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LAVORO DOMESTICO: ESCLUSIONE DAL DIVIETO DI PAGAMENTO DELLE RETRIBUZIONI IN CONTANTI
22 giugno 2018 - LAVORO DIPENDENTE - CCNL applicato:LAVORO DOMESTICO

Buongiorno,

Vi chiedo, cortesemente, quanto segue.

Il comma 913 dell’art. 1 della Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (Legge di Bilancio 2018) dispone che i rapporti di lavoro esclusi dal divieto al pagamento in contanti delle retribuzioni sono anche quelli di cui alla Legge n. 339 del 2 aprile 1958 (rapporti di lavoro con colf, badanti e baby sitter) e quelli comunque rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Ciò nonostante un articolo di Fiscal Focus n. 104 del 31 maggio 2018 riporta nel rettangolo in fondo alla pagina a destra che dall’obbligo di pagamento delle retribuzioni con mezzi tracciabili sono esclusi “badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro…..”.

Dalla lettura di questo articolo di Fiscal Focus sembrerebbe che:

- l’operatività dell’esclusione dall’obbligo in questione è limitata solo ai casi in cui badanti e colf lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro;

- mentre per colf e badanti che lavorano meno di n. 4 ore giornaliere vi è l’obbligo di pagamento delle retribuzioni con mezzi tracciabili perché non opera l’esclusione prevista dal comma 913.

La domanda pertanto è la seguente.

L’esclusione dell’obbligo di pagamento delle retribuzioni con mezzi tracciabili opera per tutti i rapporti di lavoro domestico qualunque sia l’orario di lavoro giornaliero del dipendente oppure opera solo per badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro???

In attesa di Vs. cortese risposta, ringrazio anticipatamente per la Vs. disponibilità e attenzione e porgo cordiali saluti.

Soluzione proposta:
Risponde l'esperto:

La Legge di Stabilità per il 2018 (L. n. 205/2017) ha introdotto delle novità rilevanti in materia di corresponsione della retribuzione. Per comprendere la portata innovativa di tali previsioni di legge, è necessario analizzare le disposizioni di pertinenza. L’art. 1 della legge n. 2015/2017, al comma 910 prevede che “a far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; b) strumenti di pagamento elettronico; c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L'impedimento s'intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni”. I rapporti di lavoro interessati da questa disposizione vengono individuati dal legislatore. Infatti, al comma 912 viene specificato che “per rapporto di lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all'articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142”. Inoltre, il comma 912 stabilisce chela firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione”. Il comma 912, quindi, fisserebbe una regola generale, inglobando nella definizione di “rapporto di lavoro” quelli riconducibili all’art. 2094 cod. civ., all’art. 409 c.p.c. così come interpretato in via autentica dal legislatore all’art. 15 della legge n. 81/2017, nonché i rapporti di collaborazione di cui all’art. 2 del d.lgs. n. 81/2015. Infine, anche i rapporti di lavoro instaurati dalle società cooperative sono soggetti all’applicazione dell’art. 1, comma 910 della legge 205/2017.

Tuttavia, il comma 913 fissa delle eccezioni alla regola generale (art. 1, comma 910), prevedendo che “le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339, né a quelli comunque rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”. 

Quindi il legislatore ha previsto che ai rapporti di lavoro nell’ambito della pubblica amministrazione e al lavoro domestico non si applica la regola di cui all’art. 1, comma 910, legge n. 205/2017.

Il consulente vorrebbe comprendere se l’esclusione del lavoro domestico dal campo di applicazione del comma 910 sussista a prescindere dall’orario giornaliero di lavoro oppure se questa trovi applicazione solo nei casi previsti dalla legge n. 339/1958. Infatti, l’art. 1, comma 1 della suddetta legge definisce il campo di applicazione delle disposizioni in essa contenute limitatamente “ai rapporti di lavoro concernenti gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura. S'intendono per addetti ai servizi personali domestici i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche”. Leggendo quindi in combinato disposto l’art. 1, comma 913 della legge n. 205/2017 e l’art. 1, comma 1 della legge n. 339/1958, sembrerebbe che per i rapporti di lavoro domestico superiori o pari a 4 ore giornaliere non troverebbe applicazione la disposizione contenuta nell’art. 1, comma 910 della legge n. 205/2017. Tuttavia, l’art. 1, comma 913 precisa che il lavoro domestico preso in considerazione non è solo quello disciplinato dalla legge n. 339/1958 ma anche quello rientrante “nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”. Le disposizioni di legge vanno quindi integrate necessariamente con le disposizioni pattizie. Il contratto collettivo di riferimento (cfr. CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico sottoscritto da Assindatcolf e dalle organizzazioni sindacali Federcolf, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil) prevede all’art. 1, comma 2 che “il contratto si applica ai prestatori di lavoro, anche di nazionalità non italiana o apolidi, comunque retribuiti, addetti al funzionamento della vita familiare e delle convivenze familiarmente strutturate, tenuto conto di alcune fondamentali caratteristiche del rapporto” e che “la durata normale dell’orario di lavoro è quella concordata fra le parti” (art. 15, comma 1 del CCNL), fatte salve le relative eccezioni (art. 15, comma 2 del CCNL). La disposizione del contratto collettivo quindi consente di stabilire anche una durata inferiore alle 4 ore (la cui potestà in materia gli viene conferita dalla legge; cfr. d.lgs. n. 66/2003). Alla luce di quanto detto, richiamando l’art. 1, comma 913 della legge n. 205/2017 anche i rapporti di lavoro domestico disciplinati dal CCNL sopra citato, devono ritenersi esclusi dall’obbligo di cui all’art. 1, comma 910 i rapporti di lavoro domestico anche inferiori alle 4 ore.