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            [titolo] => La contrattazione collettiva nel settore delle agenzie assicurative  e il ruolo del Consulente del lavoro
            [occhiello] => a cura di Giovanni Piglialarmi – Centro Studi Nazionale
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Nel 2019, i tribunali italiani tornano a discutere di rappresentatività comparata. E lo fanno in un settore particolare come quello delle agenzie assicurative, che nell'arco di un decennio ha registrato non poche difficoltà a causa di alcune problematiche legate al sistema di relazioni industriali della categoria.

Infatti, fino al 2011, il sistema di relazioni industriali era composto dalle associazioni sindacali SNA, UNAPASS, FIBA/CISL, FISAC/CGIL, UILCA-UIL e FNA. Il 4 febbraio 2011, infatti, le associazioni sindacali SNA, UNAPASS, FIBA/CISL, FISAC/CGIL, UILCA-UIL e FNA hanno stipulato il rinnovo del contratto con validità triennale e decorrenza dal 1° gennaio 2009 ma il successivo 14 aprile 2011 il comitato centrale dello SNA non ha ratificato, così ingenerando una discrezionalità di comportamento in capo alle aziende di settore circa l’applicazione o meno del rinnovo contrattuale.

Sennonché, il 10 novembre 2014 è stato stipulato un nuovo CCNL tra SNA – l’associazione dei datori di lavoro fuoriuscita dal sistema di contrattazione instaurato con le federazioni aderenti a CGIL, CISL e UIL – CPMI Italia (Confederazione Piccola e Media Industria e Impresa Italiana), FESICA CONFSAL (Federazione Sindacale Industria Commercio Artigianato), CONFSAL FISALS (Federazione Italiana dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori Stranieri).

Dalla convivenza dei due contratti all’interno della categoria merceologica, ne è nato un importante contenzioso volto a definire quale contratto, tra i due, sia sottoscritto dalle «organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria» per la determinazione della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (cfr. art. 2, comma 25 della legge n. 549 del 1995). Gli orientamenti della giurisprudenza di merito, divisi nel privilegiare l’uno piuttosto che l’altro contratto, sono sintetizzati nelle pronunce del Tribunale di Pavia e del Tribunale di Genova. Sebbene le argomentazioni del Tribunale di Pavia hanno avuto più rilevanza per una presunta novità del principio di diritto enunciato (che innovativo non è in quanto già la Corte di Cassazione aveva fatto chiarezza sul punto, come spiegato ampiamente nell’ultimo numero della rivista “Il Consulente 1081”), la sentenza genovese sembra invece accogliere un’interpretazione dei fatti che sia più rispettosa delle vicende contrattuali che hanno interessato il settore. Infatti, mentre il contratto collettivo sottoscritto dalle federazioni aderenti alle confederazioni CGIL, CISL e UIL si configura in un rinnovo contrattuale, il contratto collettivo siglato nel 2014 da SNA e CONFSAL è un nuovo accordo, che non ha la stessa portata applicativa del primo contratto. Il Consulente del lavoro, dunque, deve farsi carico di recepire le ricostruzioni operate dalla giurisprudenza per garantire l’applicazione dei contratti abilitati dalla legge a svolgere funzioni di carattere pubblicistico.

Allo stato attuale, quindi, tenuto conto anche del fatto che il giudice genovese ha svolto un’istruttoria adeguata per indagare sul grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali sottoscriventi i due contratti, il contratto collettivo da prendere a riferimento per la determinazione della retribuzione imponibile ai fini previdenziali è il quello sottoscritto dalle associazioni sindacali ANAPA, UNAPASS, FIBA/CISL, FISAC/CGIL, UILCA-UIL e FNA. Peraltro, anche il Tribunale di Forlì si è pronunciato in tal senso, seppure sia stato depositato ad oggi solo il dispositivo della sentenza e non ancora le motivazioni.

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In questo numero

La normativa in materia di retribuzione imponibile ai fini previdenziali.


La sentenza del Tribunale di Pavia: il “mancato onere della prova della

rappresentatività” in cosa consiste?


La sentenza della Corte di Cassazione del 20 febbraio 2019, n. 4951 e la complessità

dell’attuale assetto della normativa statale rispetto alla contrattazione collettiva.


