Centro Studi
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Con questo e-book l'Ancl lancia una nuova iniziativa intitolata “Tema del mese”. L’ambizione di questo progetto è quella di creare una rete tra le Unioni Provinciali ed il Centro Studi Nazionale, per valorizzare periodicamente la formazione che come associazione offriamo ai nostri associati, su tematiche di carattere professionale e anche di approfondimento scientifico. In particolare, in questo primo numero, il Centro Studi nazionale ha approfondito il tema della Certificazione Unica 2018, tra analisi del modello e indicazioni operative.

[riassunto] => Prima pubblicazione dell'iniziativa Ancl "Tema del mese" [thumb] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturatemadelmesefebbraio2018copertina.jpg [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/immagini-tema-del-mese/miniaturatemadelmesefebbraio2018copertina.jpg [datapubblicazione] => 2018-02-10 12:46:00 [slug] => la-certificazione-unica-2018 [created_at] => 2018-03-14 12:47:15 [updated_at] => 2018-03-19 16:58:44 [categorie] => Array ( [id] => 29 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Tema del mese [slug] => tema-del-mese ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 26 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 48 [file] => /public/users/user-25953/tema-del-mese/cu-2018-tema-del-mese01.pdf [titolo] => Certificazione Unica 2018 ) ) ) [1] => Array ( [id] => 57 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-30 10:40:00 [categorie_id] => 34 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Le attività del Cento Studi Nazionale nel 2017 [occhiello] => [corpo] =>

Le slide contengo delle informazioni relative alle attività svolte dal Centro Studi Nazionale nell’arco del 2017. Le attività del Centro Studi si sono concentrate su più fronti: dall’elaborazione dei quesiti posti dagli associati alla promozione di interpelli, dalla stesura di progetti formativi finanziati dall’ente bilaterale del CCNL degli studi professionali (progetto in via di approvazione) ad approfondimenti scientifici in materia di diritto del lavoro e previdenza sociale i cui risultati sono stati pubblicati su riviste e quotidiani di settore. Il Centro Studi si è occupato anche di costruire una rete di relazioni con i diversi attori del mercato del lavoro (organizzazioni sindacali, Ministero del Lavoro, Ispettorato del Lavoro) con la finalità di condividere strategia e obiettivi per un miglioramento delle politiche del lavoro. L’attività di studio è stata finalizzata anche a costruire proposte per interventi legislativi volti a migliorare il sistema contributivo e previdenziale (v. la contribuzione a tutele crescenti).

Visiona la presentazione

[riassunto] => Il rapporto è a cura del Dott. Giovanni Piglialarmi, Dottorando di Ricerca in Formazione della persona e Mercato del Lavoro Università degli Studi di Bergamo - ADAPT [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-30 10:40:00 [slug] => le-attivita-del-cento-studi-nazionale-nel-2017 [created_at] => 2018-03-22 10:40:54 [updated_at] => 2018-03-22 13:05:22 [categorie] => Array ( [id] => 34 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Rapporto annuale delle attività del Centro Studi [slug] => rapporto-annuale-delle-attivita-del-centro-studi ) [files] => Array ( ) ) [2] => Array ( [id] => 56 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-30 10:36:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Decontribuzione e mercato del lavoro: l’apprendistato è (ancora) una valida alternativa agli incentivi? [occhiello] => [corpo] => Da circa quattro anni, la legislazione italiana è orientata a stimolare la domanda di lavoro attraverso politiche di incentivazione economica. In particolare, lo Stato si fa carico della spesa contributiva per un determinato periodo di tempo, riducendo il costo del lavoro in capo delle imprese. Con questa visione di fondo, il legislatore ritiene di poter stimolare la crescita dell’occupazione. Tuttavia l’appetibilità di queste misure economiche ha mostrato dei limiti nel tempo, a causa anche della loro continua variabilità nonché dell’elevato numero di contenzioso che hanno generato per questioni inerenti l’accesso e la fruibilità. In realtà, nell’ordinamento italiano forme flessibili di accesso al mercato del lavoro ad un costo contenuto per le imprese, non sono mancate, soprattutto per i giovani. L’apprendistato ne è l’esempio quale contratto «finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani» (cfr. art. 41 del D.lgs. n. 81/2015).  [riassunto] => L'approfondimento è di Giovanni Piglialarmi [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-30 10:36:00 [slug] => decontribuzione-e-mercato-del-lavoro-l-apprendistato-e-ancora-una-valida-alternativa-agli-incentivi [created_at] => 2018-03-22 10:37:06 [updated_at] => 2018-03-22 11:08:43 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 36 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 56 [file] => /public/users/user-25953/news/decontribuzione-emercatod-del-lavoro_piglialarmi.pdf [titolo] => Decontribuzione e mercato del lavoro: l’apprendistato è (ancora) una valida alternativa agli incentivi? ) ) ) [3] => Array ( [id] => 55 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-26 10:33:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Credito d’imposta nella Legge di Bilancio 2018: si applica anche ai professionisti? [occhiello] => [corpo] => La legge di Bilancio 2018 (legge n. 27 dicembre 2017, n. 205) ha introdotto diverse agevolazioni fiscali destinate alle imprese, introducendo il credito d’imposta per le attività di formazione relative all’industria 4.0, per l’acquisto di prodotti di plastiche provenienti dalla raccolta differenziata, per la consulenza in materia di quotazione per le piccole e medie imprese, per l’ammodernamento degli impianti calcistici e librerie [riassunto] => L'approfondimento di Giovanni Piglialarmi è stato pubblicato sul quotidiano "Italia Oggi" del 26 gennaio 2018 [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-26 10:33:00 [slug] => credito-d-imposta-nella-legge-di-bilancio-2018-si-applica-anche-ai-professionisti [created_at] => 2018-03-22 10:34:18 [updated_at] => 2018-03-22 14:32:37 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 35 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 55 [file] => /public/users/user-25953/news/creditoimpostaprofessionisti-piglialarmi26012018.pdf [titolo] => Credito d’imposta nella Legge di Bilancio 2018: si applica anche ai professionisti? ) ) ) [4] => Array ( [id] => 54 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-19 10:28:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Contributi di malattia per i lavoratori dello spettacolo [occhiello] => [corpo] => Con la circolare n. 124/2017, l’INPS – si badi: ad oltre sei anni dall’ultima modifica legislativa intervenuta in materia - ha stabilito che devono essere versati i contributi di malattia anche per i lavoratori dello spettacolo aventi qualifica impiegatizia o inquadrati come lavoratori autonomi sebbene in loro favore l’istituto non eroghi alcuna prestazione. Questa posizione rappresenta un vero revirement interpretativo in quanto, in precedenti circolari intervenute sulla stessa materia e sulla stessa normativa, era stata sostenuta la tesi esattamente opposta. Ecco quindi che si prospetta una nuova “campagna ispettiva” ideata in via Ciro il Grande; analizziamone nel dettaglio i presupposti.  [riassunto] => L'approfondimento è dell'Avvocato Francesco Stolfa dell'Ufficio Legale ANCL e del Dott. Giovanni Piglialarmi del Centro Studi ANCL [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-19 10:28:00 [slug] => contributi-di-malattia-per-i-lavoratori-dello-spettacolo [created_at] => 2018-03-22 10:28:54 [updated_at] => 2018-03-22 11:07:45 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 34 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 54 [file] => /public/users/user-25953/news/articolomalattiaspettacolostolfa-piglialarmi.pdf [titolo] => Contributi di malattia per i lavoratori dello spettacolo ) ) ) [5] => Array ( [id] => 61 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-01-12 10:55:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Tassa sui licenziamenti: campo di applicazione e problematiche [occhiello] => [corpo] => La legge n. 92/2012 ha istituito la c.d. tassa sul licenziamento, cioè una somma che il datore di lavoro è tenuto a versare agli enti previdenziali nel momento in cui il rapporto di lavoro si interrompe per la sussistenza di cause che farebbero sorgere ipoteticamente il diritto al trattamento di disoccupazione (NASpI, che ha sostituito l’ASpI; cfr. D. Lgs. n. 22/2015). Sostanzialmente, le cause che generano il diritto a percepire astrattamente l’indennità di disoccupazione, fungono da presupposto per il versamento del contributo pari al 41% del massimale mensile dell’indennità medesima. Tuttavia, il legislatore in alcuni casi ne ha escluso l’applicazione (ad esempio, per il contratto di apprendistato come previsto dall’art. 32, comma 1, lett. a) del D.lgs. n. 150/2015). Con la Legge di Bilancio per il 2018, il legislatore ha raddoppiato il valore del contributo, portandolo all’82% del massimale mensile della NASpI, nei casi di licenziamento collettivo da parte del datore di lavoro tenuto alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria ai sensi del D. Lgs. n. 148/2015. [riassunto] => L'approfondimento di Giovanni Paglialarmi è pubblicato su "Italia Oggi" del 12 gennaio 2018 [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2018-01-12 10:55:00 [slug] => tassa-sui-licenziamenti-campo-di-applicazione-e-problematiche [created_at] => 2018-03-22 10:56:12 [updated_at] => 2018-03-22 10:58:52 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 37 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 61 [file] => /public/users/user-25953/approfondimenti/tassalicenziamenti_piglialarmi-articolo12012018.pdf [titolo] => Tassa sui licenziamenti: campo di applicazione e problematiche ) ) ) [6] => Array ( [id] => 58 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2017-10-25 10:45:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Invito alla regolarizzazione: il chiarimento dell’Ispettorato che fa sorgere ancora più dubbi. 