Quesiti
Sgravio INPS triennale
20 giugno 2018 - Industria - CCNL applicato:Legno e Arredamento Industria

In data 15/07/2015 un'azienda ha assunto con contratto a tempo indeterminato un dipendente usufruendo dello sgravio triennale INPS previsto dall'articolo 1 commi 118-124 della legge 23 dicembre 2014.

Il dipendente assunto non risulta essere stato occupato in rapporti a tempo indeterminato presso altri datori di lavoro nei 6 mesi precedenti la data di assunzione né risulta aver usufruito del beneficio in relazione a precedenti assunzioni a tempo indeterminato.

Ha avuto invece un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con lo stesso datore di lavoro conclusosi in data 15/10/2014 quindi nei tre mesi precedenti l'entrata in vigore della legge di stabilità (1/10/2014 - 31/12/2014) per effetto di dimissioni rassegnate in data 23/09/2014.

Trattandosi di causa ostativa alla fruizione dei benefici l'aver intrattenuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con lo stesso datore di lavoro nei 3 mesi precedenti l'entrata in vigore della legge che ha introdotto i benefici l'INPS ha effettuato il recupero degli sgravi fruiti.

In sede di ricorso amministrativo il datore di lavoro ha sostenuto che le dimissioni volontarie rassegnate dal lavoratore in data 23/09/2014 (quindi al di fuori dei 3 mesi precedenti l'entrata in vigore della legge) si configurano come un atto unilaterale recettizio produttivo di effetti giuridici per il semplice fatto di essere giunto a conoscenza del destinatario  (ex plurimis Corte di Cassazione 8 giugno 2017 n. 14321).

L'effetto risolutivo del rapporto si verifica pertanto con la consegna della lettera di dimissioni mentre il preavviso, senza nulla togliere all'effetto risolutivo del rapporto, ne posticipa solo i suoi effetti.

Recesso e preavviso sono quindi due distinti istituti coordinati dall'articolo 2118 del codice civile, il primo istituto pone fine al rapporto mentre il secondo ne attenua le conseguenze.

Si aggiunga che l'INPS, nella circolare n. 17 del 29 gennaio 2015 afferma che la causa ostativa alla fruizione dei benefici per i rapporti a tempo indeterminato intrattenuti nei 3 mesi precedenti è stata introdotta "all'evidente scopo di prevenire comportamenti elusivi della finalità della norma posti in essere nel corso del suo periodo di gestazione al solo scopo di conseguire illegittime riduzioni del costo del lavoro o di precostituzione artificiosa dei presupposti per l'applicazione del beneficio"

Ci si chiede come delle dimissioni volontarie rassegnate al di fuori del periodo di gestazione della norma possano avere natura di comportamenti elusivi o di precostituzione artificiosa dei rapporti.

l'INPS ha comunque rigettato il ricorso sostenendo che nel periodo 01/10/2014 - 31/12/2014 il lavoratore risultava in costanza di rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il medesimo datore di lavoro.

Si chiede se possano esserci i presupposti per un'impugnazione del provvedimento di recupero dello sgravio o se diversamente la tesi sostenuta dall'INPS debba essere avvallata.


Soluzione proposta:

Se guardiamo all'interpretazione letterale della norma il rapporto era in essere nei tre mesi precedenti l'entrata di vigore della legge (ancorché fossero intervenute le dimissioni in periodo antecedente) e quindi potrebbe essere accolta la tesi dell'INPS.

Se guardiamo all'interpretazione del precetto normativo  cercando di cogliere la volontà del legislatore (ratio legis) non possiamo non rilevare come le dimissioni volontarie rassegnate (per gravi motivi familiari) in periodo antecedente al periodo di garanzia individuato dalla legge (1/10/2014 - 31/12/2014) non possano costituire né un comportamento elusivo né una precostituzione artificiosa dei presupposti per l'applicazione del beneficio.

Peraltro ignorare le dimissioni signicherebbe disconoscere la natura giuridica dell'atto di recesso ed il suo effetto estintivo che opera nel momento in cui la dichiarazione del lavoratore giunge a conoscenza del datore di lavoro.