Differenze e dubbie analogie tra l’art. 7 del d.l. n. 248 del 2007 e l’art. 1, comma 1175

della legge n. 296 del 2006.

[riassunto] => Contrattazione collettiva qualificata e regolarità economico-previdenziale dell’impresa. La funzione (e i rischi) del Consulente del Lavoro. [thumb] => /public/users/user-25953/1081/copertina-marzo-2019.jpg [file] => /public/users/user-25953/1081/copertina-marzo-2019.jpg [datapubblicazione] => 2019-03-14 14:19:00 [slug] => numero-speciale-de-il-consulente-milleottantuno-marzo-2019 [created_at] => 2019-03-14 14:19:43 [updated_at] => 2019-03-14 14:35:29 [categorie] => Array ( [id] => 40 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Il Consulente Milleottantuno [slug] => il-consulente-milleottantuno ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 88 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 127 [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-marzo-2019.pdf [titolo] => Numero speciale de "Il consulente milleottantuno" - marzo 2019 ) ) ) [2] => Array ( [id] => 126 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2019-03-07 09:09:00 [categorie_id] => 29 [accounts_id] => 25953 [canale] => UP [titolo] => Le novità in tema fiscale dopo la Legge di Bilancio 2019 [occhiello] => Le novità fiscali introdotte dalla Legge di Bilancio 2019, legge 145/2018 analizzate dal Centro Studi ANCL Nazionale [corpo] =>

Sommario

Conferme e novità del nuovo regime forfetario

Deduzione IMU per i capannoni

Riporto delle perdite

Tassazione agevolata utili reinvestiti in beni materiali

strumentali e incremento dell’occupazione

Proroga e rimodulazione dell’iperammortamento

Estromissione immobile dell’imprenditore individuale

La rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni

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Il 13 marzo 2019, ci sarà un primo incontro presso la sede nazionale dell'ANCL con le organizzazioni sindacali per confrontarsi sulle problematiche inerenti la contribuzione ai fondi sanitari integrativi (PMI Salue, mètaSalute, Dircoop, EBM Salute, Sanarti) e l'ottenimento delle prestazioni. 

[riassunto] => Confrontarsi e risolvere le criticità della bilateralità dei contratti collettivi nazionali del settore metalmeccanico [thumb] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [file] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [datapubblicazione] => 2019-03-06 14:00:00 [slug] => incontro-sindacale-con-fiom-cgil-fim-cisl-e-uilm-uil-in-materia-di-bilateralita [created_at] => 2019-03-06 14:01:01 [updated_at] => 2019-03-06 14:03:14 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 86 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 125 [file] => /public/users/user-25953/varie/prot-n-362pres.pdf [titolo] => Leggi la comunicazione del presidente ) ) ) [4] => Array ( [id] => 124 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2019-03-01 10:30:00 [categorie_id] => 32 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il numero di febbraio 2019 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" [occhiello] => Edizione del mese di febbraio 2019 della rivista ufficiale del Sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [corpo] =>

In questo numero:

Area fiscale

I rimborsi delle spese di parcheggio sono redditi imponibili

Area Diritto del Lavoro

Riders Foodora: la Corte d’appello di Torino ribalta la decisione del Tribunale

Le collaborazioni etero-organizzate e l’applicazione disciplina del lavoro subordinato: cosa facciamo in caso di licenziamento o di un rapporto a termine?

Area Previdenziale

Incentivi per le aziende che assumono percettori del reddito di cittadinanza

Area Quesiti

[riassunto] => Edizione del mese di febbraio 2019 della rivista ufficiale del Sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [thumb] => /public/users/user-25953/1081/febbraio1081-2019.jpg [file] => /public/users/user-25953/1081/febbraio1081-2019.jpg [datapubblicazione] => 2019-03-01 10:30:00 [slug] => il-numero-di-febbraio-2019-della-rivista-il-consulente-milleottantuno [created_at] => 2019-03-01 10:31:28 [updated_at] => 2019-03-01 10:39:19 [categorie] => Array ( [id] => 32 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Note di approfondimento [slug] => note-di-approfondimento ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 85 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 124 [file] => /public/users/user-25953/1081/2019/febbraio1081-2019.pdf [titolo] => il numero di febbraio 2019 della rivista "il consulente milleottantuno" ) ) ) [5] => Array ( [id] => 123 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2019-02-27 14:30:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => L’irregolarità formale o l’inadempimento di importo modesto non impedisce il rilascio del Durc regolare. L’Inps “costretta” a riconoscere l’illegittimità della procedura. [occhiello] => Tribunale di Roma del 14 febbraio 2019, n. 1490 [corpo] =>

La massima

La normativa che regola la procedura per l’ottenimento del documento di regolarità contributiva rimanda letteralmente all’idea che “conti” che si sia in regola con gli obblighi contributivi e non necessariamente con il rispetto rigoroso delle forme della denuncia contributiva.


