Quesiti
Segretaria medicina di gruppo
22 settembre 2017 - Terziario - CCNL applicato:Studi Professionali

Il quesito è inerente l'assunzione di una segretaria in uno Studio con formula "Medicina di Gruppo" ex D.P.R. 28 luglio 2000, n.270 art.40 comma 3 a) + comma 6 C.

Nel caso specifico quattro medici di base si sono costituiti con formula di medicina di gruppo e intendono assumere una segretaria "in comune", come previsto dall'art.9 d) che recita:

"9. [...] la medicina di gruppo si caratterizza per:

d) utilizzo da parte dei componenti il gruppo di eventuale ?personale di segreteria ?o ?infermieristico ?comune, ?secondo ?un ?accordo interno."

La segretaria svolgerebbe complessivamente attività lavorativa a tempo pieno per 40 ore settimanali.

Ognuno dei 4 medici assumerebbe la segretaria per 2 ore al giorno nella sua fascia oraria dichiarata all'ASL; il dubbio riguarda la sovrapposizione di queste fasce orarie: in alcune ore della settimana sono presenti due medici contemporaneamente in Studio, con un'unica segretaria che evidentemente risponderà al telefono ed accoglierà i pazienti di entrambi.

Soluzione proposta:

Ognuno dei quattro medici la assume la medesima segretaria con contratto part-time per 10 ore settimanali, CCNL Studi Professionali.

Nelle quattro lettere di assunzione si richiama l'accordo di medicina di gruppo e si specifica che nelle 8 ore giornaliere la segretaria lavorerà contemporaneamente per tutti e quattro i dottori.

Eventuali ore di straordinario, ROL, ecc. verrebbero ripartite equamente fra i quattro LUL.

Risponde l'esperto:

Il D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270 che contiene le disposizioni del Regolamento di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, all’art. 40, comma 2 prevede che gli stessi possano «concordare tra di loro e realizzare forme di lavoro associativo». Al comma 3, la normativa distingue queste forme associative in due categorie:

a) «forme associative, che costituiscono modalità organizzative del lavoro e di condivisione funzionale delle strutture di più professionisti, per sviluppare e migliorare le potenzialità assistenziali di ciascuno di essi» (art. 40, comma 3, lett. a);

b) «forme associative, quali società di servizio, anche cooperative, i cui soci siano per statuto permanentemente in maggioranza medici di assistenza primaria e pediatri di libera scelta iscritti negli elenchi della Azienda, o dei comuni comprendenti più Aziende» che però possono offrire solo beni e servizi ai medici ma non possono fornire prestazioni sanitarie (art. 40, comma 3, lett. b).

Le forme associative di cui al comma 3, lett. a, riguardano la medicina in associazione, la medicina in rete e la medicina di gruppo (art. 40, comma 6). In particolare, la medicina di gruppo si caratterizza per la presenza di una «sede unica del gruppo articolata in più studi medici», la «presenza nella sede del gruppo di un numero di studi pari almeno alla metà dei medici componenti il gruppo stesso, con possibilità di un uso promiscuo degli stessi, sia pure in orari differenziati», l’«utilizzo, per l’attività assistenziale, di supporti tecnologici e strumentali comuni, anche eventualmente in spazi predestinati comuni» ed infine l’«utilizzo da parte dei componenti il gruppo di eventuale personale di segreteria o infermieristico comune, secondo un accordo interno».

Quindi, la medicina di gruppo è una forma associativa volta, attraverso una particolare organizzazione del lavoro, a condividere in modo funzionale la struttura tra più professionisti «per sviluppare e migliorare le potenzialità assistenziali di ciascuno di essi» (art. 40, comma 3, lett. a). L’art. 40, comma 9 consente sostanzialmente ad un gruppo di medici di condividere la struttura dove svolgere la professione e assumere una segreteria che lavori contemporaneamente per tutti utilizzando un’unica strumentazione di lavoro attraverso la stipula di un accordo interno, che però dovrà rispettare in ogni caso le disposizioni di legge e la contrattazione collettiva di riferimento (CCNL Studi Professionali).

Venendo alla problematica messa in luce dal quesito, non è necessario stipulare quattro contratti a tempo parziale, che facciano riferimento a quattro datori di lavoro diversi tra loro, anche perché gli orari si potrebbero sovrapporre, come già osservato. Piuttosto è bene chiarire che la medicina di gruppo viene svolta attraverso l’utilizzo di una «forma associativa e libera, volontaria e paritaria fra i medici partecipanti» (art. 40, comma 4 lett. a). Dunque, seppure i medici condurranno la propria attività professionale in modo del tutto autonomo, dovranno comunque associarsi attraverso la stipula di un accordo che costituisce la forma associativa e depositarlo presso l’Azienda Sanitaria Locale o l’Ordine dei Medici di competenza (art. 40, comma 4 lett. b). All’interno dell’accordo «la suddivisione delle spese di gestione dello studio viene liberamente concordata tra i componenti della forma associativa» (art. 40, comma 4, lett. o).

Alla luce del quadro normativo tracciato, è possibile ritenere che la dipendente dovrà essere assunta con un regolare contratto di lavoro a tempo pieno (40 ore settimanali) con l’emissione di un unico cedolino mensile poiché il datore di lavoro è rappresentato dalla forma associativa che i medici sceglieranno per esercitare l’attività di medicina di gruppo; forma che devono scegliere e formalizzare con un atto costitutivo, così come previsto dalla legge (art. 40, commi 3 e 4). Di conseguenza, la segretaria sarà dipendente del gruppo di professionisti associatosi attraverso la costituzione di un nuovo soggetto giuridico (unificato) e non inquadrata come dipendente che lavora in modo alternativo e parziale per i componenti del gruppo.

Peraltro, l’accordo interno di cui all’art. 40, comma 9, volto a disciplinare l’«utilizzo da parte dei componenti il gruppo di eventuale personale di segreteria o infermieristico comune» costituisce un’obbligazione solidale che vede nei medici associati i debitori solidalmente responsabili dell’erogazione della retribuzione. Infatti, in queste ipotesi, la giurisprudenza ha osservato che «qualora lo stesso dipendente presti servizio contemporaneamente a favore di diversi datori di lavoro, titolari di distinte imprese, e l’attività sia svolta in modo indifferenziato, così che in essa non possa distinguersi quale parte sia stata svolta nell’interesse di un datore e quale nell’interesse degli altri, è configurabile l’unicità del rapporto di lavoro. Da tale unicità consegue che tutti i fruitori dell’attività del lavoratore devono essere considerati solidalmente responsabili nei suoi confronti per le obbligazioni relative i sensi dell’art. 1294 c.c.»(Corte di Appello di Roma 22 maggio 2017, n. 2809; v. anche Cass. n. 3249/2003 e Cass. n. 13904/2000).