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Il 17 ottobre, l’Ispettorato Nazionale del lavoro ha diffuso una nota con la finalità di «fornire alcune indicazioni operative» in relazione a «specifiche richieste pervenute dagli Uffici territoriali» sulla circolare del 18 luglio 2017, n. 3. Il documento riflette sul funzionamento dell’invito alla regolarizzazione del documento unico di regolarità contributiva (DURC) introdotto dall’art. 4 del Decreto Ministeriale del 30 gennaio 2015. Come è noto, infatti, l’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006 subordina l’accesso ai benefici previsti dalla legislazione sociale al possesso del DURC regolare. Il Decreto del Ministero del Lavoro è intervenuto, seppur con estremo ritardo, ad introdurre delle misure di garanzia a favore del contribuente per poter regolarizzare gli inadempimenti che ostacolassero il godimento dei benefici previsti dalla legge. L’art. 4 del decreto in questione, infatti, prevede che «qualora non sia possibile attestare la regolarità contributiva in tempo reale» gli enti previdenziali trasmettono o al datore di lavoro o al Consulente del lavoro «l'invito a regolarizzare con indicazione analitica delle cause di irregolarità rilevate da ciascuno degli Enti tenuti al controllo». L’impresa può regolarizzare la propria posizione contributiva entro il termine di 15 giorni (art. 4, comma 2) per ottenere il DURC regolare (art. 4, comma 3) e accedere così agli incentivi e ai benefici previsti dalla legislazione del lavoro. Il meccanismo previsto dall’art. 4 non trova applicazione per le violazioni di cui all’allegato A del D.M. del 30 gennaio 2015 poiché «costituiscono cause ostative al rilascio del Documento…laddove siano accertate con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi».


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[riassunto] => L'approfondimento di Giovanni Piglialarmi è stato pubblicato su "Italia Oggi" del 25 ottobre 2017 [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2017-10-25 10:45:00 [slug] => invito-alla-regolarizzazione-il-chiarimento-dell-ispettorato-che-fa-sorgere-ancora-piu-dubbi [created_at] => 2018-03-22 10:46:23 [updated_at] => 2018-03-22 14:31:33 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( ) ) [7] => Array ( [id] => 63 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2017-10-19 11:03:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Aumenta l’incertezza anche sul licenziamento economico [occhiello] => [corpo] => La recente giurisprudenza di legittimità, a più riprese, ha qualificato come legittimo e quindi giustificato il licenziamento irrogato da parte del datore di lavoro nei confronti del dipendente per mero incremento del profitto aziendale. Da ultimo, con la sentenza 7 dicembre 2016, n. 25201 la Corte di Cassazione ha chiarito che «spetta all'imprenditore stabilire la dimensione occupazionale dell'azienda» poiché attraverso essa persegue «il profitto che è lo scopo lecito per il quale intraprende» l’attività d’impresa. La scelta di perseguire e anche di incrementare il profitto «è sicuramente libera nel momento genetico in cui nasce l'azienda e si instaurano i rapporti di lavoro in misura ritenuta funzionale allo scopo». Dopo questa pronuncia, sembrerebbe essersi consolidato quel principio secondo cui il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ex art. 3 L. n. 604/1966 non richiede la sussistenza di uno stato di crisi o l’esigenza della riduzione dei costi, essendo sufficiente il nesso tra il recesso e la scelta del datore di lavoro di migliorare la redditività aziendale, per esempio sostituendo il personale meno qualificato con dei lavoratori in possesso di specifiche e maggiori competenze (Cass. 18 novembre 2015, n. 23620). L’orientamento in questione, trova riscontro in diverse pronunce (tra le tante, Cass. 14 novembre 2013, n. 25615; Cass. 3 agosto 2011, n. 16987; Cass. 13 luglio 2009, n. 16323). Tuttavia, alcune recenti pronunce di merito si sono discostate dall’orientamento riportato, sostenendo, al contrario, che il motivo oggettivo del licenziamento non può consistere nella scelta imprenditoriale di incrementare il profitto e che, quindi, non rientrerebbe nell’art. 3 della L. n. 604/1966; anzi, darebbe luogo ad un licenziamento illegittimo con ogni conseguenza prevista dalla legge. Il Tribunale del Lavoro di Trento, ad esempio, con ordinanza del 24 febbraio 2016, ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato da una società per mero incremento del profitto. L’ordinanza ritiene che l’esclusiva finalità di incremento del profitto sia circostanza sufficiente per reintegrare il dipendente nel posto di lavoro, in quanto il mero incremento del profitto integra la nozione di «manifesta insussistenza del fatto», ai sensi dell’art. 18, comma 7, L. 20 maggio 1970, n. 300. Il Giudice ha ritenuto evidente e palese l’inadeguatezza delle motivazioni poste alla base del licenziamento aderendo così all’orientamento