I motivi del ricorso

Una società aveva citato in giudizio l’INPS poiché l’Istituto aveva rilasciato un Durc negativo. Il motivo del diniego risiedeva nel fatto che la società risultava debitrice di 3.284 euro. Un debito, in realtà, inesistente in quanto avrebbe dovuto essere compensato con un altro credito, dalla cui differenza sarebbe scaturito un importo di 46 euro, che la società avrebbe dovuto versare. Un importo, in sostanza, di modico valore.


La decisione del Tribunale di Roma

Accertata l’illegittimità della condotta tenuta dall’INPS, il giudice di primo grado ha stabilito che non può essere negato il Durc per il solo fatto che la società non è riuscita nei 15 giorni successivi alla segnalazione di un’irregolarità (di 46 euro!) ad adempiere per sanare un debito di modico valore. Infatti, secondo il giudice, il Durc può essere negato nella sola ipotesi di sussistenza di irregolarità sostanziali e non anche nei casi di errori materiali commessi nella compilazione e nella presentazione delle denunce contributive. 

[riassunto] => Tribunale di Roma del 14 febbraio 2019, n. 1490 [thumb] => [file] => [datapubblicazione] => 2019-02-27 14:30:00 [slug] => l-irregolarita-formale-o-l-inadempimento-di-importo-modesto-non-impedisce-il-rilascio-del-durc-regolare-l-inps-costretta-a-riconoscere-l-illegittimita-della-procedura [created_at] => 2019-02-27 14:30:51 [updated_at] => 2019-02-27 14:32:01 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 84 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 123 [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/sentenza_1490_2019.pdf [titolo] => Clicca qui per leggere la sentenza del Tribunale di Roma n. 1490 del 14 febbraio 2019. ) ) ) [6] => Array ( [id] => 122 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2019-02-27 14:25:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il d.lgs. n. 23/2015 si applica solo alle conversioni “negoziali”. Il Tribunale di Parma opta per un’interpretazione estensiva dell’art. 1. [occhiello] => Tribunale di Parma del 18 febbraio 2019, n. 383 [corpo] =>

La massima

La conversione prevista dall’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 23/2015 non è di natura giudiziale ma va intesa come trasformazione/prosecuzione di tipo negoziale del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, ossia per accordo tra le parti del contratto medesimo.


I motivi del ricorso

Una società aveva assunto un lavoratore con contratto di lavoro a tempo determinato il 9 aprile 2014, convertito poi in un contratto di lavoro a tempo determinato. Il ricorrente ha citato in giudizio il datore di lavoro per accertare la nullità del primo contratto di lavoro poiché non lo aveva mai sottoscritto e peraltro sosteneva l’assenza del documento comprovante l’avvenuta valutazione dei rischi ai sensi della normativa vigente che, come noto, determina la nullità del termine e quindi la conversione del contratto. In relazione al licenziamento, rivendicava l’applicazione dell’art. 18 St. lav. e non del d.lgs. n. 23/2015 in quanto la nullità del termine avrebbe fatto retroagire gli effetti della stipulazione del contratto a tempo determinato al 9 aprile 2014, quindi prima del 7 marzo 2015, data a partire dalla quale troverebbe applicazione il d.lgs. n. 23/2015.


