Quesiti
perdita agevolazioni
16 gennaio 2018 - TURISMO - CCNL applicato:Pubblici Esercizi

Ho assunto nel mese di novembre 2016 un lavoratore nel settore Pubblici Esercizi per cui ho chiesto l'esonero contributivo biennale; per tale lavoratore non ho provveduto al versamento e iscrizione al Fondo Est.  Tale omissione comporta per l'azienda la sola responsabilità verso il dipendente della perdita della relativa prestazione sanitaria o anche il recupero dell'esonero contributivo? Inoltre volendo iscrivere il lavoratore dal 2018, l'eventuale recupero dell'agevolazione potrebbe riguardare solo il periodo precedente la data d'iscrizione?


Soluzione proposta:

non saprei

Risponde l'esperto:

Il fatto.

Un’azienda ha assunto un dipendente nel novembre del 2016 usufruendo delle agevolazioni contributive previste dalla legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016). L’azienda applica il contratto collettivo dei pubblici esercizi, sottoscritto dalla Confcommercio, Fipe, Federalberghi, Federreti e da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs-Uil. Per questo lavoratore, l’azienda non ha versato la contribuzione a suo carico al Fondo Est, il fondo bilaterale per l’assistenza sanitaria integrativa istituto dai soggetti sottoscriventi il contratto collettivo applicato (trattasi di 10,00 euro mensili sui quali si versa anche il c.d. contributo di solidarietà all’Inps previsto dall’art. 9-bis D.l. n. 103/91, pari al 10% della somma versata in favore della cassa o del fondo bilaterale; le cifre variano in base al settore). L’azienda si chiede se questa inadempienza possa consentire all’Inps di recuperare le agevolazioni di cui ha usufruito per l’assunzione. Inoltre, l’azienda è interessata a capire se iscrivendo il lavoratore al Fondo a partire dal mese di gennaio del 2018, l’Inps possa recuperare solo le agevolazioni antecedenti la data d’iscrizione.

Quadro normativo di riferimento.

La legge 28 dicembre 2015, n. 208 ha confermato l’esonero contributivo per le nuove assunzioni a tempo indeterminato previsto dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 seppur con qualche parziale differenza: l’esonero copre solo il 40% della contribuzione per ogni lavoratore e dal momento della stipula del contratto (da porre in essere entro e non oltre il 31 dicembre 2016) l’agevolazione è valida per soli 24 mesi (cfr. art. 1, comma 178, legge n. 208/2015). Nel caso di specie, se il lavoratore è stato assunto nel mese di novembre del 2016, l’esonero contributivo troverà applicazione fino al mese di novembre del 2018.

L’art. 1, comma 1175 della legge n. 296/2006 stabilisce che “a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. La circolare n. 3/2017 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha precisato che “le violazioni di legge e/o di contratto (che non abbiano riflessi sulla posizione contributiva) assumono rilevanza limitatamente al lavoratore cui gli stessi benefici si riferiscono ed esclusivamente per una durata pari al periodo in cui si sia protratta la violazione”. Secondo l’INL, quindi, nel caso in cui la violazione del contratto collettivo impatti sul piano contributivo, gli sgravi saranno recuperati per tutti i dipendenti che ne hanno usufruito; mentre, se si tratta di una violazione che non comporta alcun riflesso sul DURC, lo sgravio sarà recuperato dall’Inps solo sulla posizione previdenziale del lavoratore interessato dall’agevolazione.

Nel caso di specie, occorrerà quindi comprendere se l’applicazione del contratto collettivo dei pubblici esercizi comporta anche l’obbligatorietà dell’iscrizione al Fondo Est del lavoratore e del versamento della quota mensile (pari ad euro 10,00 mensili per l’azienda ed euro 2,00 per il lavoratore, da trattenere in busta paga) e nel caso di sussistenza di obbligatorietà, se l’inadempienza possa configurare la violazione di “obblighi di legge” e dei “contratti o accordi collettivi nazionali” tale da consentire all’Inps da revocare le agevolazioni contributive (cfr. art. 1, comma 1175 della legge n. 296/2006).

Soluzione.

Anzitutto, occorre distinguere se trattasi di un’azienda che aderisce ad una delle associazioni sottoscriventi il contratto collettivo oppure se si tratta di un’impresa che si limita ad applicare il contratto collettivo. Nel primo caso, l’azienda commetterebbe comunque una violazione in quanto non applica una parte del contratto che l’associazione che la rappresenta ha sottoscritto. Nel secondo caso, il risultato non muta poiché il contratto collettivo in questione contiene la clausola d’inscindibilità. Prevede infatti l’art. 2, comma 3, del CCNL: “la corretta applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 23, 27, 162 e seguenti (assistenza sanitaria integrativa, previdenza complementare, enti bilaterali, formazione continua) costituisce condizione necessaria per l’utilizzo di tutti gli strumenti che il presente C.C.N.L. ha istituito per rispondere alle esigenze delle imprese in materia di mercato del lavoro e di gestione del rapporto di lavoro”. L’obbligatorietà di corrispondere tali somme in favore del fondo, a prescindere dall’appartenenza al sistema della rappresentanza dell’azienda che applica il CCNL, è ancora più evidente laddove le parti hanno previsto all’art. 23, comma 3, che “l’azienda che ometta il versamento dei contributi dovuti al sistema degli enti bilaterali, determinato nella misura di cui al presente articolo, rimane obbligata verso i lavoratori aventi diritto all’erogazione delle prestazioni assicurate dall’Ente bilaterale competente”. Appare quindi chiaro che anche nel caso della c.d. applicazione implicita del contratto collettivo (cioè l’applicazione del CCNL da parte di un’impresa che non aderisce alle associazioni sottoscriventi) il datore di lavoro resta obbligato nella corresponsione della contribuzione al fondo sanitario integrativo.

