Rassegna stampa
Mamma, ho perso la scrivania ecco la moda dell’ufficio itinerante
21 aprile 2017 - stampa - La Repubblica

 Sempre più aziende italiane scelgono desk condivisi e ambienti flessibili Servono a risparmiare spazio e rendere più efficiente e dinamico il lavoro
Mamma, ho perso la scrivania ecco la moda dell’ufficio itinerante

FILIPPO SANTELLI

ROMA.
Da oggi, entrando nel nuovo quartier generale di Roma, i 3.500 dipendenti di Bnl non troveranno più la scrivania. Recupereranno il pc portatile dal loro armadietto e prenderanno posto a un tavolo, quello serve sempre. Solo che non sarà più il loro spazio riservato, ma un desk condiviso. Poi, a seconda delle esigenze, potranno spostarsi in sala riunioni, nel salottino per le chiamate o in caffetteria. «Abbiamo cambiato la concezione dell’ufficio, rendendolo diffuso, aperto», spiegano da Bnl il senso dello scintillante edificio del quartiere Tiburtino, costato 300 milioni. E la cui vittima simbolica è lei: la cara vecchia scrivania. Quella con sopra scartoffie e foto dei bimbi. Quella dove generazioni di colletti bianchi planavano sicure alle 8, fulminando chi avesse avuto l’ardire di occuparla.
Conviene abituarsi però, la direzione è segnata. Almeno nel mondo dei servizi, spiega Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, la vecchia postazione multiuso, isoletta in un mare open space, non funziona più. Resta occupata al massimo il 60% del tempo: «Una falsa efficienza, perché ogni “C”, ogni attività fondamentale del lavoro intellettuale, collaborazione, comunicazione, concentrazione e creatività, richiede un ambiente diverso ». Così tre grandi imprese italiane su dieci, per 250 mila lavoratori, hanno già adottato lo “smart working”, tempi e luoghi di lavoro flessibili. E di queste quattro su dieci lo hanno declinato in uno “smart building”, l’ufficio intelligente. Da Microsoft a Unicredit, da American Express a Boston Consulting.
Si insegue l’efficienza, chiamiamolo pure risparmio: è possibile ridurre fino al 30% i metri quadrati utilizzati. A Modena Tetrapak usa pareti mobili per riconfigurare gli spazi secondo necessità.
Ma la scommessa è che anche l’umore dei lavoratori ne esca ristrutturato. «Qualche rinuncia c’è, per esempio ad avere sulla scrivania gli oggetti personali», dice Francesco Guidara, a capo del marketing in Italia di Boston Consulting, che da un anno si è trasferita a Milano in una nuova sede con vista Piazza Duomo. E ha adottato la clean desk policy: quando ci si alza il tavolo va lasciato immacolato, con buona pace di Einstein e della sua leggendaria scrivania sommersa di carte. «Ma le reazioni tra i nostri 300 colleghi sono state positive». Tutto sta dentro il pc che si può appoggiare ovunque, sale comuni, terrazze, sale giochi. Ogni piano ha le sue stampanti. Una app permette di riservare spazi e tavoli, anche quelli che si sollevano per lavorare in piedi, ultima tendenza nell’epoca della post scrivania: «I benefici per la salute sono dimostrati - spiega Guidara – molti lavorano seduti la mattina e in piedi nel pomeriggio».
In settori come la consulenza, abituati al lavoro ramingo, è semplice. Per rassicurare altri e più stanziali impiegati ci vuole invece formazione. Educare a uno spazio che va usato come uno strumento: «C’è stata una fase di sperimentazione – dicono da Bnl – e una volta trasferiti ce ne sarà una di accompagnamento per abituare le persone a un modo di lavorare più dinamico». Il rischio, altrimenti, è che ognuno si accaparri una scrivania al giorno uno e non la molli più fino alla pensione. A ben pensarci però la privacy se n’era già andata con l’open space. Anzi, questi nuovi uffici cercano di ricostruirla, creando spazi di intimità per telefonate o concentrazione. Nella sede londinese di Plantronics, società di elettronica, chi ci entra non può essere disturbato per un’ora, neanche dal capo. Di più, l’obiettivo è un ufficio abitabile, più simile a casa, vedere l’orto di Unicredit o le postazioni Playstation di Cisco. Mica solo arredamento, spiega Corso, ma una nuova cultura del lavoro: «Il messaggio al dipendente è “mi fido di te, perché ti valuto in base ai risultati”». Chissà che a fine giornata la scrivania non ci manchi poi tanto.