Risponde l'esperto:

Il fatto

Il 15 luglio 2017 un’azienda ha assunto un dipendente con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato usufruendo dei benefici contributivi di cui all’art. 1, comma 118 e ss. della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Tuttavia, l’Inps, nei mesi successivi ha revocato i benefici di cui ha goduto l’impresa poiché risultava che tra il lavoratore e l’impresa era intercorso già un rapporto di lavoro, conclusosi il 15 ottobre 2014 per effetto delle dimissioni rassegnate da parte del lavoratore il 23 settembre 2014. Il consulente intende comprendere se, con riferimento al quadro normativo di riferimento, la revoca dei benefici sia legittima o meno.

Il quadro normativo di riferimento e la prassi amministrativa

L’art. 1, comma 118 della legge n. 190/2014 prevede che “al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, e con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, decorrenti dal 1º gennaio 2015 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2015, è riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, ferma restando l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l'esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua. L'esonero di cui al presente comma spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni di cui al primo periodo, con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro, e non spetta con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio di cui al presente comma sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato”. La circolare dell’Inps del 29 gennaio 2015, n. 17 ha chiarito, inoltre, che il diritto alla fruizione dell’incentivo finalizzato a favorire l’assunzione risulta subordinato al rispetto anche dei principi da ultimo sistematizzati attraverso la legge n. 92 del 2012 (cfr. circolare dell’Inps n. 137/2012). Con riferimento alla fattispecie in questione, per quanto riguarda i principi stabiliti dalla legge n. 92 del 2012, l’esonero contributivo di cui si tratta non spetta ove “l’assunzione riguarda lavoratori licenziati, nei sei mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che, alla data del licenziamento, presentava elementi di relazione con il datore di lavoro che assume, sotto il profilo della sostanziale coincidenza degli assetti proprietari ovvero della sussistenza di rapporti di controllo o collegamento. Detta condizione di esclusione si applica anche all’utilizzatore del lavoratore somministrato” (cfr. 4, comma 12, lettera d).

Conclusioni

Alla luce del quadro normativo analizzato, è possibile notare che la circolare dell’Inps n. 17/2015 richiama l’applicazione dei principi generali stabiliti dalla legge n. 92/2012 per la fruizione degli incentivi secondo cui i benefici contributivi non possono essere riconosciuti nel caso in cui l’assunzione riguardi lavoratori licenziati nei sei mesi precedenti. Dunque, dovrebbe sussistere un licenziamento, che nei fatti è la modalità di recesso dal contratto di lavoro esercitata dal datore di lavoro, per impedire la fruizione del beneficio; ma non le dimissioni, che rappresentano l’altra faccia del diritto del recesso, che spettano al lavoratore. In base ai principi dell’art. 4, comma 12 della legge n. 92/2012, astrattamente sarebbe possibile godere dei bonifici, nel caso di specie. Tuttavia, la lettera della legge di stabilità (cfr. art. 1, comma 118, legge n. 190/2014) sembra essere molto più vaga, a tal punto da contemplare anche l’ipotesi delle dimissioni. Infatti, il comma 118 prevede che il beneficio non trova applicazione per le assunzioni relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro. La norma fa riferimento ad un semplice stato di occupazione, a prescindere se questo sia stato interrotto dalle dimissioni o da un licenziamento. Quindi, in tale ipotesi, il recupero dello sgravio da parte dell’Istituto sembrerebbe conforme alla lettera della legge. Il fatto che le dimissioni siano sopraggiunte tre mesi prima dell’entrata in vigore della legge non rileva poiché da una parte, la legge riconosce benefici per le assunzioni che si verificano tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2015; dall’altra, chiarisce che i benefici non sono riconosciuti ai lavoratori che nei sei mesi precedenti, quindi dal 1° luglio 2014 al 31 dicembre 2014, siano risultati in forza presso qualsiasi datore di lavoro, quindi compresa anche l’azienda presso la quale il lavoratore ha presentato le dimissioni.