La questione circa l’obbligatorietà del versamento dei contributi mensili ai fondi sanitari integrativi, in particolare nel caso di applicazione implicita del CCNL, è stata sottoposta al Ministero del Lavoro più volte. In un primo momento, il Ministero aveva ritenuto non obbligatoria l’iscrizione all’ente bilaterale (cfr. circolari n. 4/2004, 40/2004 e 30/2005; v. anche risposta all’interpello del 21 dicembre 2006 prot. 25/SEGR/0007573) ciò in quanto la disciplina contrattuale ricadeva nella parte obbligatoria e non economica del contratto collettivo e quindi obbligava solo le parti sottoscriventi; ed anche per “coerenza con i principi e le disposizioni previste dalla Carta costituzionale in materia di libertà associativa e, segnatamente, di libertà sindacale negativa, nonché con i principi e le regole del diritto comunitario della concorrenza” (cfr. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circolare n. 43 del 15 dicembre 2010).

Successivamente, il Ministero ha parzialmente mutato opinione osservando che nella prassi contrattuale vi è una diversa ipotesi in cui la bilateralità va ricondotta alla parte economica del contratto e quindi anche nel caso di applicazione implicita del CCNL, il datore di lavoro è tenuto al versamento dei contributi al fondo. Precisa il Ministero che è diversa l’ipotesi in cui i contratti collettivi di lavoro “dispongano l’obbligatorietà non della iscrizione all’ente bilaterale, quanto il riconoscimento al prestatore di lavoro, per quei datori di lavoro che non vogliano aderire al sistema bilaterale, di analoghe forme di tutela (per esempio una assistenza sanitaria o una previdenza integrativa) anche attraverso una loro quantificazione in termini economici (…) In questa diversa ipotesi, l’obbligatorietà della tutela (…)va, infatti, correttamente riferita alla parte economico-normativa del contratto collettivo, avendo efficacia sul contenuto delle situazioni di diritto che regolano il rapporto individuale di lavoro tra l’impresa (…) e ciascuno dei propri dipendenti. Ciò del resto in coerenza con la funzione social-tipica della parte economico/normativa del contratto collettivo di realizzare ex artt. 3 e 36 Cost. – una disciplina uniforme dei rapporti individuali di lavoro di una determinata categoria o gruppo professionale” (cfr. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circolare n. 43 del 15 dicembre 2010). Secondo il Ministero, quindi, in questi casi, il lavoratore matura un diritto di natura retributiva; di conseguenza, anche se il datore di lavoro non appartiene al sistema di rappresentanza che ha sottoscritto il contratto, deve comunque garantire le prestazioni del fondo al lavoratore (sul punto v. anche circolari del Fondo Est n. 1/2010 e 3/2011).

La ricostruzione del quadro normativo ci induce a propendere per la seguente soluzione:

1) anche in caso di applicazione implicita del CCNL, la clausola di inscindibilità prevista dal contratto collettivo (art. 2, comma 3 del CCNL Pubblici Esercizi; cfr. art. 1316 cod. civ.) obbliga il datore di lavoro ad iscrivere il lavoratore al fondo;

2) le prestazioni sanitarie rientrano nella parte economica del contratto; quindi generano un diritto di natura retributiva del lavoratore, che ha degli impatti anche sul piano previdenziale dato che sulle somme da destinare al fondo si applica la contribuzione di solidarietà prevista dall’art. 9-bis D.l. n. 103/91.

La conseguenza del ragionamento esposto, tenuto conto anche dell’art. 1, comma 1175 della legge n. 296/2006 e dell’art. 36 della legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) secondo cui “nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi dallo Stato a favore di imprenditori che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata e nei capitolati di appalto attinenti all'esecuzione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l'obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona”, ci induce a propendere per un’interpretazione secondo cui qualora l’azienda voglia usufruire dei benefici contributivi deve applicare interamente il contratto collettivo del settore di riferimento.

In questo caso, l’Inps, qualora dovesse effettuare un accesso ispettivo, potrebbe accertare la violazione contrattuale e revocare tutti gli sgravi di cui ha usufruito l’impresa e non solo limitatamente a casi singoli, in quanto non si tratta di mere violazioni in merito all’applicazione del CCNL ma di violazioni che incidono sulla regolarità anche contributiva dell’impresa (poiché sulle somme devolute al fondo si versa il contributo di solidarietà). Si consiglia quindi di iscrivere il lavoratore al Fondo e di recuperare in busta paga le somme che sarebbero dovute essere parte della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.