Quesiti
Permessi per grave infermità
20 luglio 2016 - Industria - CCNL applicato:Metalmeccanica

Buongiorno, 

con la presente sono a chiedere quanto segue.

Ai fini della concessione dei tre giorni di permessi per grave infermità ( artt. 1 e 3 DM 21 luglio 2000 n. 278) può essere ritenuta valida la documentazione di un dipendente che presenta, a seguito di un intervento chirurgico del figlio, la lettera di dimissioni da cui si evince la diagnosi e la certificazione di presenza rilasciata dall'ospedale in cui si riscontra che il dipendente assisteva/accompagnava il figlio, nonostante non vi sia indicazione della grave infermità e/o della necessità dell'assistenza?

In attesa di vostro riscontro, ringrazio e porgo distinti saluti.


Soluzione proposta:
Risponde l'esperto:

Il Decreto Ministeriale n. 278 del 21/07/2000 stabilisce, all’articolo 1, che “la lavoratrice e il lavoratore, dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi” e, all’articolo 3, che i lavoratori, per usufruire di tale permesso, “devono presentare idonea documentazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico”.

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con Interpello n. 16 del 10/06/2008, fornendo chiarimenti in merito all’espressione “grave infermità”, prevede che, in assenza di riferimenti legislativi che forniscano un elenco esaustivo delle patologie ad essa riconducibili, il richiedente debba fornire una attestazione ufficiale di “grave infermità” rilasciata dalla competente struttura medico-legale.

Lo stesso Ministero, con successiva Nota del 25/11/2008 Prot. 25/I/0016754, riesaminando la problematica, riconduce il concetto di grave infermità ad “una species del più ampio genus dei gravi motivi indicati nell’art 2, comma 1 lett. d) del D.M. n 278/2000. […] Le patologie elencate nel citato D.M. (lett. d, nn. 1-4), possono dunque essere considerate figure sintomatiche della grave infermità cui fa specifico riferimento la norma di cui all’art. 1 del medesimo Decreto”. Passando poi alle concrete modalità di fruizione del permesso in analisi, la Nota ministeriale considera idoneo ad attestare il diritto “il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità”, sottolineando come “tale soluzione trova, peraltro, riscontro nella circolare INPS n. 32 del 3/03/2006 sulle certificazioni per la fruizione dei permessi ex L. n. 104/1992, nel punto in cui afferma che il medico specialista, in virtù della facoltà allo stesso ascritta ex D.L. n. 324/1993, non può esimersi dall’attribuire alla mera diagnosi clinica la qualificazione di natura anche medico legale”.

Analizzando, infine, il CCNL Metalmeccanica Industria, avendo il Legislatore lasciato alla contrattazione collettiva la possibilità di stabilire previsioni più favorevoli (art. 4, c. 1 D.M. n. 278/2000), non si riscontrano condizioni diverse, poiché l’articolo 10 ribadisce quanto previsto dal precitato Decreto.

Pertanto, sebbene dalla lettera di dimissioni ospedaliere si evinca la diagnosi del figlio e si riscontri l’effettiva presenza del genitore nella struttura, per la fruizione dei permessi in oggetto, si ritiene necessaria documentazione che attesti specificatamente la qualificazione di grave infermità rilasciata dalla competente struttura medico-legale.

F.to Silvia Manzati