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Due pesi, due misure
news 09 novembre 2017 - a cura di Giuseppe De Biase

L'approfondimento è curato dal CdL Giuseppe De Biase

L’INPS con il messaggio 4283 del 31-10-2017 ridetermina le modalità di porre a conguaglio gli arretrati di ANF entro il termine quinquennale di prescrizione a partire dalle denunce di novembre 2017. Con tale messaggio l’Inps incide in maniera sostanziale sulla possibilità da parte del datore di lavoro di scomputare immediatamente l’importo degli arretrati di ANF riconosciuti al lavoratore. Infatti le nuove direttive impongono che il datore di lavoro può porre a conguaglio nel mese di corresponsione degli arretrati per ANF un importo massimo di € 3.000,00 (tremila). Gli ulteriori importi eccedenti i tremila euro, potranno essere posti a conguaglio solo attraverso i flussi di regolarizzazione. E’ chiaro a tutti che il datore di lavoro non può rifiutarsi di porre in pagamento l’ANF, anticipandolo per conto dell’INPS, dietro relativa richiesta da parte del lavoratore, ai sensi del DPR. 797/55.  Questo obbligo sussiste anche qualora il lavoratore presenti in ritardo la domanda di richiesta di ANF nel limite prescrizionale quinquennale. Anzi , laddove il datore di lavoro ometta la corresponsione dell’ANF al lavoratore , è punito con la sanzione amministrativa ai sensi dell’art. 82 c.2 del DPR 797/55 così come modificato dall’art. 22 c. 6 del Dlgs 151/2015 da € 500,00 a € 5.000,00 che aumenta da € 1.500,00 a € 9.000,00 se l’omissione si riferisce  a più  cinque dipendenti o  ad un periodo superiore a sei mesi, fino ad arrivare da € 3.000,00 a € 15.000,00 se l’omissione si riferisce a più di 10 dipendenti o a un periodo superiore a 12 mesi. Rileggendo il DPR 797/55 ed il DL 69/88 convertito in Legge 153/1988, non si evince alcun limite quantitativo alla corresponsione degli arretrati per ANF se non il limite prescrizionale quinquennale già detto. E allora, può un messaggio di un Ente di previdenza che ha valenza solo nei confronti di propri funzionari, porre dei limiti non riscontrabili in nessuna norma legislativa? E ancora tutti noi sappiamo i tempi biblici di lavorazione da parte dell’Inps dei flussi di regolarizzazione, della procedura Inps che non acquisisce in maniera tempestiva i suddetti flussi, della necessità di chiedere l’autorizzazione a conguaglio una volta lavorato il flusso di regolarizzazione. E Infine perché parlare di regolarizzazione se la domanda da parte del lavoratore viene presentata in ritardo, quando è solo dal momento della presentazione della domanda degli arretrati che sorge l’obbligo da parte del datore di lavoro di corrispondere gli stessi? Chi ne farà le spese è come sempre il datore di lavoro che chiamato ad anticipare al lavoratore, secondo Legge ed immediatamente pena le sanzioni su esposte, le somme arretrati per ANF per conto dell’INPS, si vedrà negata la possibilità di portare immediatamente in compensazione le somme anticipate. E’ difficile trovare una spiegazione razionale al limite di tremila euro. Forse l’INPS intende con questa norma porre un freno a somme eccessivamente elevate ed avere più tempo per verificare le singole situazioni? Può essere.  E allora perché non avocare a se l’obbligo di corrispondere su richiesta del lavoratore l’erogazione degli arretrati? Questa potrebbe essere la soluzione.

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