Rassegna stampa
Draghi: la crisi è alle spalle, ripresa solida
19 maggio 2017 - stampa - Corriere della Sera
BERLINO Mario Draghi ieri ha certificato che, anche dal suo punto di vista, in Europa la stagione è cambiata. In economia e in politica. In un discorso all’Università di Tel Aviv, dove ha ricevuto un dottorato honoris causa, ha gettato le basi argomentative di quella che sarà nei prossimi mesi la graduale riduzione dello stimolo monetario nell’eurozona. La ripresa economica in corso e la vittoria elettorale di Emmanuel Macron — non citata ma chiaramente indicata — sono i due poli tra i quali si è mosso.
 
«La crisi è dietro di noi — ha affermato — la ripresa nell’area euro è resiliente ed è sempre più ampia nei Paesi e nei settori». Ha spiegato che la domanda interna, supportata dalla politica monetaria, è l’ossatura delle ripresa, che oggi ci sono nell’eurozona cinque milioni di posti di lavoro in più che nel 2013 e che «anche le prospettive economiche globali stanno migliorando e i rischi al ribasso stanno moderandosi».
 
Detto questo, è passato a una parte più politica ma che influenza gli scenari di cui deve tenere conto la Banca centrale europea. «Oggi possiamo sentire un’onda di energia crescente nella domanda di azione europea comune — ha detto indirettamente riferendosi al risultato delle elezioni francesi —. L’Unione Europea e l’euro hanno sempre avuto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei ma, spesso, si sentiva solo l’opposizione vocale a essi. Ora, questa maggioranza silenziosa ha riconquistato la sua voce, il suo orgoglio e la sua fiducia. Solo lavorando assieme, le nazioni dell’Europa possono superare le sfide. L’opportunità di progresso è reale».
 
Molto rimane da fare per completare l’architettura dell’Unione monetaria, ha detto, e vanno realizzate le riforme strutturali. Ma le sfide vanno oltre. «Riguardano la sicurezza, le migrazioni, la difesa e in genere tutte quelle che possono essere affrontate solo mettendo in condivisione la sovranità».
 
Draghi non ha ovviamente dato indicazioni sulle prossime scelte di politica monetaria. Ma è chiaro che gli orizzonti economico e politico indicano che la fase dell’emergenza è finita. E anche le misure non convenzionali messe in essere dalla Bce — tassi bassissimi e acquisto di titoli sui mercati — dovranno adeguarsi alla nuova situazione. Con cautela, però. L’occhio dei governatori continuerà a essere puntato sull’inflazione, che è il mandato della Banca centrale: prima di prendere misure di riduzione dello stimolo dovranno essere convinti che l’aumento dei prezzi nell’eurozona a poco meno del 2% sarà stabile e autosostenuto (cioè resistente anche senza la spinta della Bce).
 
La prossima riunione di politica monetaria dei governatori sarà l’8 giugno ma non è detto che quel giorno ci siano novità rivoluzionarie: forse un cambio di linguaggio. Più probabile che la Bce decida in autunno di annunciare una road map di uscita dalla politica non convenzionale in corso: la discussione tra i governatori si sposta ora su quello, sui modi e sui tempi della graduale stretta monetaria e sul tipo di comunicazione utile ad annunciarla. Appunto un cambio di stagione.