Quesiti
trattamento malattia per dipendenti organizzazione sindacale
16 febbraio 2018 - terziario - CCNL applicato:commercio terziario

Per un ' organizzazione sindacale con CSC 70703 che applica il CCNL commercio, per la quale non è previsto il pagamento di alcuna indennità di malattia da parte dell' INPS, in tal caso è il datore di  lavoro che liquida interamente tutto il periodo  o  solo i giorni di carenza ?


Soluzione proposta:
Risponde l'esperto:

 Il quesito riguarda il mancato riconoscimento dell’indennità di malattia da parte dell’INPS per i dipendenti di una organizzazione sindacale con codice statistico previdenziale 70703 che applica il CCNL Terziario Confcommercio e il relativo obbligo, o meno, da parte del datore di lavoro di liquidare tutta la malattia o solamente i giorni di carenza. A tal fine si evidenzia quanto segue.

La normativa e la prassi in vigore stabiliscono che hanno diritto all’indennità giornaliera di malattia erogata dall’INPS i lavoratori con la qualifica di operai e impiegati del settore commercio, con esclusione dei dipendenti da partiti politici e associazioni sindacali. Vi è pertanto una esclusione nei confronti dei dipendenti di associazioni sindacali che, pertanto, non hanno diritto all’indennità di malattia posta a carico dell’INPS.

Le tabelle contributive INPS previste per le organizzazioni politiche e per i sindacati non includono il contributo per l’indennità di malattia, cosa che invece è previsto in misura pari al 2,44% per le aziende del settore commercio. Il tutto nel pieno rispetto del principio di corrispettività delle prestazioni previdenziali secondo il quale il lavoratore ha diritto ad una determinata prestazione previdenziale a fronte del versamento della relativa aliquota di finanziamento.

Il venire meno dell’indennità economica da parte dell’INPS non comporta però il venire meno alla tutela economica in caso di malattia del lavoratore. In mancanza infatti di indennità di natura previdenziale in caso di malattia, si rende necessario dare applicazione alla disciplina collettiva in materia di trattamento economico-normativo di malattia, così come avviene per altri settori come, per esempio, nel caso degli impiegati di aziende industriali.

Il contratto collettivo applicato dal datore di lavoro (Terziario Confcommercio) regolamenta l’istituto della malattia all’art. 176 secondo il quale “durante il periodo di malattia, previsto dall’articolo precedente, il lavoratore avrà diritto, alle normali scadenze dei periodi di paga:

a) ad una indennità pari al cinquanta per cento della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal quarto al ventesimo e pari a due terzi della retribuzione stessa per i giorni di malattia dal ventunesimo in poi, posta a carico dell’INPS ai sensi dell’art. 74 della legge 23/12/1978, n. 833, secondo le modalità stabilite, e anticipata dal datore di lavoro ai sensi dell’art. 1, Legge 29/2/1980, n. 33. L’importo anticipato dal datore di lavoro è posto a conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, secondo le modalità di cui agli artt. 1 e 2, Legge 29/2/1980, n. 33;

b) ad una integrazione dell’indennità a carico dell’INPS da corrispondersi dal datore di lavoro, a suo carico, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:

1) 100% (cento per cento) per primi tre giorni (periodo di carenza);

2) 75% (settantacinque per cento) per i giorni dal 4° al 20°;

3) 100% (cento per cento) per i giorni dal 21° in poi della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto.

Sulla base delle disposizioni contrattuali, si ritiene pertanto che il datore di lavoro deve riconoscere l’indennità di malattia totalmente a suo carico e non con riferimento alla sola carenza. L’indennità pertanto sarà da riconoscere sulla base delle percentuali sopra indicate tali da garantire al lavoratore la retribuzione giornaliera netta cui avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto.

Non si ritiene applicabile il comma, sempre previsto dall’art. 176 del CCNL in questione, secondo il quale “le indennità a carico del datore di lavoro non sono dovute se l’INPS non corrisponde per qualsiasi motivo l’indennità di cui alla lettera a) del presente articolo; se l’indennità stessa è corrisposta dall’INPS in misura ridotta, il datore di lavoro non è tenuto ad integrare la parte di indennità non corrisposta dall’istituto”.

A parere di chi scrive, questa specifica disciplina trova applicazione in tutti quei casi in cui l’indennità di malattia di competenza INPS non viene erogata per situazioni particolari e specifiche (quali, a titolo di esempio, per i giorni non comprovati da idonea certificazione sanitaria, per inesatta o incompleta indicazione dell’indirizzo del lavoratore tale da non consentire la visita di controllo, per i giorni di ritardo dell’invio della certificazione medica, durante il periodo in cui il lavoratore usufruisce dell’indennità di Cigo o Cigs, per le eventuali assenze alle visite mediche di controllo, etc.).

È infine da sottolineare un ultimo aspetto non di secondaria importanza: il mancato riconoscimento dell’indennità di malattia secondo quanto previsto dal contratto collettivo applicato potrebbe configurare una violazione del dettato costituzionale di cui all’art. 38, comma 2, della Costituzione, secondo il quale “i lavoratori hanno diritto a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria”.