Quesiti
INDENNITA' AL CONSULENTE PER MANCATO PREAVVISO RECESSO DEL CLIENTE
03 giugno 2018 - LAVORO AUTONOMO - CCNL applicato:NESSUNO

UNA SRL MIA CLIENTE E' STATA ACQUISITA DA UNA MULTINAZIONALE CHE HA UN PROPRIO REPARTO CHE GESTISCE L'AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE. IL NUOVO PROPRIETARIO MI HA QUINDI COMUNICATO LA REVOCA DEL MIO MANDATO PROFESSIONALE SENZA DARMI IL PREAVVISO DI TRE MESI INDICATO SUL CONFERIMENTO D'INCARICO PROFESSIONALE (CONTINUATIVO) STIPULATO PER ISCRITTO.  DEVO ANCORA FATTURARE I COMPENSI CHE MI SPETTANO PER LE ULTIME PRESTAZIONI EFFETTUATE ED INOLTRE HO INTENZIONE DI RICHIEDERE IN PARCELLA AL CLIENTE LA SOMMA A TITOLO DI PENALE DA LUI DOVUTA E PREVISTA DAL CONTRATTO STIPULATO PARI A TUTTI GLI ONORARI DOVUTI FINO ALL'ORDINARIO TERMINE DI SCADENZA. SI CHIEDE COME DOVRA' ESSERE INDICATA IN PARCELLA TALE SOMMA E SE ANDRA' ASSOGGETTATA AL CONTRIBUTO INTEGRATIVO E ALLA RITENUTA D'ACCONTO PUR TRATTANDOSI DI UNA INDENNITA' RISARCITORIA.

 


Soluzione proposta:

NESSUNA

Risponde l'esperto:

Un'azienda è stata acquisita da una multinazionale, che a sua volta ha un proprio reparto che gestisce l'amministrazione del personale. Il nuovo proprietario ha quindi comunicato al consulente del lavoro la revoca del mandato professionale senza dare il preavviso di tre mesi indicato nel contratto di conferimento d'incarico professionale (continuativo) stipulato per iscritto. Il consulente deve ancora fatturare i compensi che gli spettano per le ultime prestazioni effettuate ed inoltre ha intenzione di richiedere in parcella al cliente la somma a titolo di penale da lui dovuta e prevista dal contratto stipulato. Il contratto prevede delle precise modalità di recesso che, se disattese, il cliente “dovrà corrispondere al professionista, a titolo di penale, una somma di denaro pari a tutti gli onorari dovuti fino all’ordinario termine di scadenza del contratto al momento del recesso, calcolati in base alla media aritmetica dei compensi corrisposti negli ultimi 6 mesi”. Nel contratto è previsto che la scadenza dello stesso è fissata al 30 giugno di ogni anno, con rinnovo automatico annuale se non c'è disdetta almeno 3 mesi prima (“Ciascuna delle due parti può escludere il rinnovo tacito comunicando all’altra parte la propria volontà a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento con un preavviso di mesi tre da computarsi a ritroso dalla scadenza naturale”). In tale situazione, il consulente si chiede:

a) a quanto ammonta l’importo della penale;

b) se sottoporre l’eventuale somma corrisposta a titolo di penale contrattuale a Iva.

Rispetto al calcolo dell’importo dovuto, si osserva quanto segue. Il contratto prevede delle precise modalità di recesso: la parte che vuole far cessare il vincolo contrattuale ed escludere il rinnovo tacito – che avviene il 30 giugno di ogni anno – deve comunicare alla controparte con una lettera raccomanda con avviso di ricevimento tale volontà, con un preavviso di almeno tre mesi a partire dal 30 giugno. Di conseguenza, entro il 31 marzo, la parte deve necessariamente inviare una lettera nella quale dichiara che vuole liberarsi dal vincolo contrattuale. Se questo non avviene, il cliente dovrà corrispondere al professionista una penale pari a tutti gli onorari dovuti dal giorno del recesso fino all’ordinario termine di scadenza, calcolati facendo una media aritmetica dei compensi percepiti negli ultimi sei mesi. In tale quadro, appare chiaro che il cliente dovrà – oltre al versamento dei compensi per le ultime prestazioni svolte – versare i compensi che il consulente del lavoro avrebbe dovuto percepire dal giorno in cui ha ricevuto, a voce, la dichiarazione di voler recedere dal contratto fino alla naturale scadenza di esso, che nel caso non è il 30 giugno 2019, bensì il 30 giugno 2018. Infatti, il recesso non è stato comunicato, da come si evince dai fatti esposti, dopo o in concomitanza del 30 giugno 2018, giorno in cui il contratto, se non disdetto, si rinnova automaticamente. Ma è stato comunicato, seppure senza rispettare il preavviso, prima della data fissata per il rinnovo tacito automatico (30 giugno 2018). La norma contrattuale, in sostanza, mira a tutelare il consulente dal mancato rispetto dei tre mesi di preavviso, che se disattesi comunque garantisce al professionista il compenso fino alla scadenza annuale pattuita. La penale quindi darà pari alla somma ottenuta da una media aritmetica dei compensi percepiti dal professionista dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