La decisione del Tribunale di Parma

Accertata l’illegittimità del contratto a termine, il giudice di primo grado ha osservato che la conversione di cui all’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 23/2015 non deve essere intesa in senso tecnico e quindi di natura «giudiziale» operante in via eccezionale ex nunc ma, al contrario, in quella ipotesi il legislatore intenderebbe fare riferimento alla conversione «intesa come trasformazione/prosecuzione di tipo negoziale del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, ossia per accordo tra le parti del contratto medesimo» poiché la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato stabilita per via giudiziale per le motivazioni espressamente previste dalla legge «determina la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato con efficacia ex tunc, ossia sin dalla data di sottoscrizione del contratto a tempo determinato». Nel caso di specie, quindi, la sentenza fa retroagire la stipulazione del contratto (a tempo indeterminato) al 9 aprile 2014, quindi prima del 7 marzo 2015, limite temporale stabilito dall’art. 1, comma 1 del d.lgs. n. 23/2015 per l’applicazione della disciplina delle tutele crescenti, con la conseguenza che al caso di specie ha trovato applicazione l’art. 18 St. lav. La ricaduta pratica di questa interpretazione è quella di ritenere applicabile il d.lgs. n. 23/2015 solo a quei contratti a termine stipulati a partire dal 7 marzo 2015 ma che siano stati accertati come illegittimi all’esito di un contenzioso. Se, invece, la stipulazione è avvenuta prima del 7 marzo 2015 e il contratto viene dichiarato illegittimo, troverà applicazione l’art. 18 St. lav.

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La massima

Nel caso di licenziamento dichiarato inefficace per difetto di forma scritta ad substantiam, si deve escludere che dall’inefficacia del recesso e dalla prosecuzione del rapporto di lavoro consegua automaticamente il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione per l’intero periodo successivo il licenziamento, avendo egli, invece, diritto al risarcimento del danno, da determinarsi secondo le regole generali in materia di inadempimento delle obbligazioni, ove dimostri di aver offerto la prestazione o comunque di aver tenuto una condotta compatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione le proprie prestazioni lavorative.


I motivi del ricorso

Con ricorso depositato il 26 gennaio 2011, un lavoratore asseriva di aver lavorato alle dipendenze della società resistente dal 10 febbraio 2010 al 20 aprile 2010 svolgendo mansioni di cuoco. Il ricorrente lamentava di aver percepito una retribuzione inferiore a quella spettante sulla base del CCNL di settore e, in ogni caso dell’art. 36 Cost., e di non aver nulla percepito a titolo di Tfr, una volta che era stato licenziato oralmente.


La decisione del Tribunale di Bari

Dopo aver accertato che il rapporto di lavoro si era risolto con modalità non conformi a quelle prescritte dalla legge, il giudice di Bari ha ritenuto che “poiché l’atto risolutivo è da considerarsi tamquam non esset, alla convenuta va ordinato di ripristinare la funzionalità del rapporto di lavoro nei confronti del ricorrente”. Tuttavia, il medesimo giudice esclude che “dall’inefficacia del recesso e dalla prosecuzione del rapporto di lavoro consegua automaticamente il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione per l’intero periodo successivo al licenziamento inefficace, avendo egli, invece, diritto al risarcimento del danno, da determinarsi secondo le regole generali in materia di inadempimento delle obbligazioni, ove dimostri di aver offerto la prestazione o comunque di aver tenuto una condotta compatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione le proprie prestazioni lavorative”, conformando la propria decisione ad un consolidato orientamento della Corte di Cassazione (cfr. Cass. Sez. Un., 27 luglio 1999, n. 508; v. anche Cass. 18 febbraio 2003, n. 2392; Cass. 28 novembre 2001, n. 15065; Cass. 19 maggio 2001, n. 6879).

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In questo numero de "Il Consulente Milleottantuno" spazio all'approfondimento del Presidente Montanaro e di Maurizio Sacconi sui 40 dalla Legge 12/1979, oltre ad una serie di approfondimenti, a firma del Presidente e di Giovanni Piglialarmi, di casi pratici sull'applicazione del Contratto a Termine dopo il Decreto Dignità.

[riassunto] => Edizione del mese di gennaio 2019 della rivista ufficiale del Sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [thumb] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.jpg [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.jpg [datapubblicazione] => 2019-01-18 17:45:00 [slug] => il-numero-di-gennaio-2019-della-rivista-il-consulente-milleottantuno [created_at] => 2019-01-18 17:45:38 [updated_at] => 2019-01-18 17:50:52 [categorie] => Array ( [id] => 32 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Note di approfondimento [slug] => note-di-approfondimento ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 81 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 118 [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.pdf [titolo] => Il numero di gennaio 2019 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" ) ) ) ) 1
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