al periodo successivo al licenziamento dichiarato inefficace con sentenza passata in giudicato). [riassunto] => L'approfondimento della sentenza della Corte di Cassazione 23 marzo 2018, n. 7308 è a cura del Centro Studi Nazionale [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-04-06 14:23:00 [slug] => dichiarato-il-fallimento-il-rapporto-di-lavoro-rimane-sospeso-in-attesa-della-nomina-del-curatore-fallimentare [created_at] => 2018-04-06 14:23:46 [updated_at] => 2018-04-06 14:27:18 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 42 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 72 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/cass-7308-2018.pdf [titolo] => La sentenza della Corte di Cassazione 23 marzo 2018, n. 7308 ) ) ) [7] => Array ( [id] => 70 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-04-03 11:11:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Modello di diffida dal recupero integrale dei benefici contributivi [occhiello] => Il modello è stato predisposto dall'Avvocato Francesco Stolfa [corpo] =>

Nel numero 2 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" di marzo 2018 l'Avvocato Francesco Stolfa ha illustrato gli effetti dell’art. 6, comma 10, d.l. 338/89. Nel numero 3 di aprile della rivista viene proposto un modello di diffida per l’applicazione di questa norma, atteso il mancato rispetto di essa in molti casi, da inviare agli enti competenti per l’ispezione.


[riassunto] => Il modello è stato predisposto dall'Avvocato Francesco Stolfa [thumb] => /public/users/user-25953/approfondimenti/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/approfondimenti/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-04-03 11:11:00 [slug] => modello-di-diffida-dal-recupero-integrale-dei-benefici-contributivi [created_at] => 2018-04-03 11:11:42 [updated_at] => 2018-04-03 14:20:34 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 40 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 70 [file] => /public/users/user-25953/varie/diffida-inps_modello_n-calm.doc [titolo] => Diffida dal recupero integrale dei benefici contributivi ) ) ) [8] => Array ( [id] => 68 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-03-30 10:44:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Le ferie possono essere concesse in base alle esigenze aziendali [occhiello] => Approfondimento del Centro Studi Nazionale sulla sentenza n. 6411 della Corte di Cassazione [corpo] =>

Con la sentenza n. 6411, la Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto del datore di

lavoro ad una richiesta di ferie avanzata senza il rispetto del periodo di preavviso

previsto dal contratto collettivo non deve essere motivato da speciali esigenze di

carattere organizzativo, come nel caso di diniego a fronte di una richiesta tempestiva:

l'azienda potrà concedere le ore di ferie richieste compatibilmente con le esigenze

aziendali. Quindi, non è il rifiuto che deve essere motivato da speciali esigenze di

carattere organizzativo ma è la concessione delle ore che sarà effettuata

compatibilmente con le esigenze aziendali. Peraltro, la richiesta tardiva non fa

perdere al lavoratore il diritto di fruire in futuro delle ferie rifiutate: tale estinzione è

ravvisabile solo nella mancata richiesta di ferie.

Inoltre, la sentenza sfiora soltanto l'annosa questione del diritto al risarcimento del

danno per mancato godimento delle ferie che, come è noto, ormai spetta al lavoratore

anche in assenza di responsabilità del datore di lavoro. In questo caso la Corte di

Cassazione ha ribadito il diritto del lavoratore ad un risarcimento in forma specifica

per il danno da mancato riposo psicofisico, risarcimento che, nel caso di specie, non è

stato seguito da alcuna condanna solo per il fatto che la richiesta avanzata dal

lavoratore in tal senso era eccessivamente generica.

[riassunto] => Approfondimento del Centro Studi Nazionale sulla sentenza n. 6411 della Corte di Cassazione [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-03-30 10:44:00 [slug] => le-ferie-possono-essere-concesse-in-base-alle-esigenze-aziendali [created_at] => 2018-03-30 10:45:17 [updated_at] => 2018-03-30 10:53:25 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 39 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 68 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenzasettimana30032018.pdf [titolo] => Sentenza della Corte di Cassazione 15 marzo 2018, n. 6411 ) ) ) ) 1
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