Rassegna stampa
Conti pubblici a rischio
21 aprile 2017 - stampa - ItaliaOggi
L'analisi dell'Ancl sulle scelte economico-finanziarie del governo

Conti pubblici a rischio

In bilico le entrate derivanti dalla manovra
 di Stefano Camassa* *Ufficio di presidenza Ancl Su 

Il Governo tenta di fare quadrare i conti pubblici, come chiesto dall'Europa, estraendo dal cilindro due pannicelli caldi. Si tratta dell'estensione, innanzitutto, della platea soggetta allo split payment. Sono incluse tutte le amministrazioni pubbliche, nonché a tutte le imprese che sono controllate dallo Stato o dagli Enti territoriali, nonché le 40 imprese componenti il paniere denominato Ftse Mib. Tra i fornitori vengono inseriti anche i professionisti, gli agenti e gli intermediari che già subiscono la ritenuta d'acconto. Il secondo intervento consiste nella stretta sulle compensazioni fiscali, per le quali si prevede di richiedere il visto di conformità per i crediti che superano il limite di 5 mila euro contro gli attuali 15 mila. La manovrina pretenderebbe di trovare così le risorse per evitare gli strali di Bruxelles. Può essere che raggiunga questo obiettivo. C'è da chiedersi però se questo è quanto debba perseguire un governo. Perché evitare le sanzioni, senza rilanciare l'economia, senza colpire l'evasione e senza contenere la spesa pubblica, ma, anzi, forse aggravando questi problemi, non serve a nessuno. Soprattutto non serve a colpire il fardello che portano in spalla i cittadini italiani nonché i discendenti fino alla settima generazione: il debito pubblico. Andando con ordine: lo split payment, allargando la platea dei soggetti obbligati, costringerà alcune p.a. ad attrezzarsi, con risorse di mezzi e di persone (da trovare, per altro, già formate), per fronteggiare i nuovi adempimenti. E se non ci dovessero riuscire? Una cosa sarà fatta di sicuro. Ai fornitori non sarà corrisposta l'Iva. Ma l'Iva raggiungerà le Casse erariali? Perché se così non dovesse essere, si genererebbe un'evasione di Stato. Sicuramente sarà ridotto il circolante, il che non è esattamente una trovata geniale in epoca di stagnazione. Sicuramente subiranno un trattamento iniquo i soggetti che già subiscono una ritenuta alla fonte ai fini delle imposte dirette, in primis i professionisti, specie se hanno il loro core business incentrato nei rapporti con la p.a. (si pensi soprattutto a ingegneri e architetti, ma anche ad alcuni veterinari). Si salveranno i professionisti del settore sanitario che agiscono in esenzione di Iva. Anche meno efficace potrebbe rivelarsi la stretta sulle compensazioni fiscali. A meno di non pensare che tutte le compensazioni sotto i 15 mila euro siano fasulle e che lo spauracchio del visto di conformità fermi il popolo della compensazione inesistente. Forse quello che manca è il coraggio. Per dare una stretta all'evasione Iva (che certamente è una triste realtà) forse si sarebbe potuto pensare ad un generalizzato regime di inversione contabile nell'ambito B2B, lasciando l'applicazione dell'imposta al solo settore B2C. Con la conseguenza di ridurre il numero delle transazioni da controllare. Ma anche tagliando il monte degli adempimenti a carico di imprese e professionisti. Alla scarsa efficacia delle misure si accompagna, invece, un sovraccarico di oneri in capo agli esercenti attività economiche (ma anche pubblici servizi) che dovrebbero delegarle ai professionisti. Che dovrebbero riuscire a ottenere un compenso per tali maggiori oneri. E se non riuscissero a farsi pagare per tali nuovi adempimenti? Potranno sempre consolarsi per il fatto che non ci rimetteranno l'Iva.

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