giurisprudenziale di legittimità (Cass. 27 ottobre 2010, n. 21967) in base al quale l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana, valori tutelati dall’art. 42, comma 2, Cost. Quindi, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ex art. 3 L. n. 604/1966 non dovrebbe essere determinato da un generico ridimensionamento dell’attività imprenditoriale ma dalla necessità di procedere alla soppressione del posto o del reparto cui è addetto il singolo lavoratore, «soppressione – precisa l’ordinanza – che non può essere strumentale ad un mero incremento di profitto, ma deve essere diretta a fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti». L’entrata in vigore del d.lgs. n. 23/2015, che ha eliminato la reintegrazione a fronte della mancanza degli «estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo» prevedendo soltanto la tutela indennitaria, non ha arginato la giurisprudenza (principalmente di merito) che vede nell’incremento del profitto un’irragionevole motivazione per procedere con il licenziamento di tipo economico tanto da dare luogo alla reintegra. Infatti, da ultimo, il Tribunale di Milano, con sentenza n. 1785 del 13 giugno 2017, ha reintegrato un lavoratore licenziato per una riorganizzazione dell’assetto aziendale. Il giudice ha osservato come non sia sufficiente ai fini della legittimità del licenziamento economico la prova di un riassetto organizzativo per conseguire maggiore redditività, dovendosi invece dimostrare che lo stesso sia stato necessario per influenti perdite economiche che abbiano inciso sulla normale attività produttiva dell’impresa e che non siano state trovate alternative al recesso. Questa resistenza della giurisprudenza di merito, forse eccessiva poiché si spinge ad applicare una sanzione in un regime normativo che la esclude alla radice (cfr. art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23/2015), genera grande incertezza per i professionisti e le imprese che vedono all’orizzonte lo spettro della reintegra che invece il Jobs Act doveva rendere del tutto marginale.  [riassunto] => L'approfondimento sul tema è del Dottor Giovanni Piglialarmi [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2017-10-19 11:03:00 [slug] => aumenta-l-incertezza-anche-sul-licenziamento-economico [created_at] => 2018-03-22 11:04:06 [updated_at] => 2018-03-23 09:14:54 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( ) ) [8] => Array ( [id] => 62 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2017-10-02 11:01:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => tutti [titolo] => Non basta essere un sindacato rappresentativo: la sufficienza della retribuzione resta al vaglio del giudice. [occhiello] => [corpo] => Nonostante il legislatore abbia introdotto una norma (art. 7 L. n. 31/2008) che consente di arginare il fenomeno di dumping contrattuale creato dal sistema cooperativistico – rispetto al quale l’Ancl-Su non ha esitato a prendere posizione – favorendo l’applicazione dei trattamenti economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale anche ai soci di cooperativa, ancora oggi il rinvio all’autonomia collettiva sembra in alcuni casi non assicurare gli standard di sufficienza e proporzionalità della retribuzione. Infatti, dal Tribunale di Milano con sentenza del 30 giugno 2016, n. 1977 è stata ritenuta nulla per contrasto con l’art. 36 Cost. la clausola di un contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative che prevedeva un trattamento salariale non sufficiente a far fronte alle ordinarie necessità di vita. La vicenda riguardava l’applicazione del CCNL dei servizi fiduciari ad un dipendente inquadrato al livello F, come personale tecnico operativo, svolgente mansioni di reception per il quale ha ricevuto una retribuzione pari ad euro 715,15. Il giudice ha considerato che nella successione dei contratti di appalto del servizio reso da diverse società cooperative per il quale il ricorrente aveva lavorato, la retribuzione erogata dall’ultima società appaltatrice al dipendente era inferiore del 32% rispetto alle altre, seppur applicasse un contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. L’organo giudicante sostiene che seppur la giurisprudenza nel tempo ha utilizzato come parametro di riferimento i minimi salariali previsti dai contratti collettivi, «il giudice rimane comunque libero di utilizzare parametri diversi quali l’equità, il tipo e la natura dell’attività svolta, il raffronto con situazioni analoghe (Cass. 2835/1990), le condizioni di mercato (Cass. 9759/2002)».  [riassunto] => L'approfondimento è del Dottor Giovanni Piglialarmi [thumb] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [file] => /public/users/user-25953/news/anclcentrostudi.jpg [datapubblicazione] => 2017-10-02 11:01:00 [slug] => non-basta-essere-un-sindacato-rappresentativo-la-sufficienza-della-retribuzione-resta-al-vaglio-del-giudice [created_at] => 2018-03-22 11:01:50 [updated_at] => 2018-03-23 09:15:41 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( ) ) ) 1
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