Rispetto al tema dell’assoggettamento all’Iva della penale contrattuale, si osserva quanto segue. L’art. 1, D.P.R. n. 633/1972 stabilisce che l’Iva deve essere applicata alle cessioni di beni e prestazioni di servizi, di cui all’art. 2 e 3 del decreto stesso. Al comma 1 dell’art. 3, tra le prestazioni di servizi, rilevanti Iva, vengono richiamate tra l’altro, le “obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”. L’art. 13, D.P.R. n. 633/1972, stabilisce che “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e il debito o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente”. In deroga a tale regola generale, tuttavia, l’art. 15, D.P.R. n. 633/1972 puntualizza che non concorrono a formare la base imponibile le somme “dovute a titolo di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente” (art. 15, comma 1, n. 1) e quelle “addebitate al cedente o prestatore a titolo di penalità per ritardi o altre irregolarità nella esecuzione del contratto” (art. 15, comma 2).

Tali somme, infatti, pur venendo addebitate alla controparte, non integrano una vera e propria controprestazione per la cessione di un bene o per la prestazione di un servizio. Quindi, le somme dovute a un soggetto passivo di imposta a titolo di indennizzo, per volontà delle parti:

1) sono rilevanti ai fini Iva, se sono corrispettivi contrattualmente dovuti per una cessione di beni o per una prestazione di servizi;

2) non lo sono, se viene meno il presupposto oggettivo e se si tratta di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi contrattuali da parte del cessionario/committente ovvero del cedente/prestatore.

Per comprendere in concreto la distinzione, segue una rassegna di casistiche, oggetto di approfondimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, per comprendere quando la penale vada o non vada assoggettata ad Iva. Ad esempio, non è rilevante ai fini Iva la penale prevista contrattualmente, a seguito del ritardo nella consegna di alcuni documenti. Qualora la penale per la ritardata consegna fosse stata specificatamente prevista da contratto, con anche una quantificazione in ragione dei giorni di ritardo, essa rivestirebbe una funzione prevalentemente sanzionatoria. Dunque, le somme corrisposte a tale titolo, non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma hanno una funzione punitivo-risarcitoria. Conseguentemente esse sono escluse dall’ambito di applicazione dell’Iva, per mancanza del presupposto oggettivo (si veda la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, 23 aprile 2004, n. 64/E).

Così, le indennità giornaliere per la ritardata resa delle bombole del gas costituiscono un indennizzo dovuto dal cessionario per il ritardo nell’adempimento di una sua obbligazione, e quindi non soggette a Iva ai sensi dell’art. 15, comma 1, n. 1, D.P.R. n. 633/1792, in quanto non si tratta di un corrispettivo di una prestazione di servizi o di una cessione di un bene (si veda la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, 11 novembre 1975, n. 504603).

È, invece, corrispettivo per “obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte” la somma corrisposta ai Comuni dai gestori subentranti nel servizio idrico a titolo di rimborso delle passività pregresse, precedentemente a carico del gestore uscente. Si tratta di somme riferibili al fatto che il Comune conceda in uso al gestore, per tutta la durata dell’affidamento, i beni, le opere e gli impianti necessari all’erogazione dl servizio (si veda la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, 11 ottobre 2010, n. 104/E).

Le indennità per l’occupazione di un immobile, da parte del locatario per il periodo successivo al termine del contratto di locazione, è anch’essa soggetta ad Iva, qualora il proprietario dell’immobile, una volta finita la locazione, al fine di dirimere eventuali contenziosi, concordi con apposito atto di transazione un'indennità per l’occupazione extracontrattuale dell’immobile; tale importo sarebbe ivato, in quanto vi è la volontà delle parti di proseguire il rapporto contrattuale e, quindi, l’occupazione dell’immobile per il periodo successivo alla prima scadenza contrattuale non è da considerare senza titolo (si veda la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, 14 febbraio 1997, n. 27/E). Se non viene posta in essere attività di sfratto, né azioni dirette alla restituzione dell’immobile, che farebbero propendere per l’occupazione dell’immobile, contro la volontà del locatore, la penale viene assoggettata a Iva; in caso contrario, quando vengono adottate misure per la liberazione coatta dell’immobile, ecco che l’obbligazione pecuniaria ha natura e funzione risarcitoria, e dunque sfugge all’ambito di applicazione dell’Iva.

Concludendo, il consulente, atteso il comportamento del cliente non conforme al contratto, potrà pretendere il pagamento degli onorari pregressi e della penale contrattuale, pari alla media aritmetica dei compensi percepiti dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2018. Potrà, inoltre, non sottoporre la somma al pagamento dell’Iva, in quanto tali somme rientrano nell’art. 15 del D.P.R. n. 633/1972 e quindi vanno esentate dall’imponibile.