Rassegna stampa
Tumore da telefonino, è malattia professionale
21 aprile 2017 - stampa - ItaliaOggi

Tumore da telefonino, è malattia professionale

L'Inail dovrà risarcire un ex dipendente della Telecom ammalatosi di neurinoma dell'acustico, un tumore benigno ma invalidante, causato dall'utilizzo prolungato del telefono cellulare. Lo ha deciso, in primo grado, il tribunale di Ivrea con la sentenza n. 96 del 30 marzo 2017, che riconosce il legame tra tumore cranico e uso del cellulare. Il lavoratore per 15 anni, dal 1995 al 2010, ha utilizzato il telefono cellulare messogli a disposizione dall'azienda, anche per 3-4 ore al giorno. Fino a quando inizia ad avvertire disturbi a un orecchio che dopo ripetuti controlli medici risultano causati da un neurinoma dell'acustico, carcinoma benigno ma che necessita di essere asportato. L'intervento avviene nel 2011: i medici rimuovono il neurinoma, ma anche il nervo acustico, con la conseguente perdita di udito dall'orecchio destro. Un danno biologico permanente del 23%, come stabilito dal giudice del lavoro Luca Fadda, che si è basato su una consulenza tecnica d'ufficio e ha condannato l'Inail a versare al lavoratore un vitalizio da malattia professionale, quantificabile in circa 500 euro al mese. «Con il caso deciso dal tribunale di Ivrea», hanno spiegato i legali della vittima Renato Ambrosio e Stefano Bertone, «è la prima volta che, fin dall'inizio, la giustizia italiana riconosce la piena plausibilità dell'effetto oncogeno delle onde elettromagnetiche dei cellulari. Effetto già riconosciuto sin dal 2011 dalla Iarc (International agency for research on cancer) che includeva le onde dei cellulari e dei cordless fra i possibili cancerogeni».

«A oggi non c'è un rapporto causa-effetto accertato che indichi che l'uso del telefono cellulare aumenta il rischio di cancro», ha però commentato Carmine Pinto, presidente dell'Aiom, l'associazione italiana di oncologia medica». «In 20 anni la letteratura scientifica non ha prodotto evidenze certe sulla correlazione tra cellulari e cancro, ci sono diversi studi contraddittori, non esaustivi». Il punto, ricorda l'oncologo, è che i cellulari emettono campi elettromagnetici a bassa frequenza, e «su questi campi non ci sono studi completi. Non ci sono prove che anche basse frequenze riescano a influire sui neuroni tanto da provocare un cancro cerebrale. «Anche perché», conclude, «dal momento che l'irradiamento di questo tipo di campi è molto tenue, ci vogliono 30 anni per poter valutare in maniera attendibile i possibili effetti sul cervello».

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