Rassegna stampa
Cuneo fiscale, il governo è pronto a stanziare fino a un miliardo
19 giugno 2017 - stampa - La Repubblica
Cuneo fiscale, il governo è pronto a stanziare fino a un miliardo
 
VALENTINA CONTE
IL PIANO/ L’OBIETTIVO È INCENTIVARE LA STAFFETTA GENERAZIONALE
ROMA.
Incentivare la staffetta generazionale costerà al governo meno di 1 miliardo per il 2018. Poi a regime, dal 2019 in poi, da un minimo di 1 miliardo e mezzo all’anno a un massimo di 3 miliardi. A seconda se il taglio dei contributi previdenziali sulle assunzioni di giovani sarà pari al 50% o totale. Le ipotesi sono ancora tutte possibili. Così come la platea di giovani da favorire: under 29 o under 35. Tutto dipenderà dalle risorse a disposizione. Al momento non elevatissime non più di 5 miliardi - da destinare a statali (contratto da rinnovare), spese indifferibili (come le missioni militari di pace) e appunto cuneo fiscale. Considerati poi i 6,7 miliardi necessari per scongiurare gli aumenti Iva, si arriva a una manovra da 10-12 miliardi. Sempre che l’Europa ne accordi, come sembra, altri 9 di sconto.
C’è poi il colpo a sorpresa, su cui conta ancora il segretario del Pd Renzi: il taglio dell’Irpef. Un punto in meno sulle prime due aliquote vale 4,5 miliardi. Una cifra difficile da racimolare, alle condizioni attuali. Non impensabile alla luce di un’impennata del Pil che il governo già assapora, in linea con le nuove previsioni del Fondo monetario: +1,3% anziché l’1,1% messo in conto per il 2017. Un tesoretto insperato, ma tutto ancora da conquistare. Ecco perché il team economico di Palazzo Chigi, guidato dall’economista Marco Leonardi, preferisce concentrarsi per ora sull’unica certezza della prossima manovra: i giovani. E conta di intercettare con un nuovo pacchetto di sgravi, stavolta resi strutturali, quei posti lasciati liberi da quanti approfitteranno dell’Ape sociale, il meccanismo per anticipare la pensione (100 mila tra 2017 e 2018, secondo le prime stime). Punta cioè a incentivare le aziende a un effetto sostituzione che altrimenti non ci sarebbe, incoraggiandole ad assumere stabilmente giovani mentre i lavoratori maturi escono (e senza licenziare nessuno in azienda). Di qui il taglio triennale del cuneo fiscale, nella sua componente dei contributi previdenziali (compensati da trasferimenti statali), per alleggerire il costo lordo del lavoro.
L’esperienza delle passate edizioni del bonus occupazione - taglio prima totale (2015), poi solo parziale dei contributi (2016) - insegna che funzionano solo gli sconti semplici, permanenti, totali. Acquisiti i primi due requisiti, si lavora sul terzo. Lo sgravio totale per gli under 35 costerebbe circa 800 milioni il primo anno, poi circa 3 miliardi a seguire (e tra l’altro sarebbe “portabile” per i tre anni: se il lavoratore viene licenziato, lo offre al nuovo datore per il biennio residuo). Cifre che si dimezzano per un taglio soft al 50% (meno di mezzo miliardo il primo anno e 1,5 miliardi a regime). Con il pregio di non disincentivare l’apprendistato, ma il rischio implicito di non incidere a sufficienza sul rilancio dell’occupazione. I dati Inps del 2015 - anno di incentivi pieni e del boom nelle assunzioni - sono piuttosto chiari: circa 1,5 milioni di contratti chiusi grazie allo sconto, ma solo 386 mila agli under 29. Poco più di un quarto, equivalenti a 550 milioni di spesa. Se si amplia la platea agli under 35 si arriva a circa 800 milioni. Una cifra spendibile, al di sotto del miliardo.
Con esiti migliori, si spera.