Quesiti
decesso del datore di lavoro
09 giugno 2016 - edilizia - CCNL applicato:edilizia industria

Salve, causa decesso dell'unico titolare di una ditta individuale gli eredi legittimi provvedono al licenziamento dell'unico dipendente occupato a tempo identerminato in quanto non intenzionati a proseguire l'attività svolta dal decuius. 

Domando se a seguito di tale licenziamento sia dovuto dagli eredi la contribuzione Inps per le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato previsto dalla L. 92/2012 posto che la circolare Inps n. 44/2013 tra i casi di esclusione prevede tra le altre il solo decesso del lavoratore e non del datore di lavoro.

Soluzione proposta:

Trattandosi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ritengo che sia dovuta la contribuzione di cui al quesito. 

Risponde l'esperto:

Il contributo Aspi, ticket sui licenziamenti, è dovuto dal datore di lavoro privato in caso di licenziamento del lavoratore. Tale contributo è stato introdotto dall’articolo 2 della legge 92/2012 per arginare il fenomeno dei licenziamenti di favore che consentivano ai lavoratori l’accesso “facile” alla disoccupazione e per garantire una contribuzione aggiuntiva alla gestione INPS a carico delle aziende che dovevano procedere alla riduzione del personale ponendo a loro carico una parte degli oneri sociali che l’istituto previdenziale doveva sostenere in questi casi.

Nella ipotesi in esame, del decesso del datore di lavoro, gli effetti per il lavoratore e per l’INPS che deve erogare la NASPI sono gli stessi di un normale licenziamento per riduzione del personale e non si ravvisano eccezioni per questo caso particolare né nel testo della norma di legge né all’interno della prassi.

Il contributo, per l’anno 2016, è pari a 489,95 euro per ogni anno di lavoro effettuato, fino ad un massimo di 3 anni.

Tale contributo deve essere calcolato in proporzione ai mesi di anzianità aziendale e senza operare alcuna distinzione tra tempo pieno e part-time, come prevede la circolare INPS n. 44 del 22 marzo 2016 ed i mesi con più di 15 giorni di lavoro vanno considerati come mese intero.

In effetti vi sarebbe molto da dire circa gli effetti prodotti dalla circolare n. 44 nei casi di rapporti di lavoro ad orario ridotto e primo fra tutti che tale asserzione non trova riscontro nel testo della norma ma l’istituto non ha, fino ad ora, rivisto la sua posizione.

Concludendo se la motivazione del licenziamento è per giustificato motivo oggettivo legato alla cessazione dell’attività il contributo sul licenziamento è dovuto. Viceversa, dal momento che l’attività aziendale potrebbe essere proseguita dagli eredi, se il licenziamento intervenisse per la interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere il ticket non sarebbe dovuto.

Infatti la legge 21/2016 fi conversione del D.L. n. 210/2016 ha disposto la proroga per l’anno 2016 dell’esonero dal versamento del contributo di licenziamento in questi casi: Licenziamenti effettuati in conseguenza di cambio di appalto nel caso siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro secondo quanto previsto in questi casi nelle disposizioni contrattuali e nel caso di licenziamenti per fine cantiere o fine della fase lavorativa in edilizia.

La proroga per il momento è prevista fino al 31 dicembre 2016 ed è stata necessaria dal momento che nel testo originario della legge 92/2012 tale regime transitorio avrebbe dovuto cessare al 31 dicembre 2015.

F.to Giovanni Cruciani