Rassegna stampa
Le professioni provano l’anticipo
19 giugno 2017 - stampa - Il Sole 24 Ore
Le professioni provano l’anticipo
Il tirocinio comincia all’università se c’è l’accordo con gli atenei

Le professioni provano ad accorciare i tempi per accedere agli albi. Per contrastare la fuga dei giovani - il Miur ha certificato in dieci anni un calo di quasi un terzo dei candidati agli esami - da un lato le casse privatizzate rafforzano le misure di welfare (si veda Il Sole 24 Ore del 3 aprile), dall’altro gli ordini “accelerano” sui tirocini. In che modo? Sfruttando le possibilità introdotte dai decreti «salva-Italia» e «cresci-Italia» che, a partire dal 2011, hanno fissato un tetto massimo di 18 mesi al tirocinio professionale e hanno aperto alla chance di svolgimento abbreviato.
L’obbligo resta quindi di 18 mesi, ma la pratica si potrà cominciare per sei mesi durante l’ultimo anno del corso di laurea. Un modo per rendere più veloce uno dei passaggi obbligati (l’altro è l’esame di Stato) che i laureati devono compiere per entrare nel mercato delle libere professioni.
Il primo step è la stipula di una convenzione quadro tra Consiglio nazionale e ministero dell’Istruzione. Nell’accordo sono fissate le regole generali (durata minima del tirocinio, corsi di laurea abilitati e così via). Il secondo passaggio sono gli accordi siglati sul territorio dagli ordini locali con le università. A questo livello si registra qualche “intoppo”, visto che per la maggior parte delle professioni la possibilità reale per uno studente di abbreviare il tirocinio è legata non solo all’esistenza di una convenzione con l’università in cui sta studiando, ma anche al numero chiuso di tirocinanti ammissibili ogni anno, fissato negli accordi. Quindi se i posti sono pochi, si rischia di restare fuori.
Per gli aspiranti consulenti del lavoro, ad esempio, sono circa 30 le convenzioni attive, anche se mancano quelle con le università principali: Milano è assente, Roma invece è presente solo con Roma Tre e Link Campus university.
«In effetti la copertura è ancora a macchia di leopardo - riconosce Enzo Silvestri, vicepresidente Cncl -: forse non tutti gli atenei hanno compreso l’importanza di attivare questo canale di alternanza scuola-lavoro ». Intanto i consulenti registrano molte richieste dagli studenti. «Insieme alla nostra Cassa di previdenza Enpacl stiamo studiando anche incentivi economici - aggiunge Silvestri - per attrarre sempre più giovani». L’ipotesi è quella di sostenere la formazione o di assegnare crediti formativi anche a chi ospita i tirocinanti, ma le novità devono ancora essere tradotte in un regolamento interno.
Copertura molto più ampia, invece, per commercialisti ed esperti contabili. Dopo la convenzione quadro del 2014, sono 84 gli accordi siglati sul territorio con gli atenei, che permettono di anticipare all’ultimo anno di corso - magistrale per i dottori commercialisti e triennale per gli esperti contabili - sei mesi dei 18 totali necessari per arrivare all’esame di Stato.
L’anticipo del tirocinio piace molto agli aspiranti notai, che lo possono fare dal 2006: secondo gli ultimi dati del Consiglio del notariato, circa il 50% degli attuali praticanti lo ha scelto durante l’ultimo anno di giurisprudenza (a condizione che si sia in regola con gli esami). Se dovesse mancare l’accordo su base locale, l’ultima convenzione quadro del Notariato con il Miur, datata dicembre 2016, contiene una norma che la rende applicabile in automatico ovunque. Avverte però Michele Labriola, consigliere con delega all’accesso, «ogni studente deve ponderare questa scelta che è impegnativa, perché arriva all’ultimo anno e in prossimità della tesi». Per accorciare i tempi di accesso, il Notariato punta anche sulla possibilità di eliminare l’attuale filtro ai concorsi (al massimo si può consegnare l’elaborato per tre volte). «Un limite pensato per i tempi in cui c’erano moltissimi partecipanti - commenta Labriola -, ma ora i candidati sono in calo».
Gli ultimi a imboccare la strada dell’anticipo sono stati gli avvocati: il Consiglio nazionale forense ha firmato la convenzione quadro con la Conferenza nazionale dei rettori di giurisprudenza e scienze giuridiche il 24 febbraio scorso, traducendo in pratica la possibilità di svolgere sei mesi di tirocinio professionale, prima del conseguimento della laurea, prevista dalla legge sulla riforma forense (la 247/2012) e dal decreto del ministero della Giustizia 70/2016. Per seguire questa via bisogna essere in regola con gli esami di profitto dei primi quattro anni e aver ottenuto crediti in sette discipline (diritto privato, diritto processuale civile, diritto penale, diritto processuale penale, diritto amministrativo, diritto costituzionale e diritto dell’Unione europea).
L’operatività effettiva dipende però dalla sigla di convenzioni locali. «Un primo screening lo faremo dopo l’estate - afferma Davide Calabrò, consigliere del Cnf -, perché bisogna dare il tempo a ordini e università di lavorarci».
Senza aspettare l’intesa nazionale e basandosi solo sulla legge, l’Ordine forense di Milano ha però firmato due convenzioni già nel 2016: una con la Cattolica ad aprile e la seconda con la Statale a novembre. Entrambi gli accordi prevedono tra i requisiti degli studenti che vogliono anticipare il tirocinio la media del 27. «Ci è stata chiesta dagli atenei- spiega il presidente dell’ordine di Milano, Remo Danovi - e stiamo inoltre lavorando ad altre due convenzioni con Bocconi e Bicocca». L’accordo quadro nazionale è stato invece “recepito” dall’intesa siglata a inizio maggio tra l’Alma Mater di Bologna e gli ordini di Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna e Rimini. I primi tirocini sono già iniziati.
In fase di discussione le convenzioni quadro di agrotecnici e periti industriali. Per i primi sono stati però stipulati accordi - in base all’articolo 6 del Dpr 328/2001 , n. 328 - con 33 università, per un totale di 211 corsi di laurea, e con 97 istituti agrari. «Il tirocinio è obbligatorio nella misura di sei mesi per i laureati triennali - spiega Roberto Orlandi, presidente del Collegio nazionale - e di 18 mesi per i diplomati, mentre i laureati magistrali possono accedere direttamente all’esame di abilitazione. È possibile anticipare il tirocinio, svolgendolo durante gli studi, anche nella sua totalità».
Per diventare perito industriale laureato il tirocinio è di sei mesi, compreso nel corso di studi. Invece per i diplomati lo stage è di 18 mesi: possibile svolgere sei mesi con la frequenza di un corso di 200 ore organizzato dall’ordine territoriale, «una chance ancora sulla carta - sottolinea Giampiero Giovannetti, presidente Cnpi -, perché manca la convenzione con Miur e Giustizia». Dal 2016, comunque, è stato sancito che per l’iscrizione all’albo è richiesta la laurea: requisito che scatterà dal 2021, alla fine del periodo transitorio.
Diversa, infine, la strada seguita dagli architetti: per iscriversi all’albo non è necessario aver svolto il tirocinio, però per “accelerare” l’iscrizione gli ordini provinciali di Toscana e Veneto hanno siglato convenzioni con le università per consentire di svolgere stage regolamentati durante gli studi - massimo un anno - finalizzati all’esonero dalla prova pratica all’esame di Stato. «Nelle altre regioni - conclude Paolo Malara, consigliere Cnappc e coordinatore del dipartimento università, tirocinio, esami di stato - i tavoli sono ancora aperti».