Il Consulente 1081
Una vera trappola per il contribuente (e per il consulente)
1081 numero 2 anno 2017 - pareri dell'ufficio legale a cura di Francesco Stolfa - Avvocato - Ufficio Legale Ancl SU

Il commento dell'Avvocato Francesco Stolfa - Ufficio Legale ANCL-SU

La sentenza segnalata dal dr. La Costa è veramente importante e su di essa occorre attirare l’attenzione dei Consulenti
del Lavoro perché il principio in essa sancito si può rivelare una vera e propria “trappola mortale” per l’azienda
contribuente e anche per il suo Consulente del Lavoro.
In sostanza, la sentenza n. 17913 pronunciata dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione il 20.7.2017 dice che la
sospensione di una cartella esattoriale (o di un avviso di addebito o di un’ordinanza-ingiunzione) concesso dall’ente
creditore in via amministrativa può rivelarsi una sorta di … specchietto per allodole che può abbagliare il contribuente
e farlo cadere in un grave errore.
A seguito della notifica di uno degli atti cui il nostro ordinamento attribuisce natura ed efficacia di titolo esecutivo
stragiudiziale (appunto: cartelle esattoriali, avvisi di addebito o ordinanze-ingiunzione) accade spesso che il Consulente
del Lavoro, specie quando si tratti di pretese palesemente infondate, si rechi presso gli uffici dell’ente impositore
per tentare di ottenerne l’annullamento. In tali occasioni, però, quasi mai accade che l’ufficio, anche quando si
convinca della bontà delle ragioni del contribuente, proceda subito all’annullamento o alla revoca dell’atto recante
l’ingiunzione di pagamento, anche perché – è il caso delle cartelle esattoriali – esso può essere stato emanato da un
ente diverso (agente della riscossione). Si procede, quasi sempre, alla sospensione dell’atto con la precisazione che
l’ente si riserva di effettuare degli approfondimenti ed di rideterminare eventualmente il suo credito.
Ebbene, secondo la Corte di Cassazione, tale provvedimento dell’ente creditore non è idoneo a sospendere la decorrenza
del termine per proporre l’opposizione (che per la cartella esattoriale e per l’avviso di addebito è di 40 giorni
quando si debbano far valere ragioni sostanziali o di 20 giorni per i vizi formali mentre per l’ordinanza-ingiunzione
il termine unico di opposizione è di 30 giorni); il carattere perentorio di tale termine è assolutamente pacifico in giurisprudenza
(si vedano, fra le tante pronunce, quelle citate dal dr. La Costa, fra parentesi, al termine del suo articolo).
La Corte di Cassazione giunge a tale conclusione sulla base di un ragionamento formalmente corretto che corrisponde
a un orientamento interpretativo ormai consolidato (il dr. La Costa cita un altro precedente della Corte di
Cassazione del 2016, ma non mancano anche altre pronunce dei giudici di merito); esso tiene conto delle finalità
pubblicistiche perseguite dalla normativa in tema di riscossione dei crediti pubblici mediante titoli esecutivi stragiudiziali
e della natura decadenziale di tali termini, in quanto tali insuscettibili di sospensione (art. 2964 cod. civ.).
Non si può, tuttavia, negare che l’applicazione di un simile principio nelle relazioni fra cittadino contribuente ed
enti pubblici creditori finisce per creare un vero e proprio vulnus nei principi dello stato di diritto poiché crea una
situazione estremamente ambigua nell’ambito della quale il cittadino finirebbe per restare irrimediabilmente danneggiato
proprio per aver confidato nell’efficacia di un provvedimento (sospensione della riscossione) dell’ente
pubblico creditore.
edizione nr. 137 di
agosto 2017
I danni (ingiusti) che ne potrebbero derivare al contribuente sarebbero potenzialmente enormi atteso che le pretese
creditorie di INPS, INAIL e INL possono raggiungere importi considerevoli, talvolta considerevolissimi; importi
che il contribuente si troverebbe costretto a versare, senza potersi difendere, proprio per aver confidato in buona
fede nelle “rassicurazioni” provenienti da una pubblica amministrazione. La gravità del danno e della sua ingiustizia
assumono dimensioni ancor maggiori se si considera che tale provvedimenti di sospensione gli enti in questione
li concedono solo quando le ragioni addotte dal cittadino sono particolarmente se non evidentemente fondate. E
proprio in questi casi il cittadino potrebbe perdere la possibilità di far valere tali ragioni in giudizio.
A tutto ciò si aggiunga che il danno potrebbe estendersi anche al professionista che assiste quel cittadino il quale
potrebbe essere anche ritenuto responsabile di negligenza professionale.
Insomma, quella confezionata dalla Corte di Cassazione, e giustamente segnalata dal dr. La Costa, è veramente una
… polpetta avvelenata.
Ma il nostro ordinamento giuridico, vecchio di 2700 anni è sempre in grado di approntare gli opportuni rimedi onde
evitare che la forma prevalga sulla sostanza del diritto. E il rimedio, nel caso di specie è disciplinato dall’art. 650 c.p.c.
e si chiama “opposizione tardiva”. La norma codicistica richiamata concerne l’opposizione a decreto ingiuntivo ma
enuncia un principio che si ritiene valido in ogni tipo di procedimento oppositorio a qualsiasi titolo esecutivo. La
norma prevede nel suo testo che l’opposizione tardiva possa essere proposta solo in caso nullità della notifica ma
la Corte Costituzionale, con pronuncia additiva del 20-05-1976, n. 120 ne ha esteso l’ambito anche ad altri casi. In
particolare, con riferimento proprio all’opposizione a cartella esattoriale, si ritiene giustificata l’opposizione tardiva
in caso di “errore scusabile”, sempre che esso sia tale da aver influito, con nesso di causalità diretta, sulla tardività
dell’opposizione (v. Cass. civ., sez. II, 21-1-2013 n. 1372 e Cass. sez. lavoro, 7-3-2017 n. 5691 che, rispettivamente,
hanno ritenuto ammissibile l’opposizione tardiva quando nella cartella esattoriale non siano chiaramente indicati i
termini entro cui proporre opposizione e l’autorità competente a riceverla ovvero la data di consegna della cartella
da cui far decorre il termine di decadenza; Trib. Torino, sez. I, 14-10-2010 che ha ritenuto scusabile il mancato rispetto
di un termine di costituzione quando quest’ultimo sia cambiato a seguito di un nuovo indirizzo interpretativo
accolto dalla Suprema Corte; Trib. Ascoli Piceno, 3-6-2008 che ha ritenuto giustificata la tardività in caso di notifica
irregolare della cartella esattoriale).
Applicando tali principi al caso di specie è agevole ritenere che il comportamento dell’istituto che abbia sospeso la
riscossione a seguito di una segnalazione con cui il contribuente avesse evidenziato le sue ragioni, sia atto idoneo a
indurlo in errore e giustifichi quindi ampiamente la tardività dell’opposizione sempre che essa venga proposta nei
termini di legge, decorrenti dalla comunicazione del provvedimento di revoca della sospensione amministrativa.
È il caso di aggiungere anche che, poiché le questioni esaminate nella sentenza segnalata dal dr. La Costa attengono
latamente al diritto processuale civile, materia che esula dalle conoscenze ordinariamente proprie del Consulente
del Lavoro, e tenendo anche conto del carattere fuorviante del comportamento tenuto dall’ente creditore, è da
escludere che la fattispecie descritta comporti una effettiva responsabilità professionale del medesimo CdL nei confronti
del suo cliente.
Un effetto certo che, purtroppo, tale orientamento giurisprudenziale provocherà sarà quello di incentivare il contenzioso
giudiziario, scoraggiando ogni tentativo di definire bonariamente i contrasti con INPS, INAIL, INL ecc. anche
quando essi siano incorsi in evidenti errori.

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