Centro Studi
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            [titolo] => L’irregolarità formale o l’inadempimento di importo  modesto non impedisce il rilascio del Durc regolare. L’Inps “costretta” a riconoscere l’illegittimità della procedura.
            [occhiello] => Tribunale di Roma del 14 febbraio 2019, n. 1490
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La massima

La normativa che regola la procedura per l’ottenimento del documento di regolarità contributiva rimanda letteralmente all’idea che “conti” che si sia in regola con gli obblighi contributivi e non necessariamente con il rispetto rigoroso delle forme della denuncia contributiva.


I motivi del ricorso

Una società aveva citato in giudizio l’INPS poiché l’Istituto aveva rilasciato un Durc negativo. Il motivo del diniego risiedeva nel fatto che la società risultava debitrice di 3.284 euro. Un debito, in realtà, inesistente in quanto avrebbe dovuto essere compensato con un altro credito, dalla cui differenza sarebbe scaturito un importo di 46 euro, che la società avrebbe dovuto versare. Un importo, in sostanza, di modico valore.


La decisione del Tribunale di Roma

Accertata l’illegittimità della condotta tenuta dall’INPS, il giudice di primo grado ha stabilito che non può essere negato il Durc per il solo fatto che la società non è riuscita nei 15 giorni successivi alla segnalazione di un’irregolarità (di 46 euro!) ad adempiere per sanare un debito di modico valore. Infatti, secondo il giudice, il Durc può essere negato nella sola ipotesi di sussistenza di irregolarità sostanziali e non anche nei casi di errori materiali commessi nella compilazione e nella presentazione delle denunce contributive. 

[riassunto] => Tribunale di Roma del 14 febbraio 2019, n. 1490 [thumb] => [file] => [datapubblicazione] => 2019-02-27 14:30:00 [slug] => l-irregolarita-formale-o-l-inadempimento-di-importo-modesto-non-impedisce-il-rilascio-del-durc-regolare-l-inps-costretta-a-riconoscere-l-illegittimita-della-procedura [created_at] => 2019-02-27 14:30:51 [updated_at] => 2019-02-27 14:32:01 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 84 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 123 [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/sentenza_1490_2019.pdf [titolo] => Clicca qui per leggere la sentenza del Tribunale di Roma n. 1490 del 14 febbraio 2019. ) ) ) [1] => Array ( [id] => 122 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2019-02-27 14:25:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il d.lgs. n. 23/2015 si applica solo alle conversioni “negoziali”. Il Tribunale di Parma opta per un’interpretazione estensiva dell’art. 1. [occhiello] => Tribunale di Parma del 18 febbraio 2019, n. 383 [corpo] =>

La massima

La conversione prevista dall’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 23/2015 non è di natura giudiziale ma va intesa come trasformazione/prosecuzione di tipo negoziale del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, ossia per accordo tra le parti del contratto medesimo.


I motivi del ricorso

Una società aveva assunto un lavoratore con contratto di lavoro a tempo determinato il 9 aprile 2014, convertito poi in un contratto di lavoro a tempo determinato. Il ricorrente ha citato in giudizio il datore di lavoro per accertare la nullità del primo contratto di lavoro poiché non lo aveva mai sottoscritto e peraltro sosteneva l’assenza del documento comprovante l’avvenuta valutazione dei rischi ai sensi della normativa vigente che, come noto, determina la nullità del termine e quindi la conversione del contratto. In relazione al licenziamento, rivendicava l’applicazione dell’art. 18 St. lav. e non del d.lgs. n. 23/2015 in quanto la nullità del termine avrebbe fatto retroagire gli effetti della stipulazione del contratto a tempo determinato al 9 aprile 2014, quindi prima del 7 marzo 2015, data a partire dalla quale troverebbe applicazione il d.lgs. n. 23/2015.


La decisione del Tribunale di Parma

Accertata l’illegittimità del contratto a termine, il giudice di primo grado ha osservato che la conversione di cui all’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 23/2015 non deve essere intesa in senso tecnico e quindi di natura «giudiziale» operante in via eccezionale ex nunc ma, al contrario, in quella ipotesi il legislatore intenderebbe fare riferimento alla conversione «intesa come trasformazione/prosecuzione di tipo negoziale del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, ossia per accordo tra le parti del contratto medesimo» poiché la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato stabilita per via giudiziale per le motivazioni espressamente previste dalla legge «determina la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato con efficacia ex tunc, ossia sin dalla data di sottoscrizione del contratto a tempo determinato». Nel caso di specie, quindi, la sentenza fa retroagire la stipulazione del contratto (a tempo indeterminato) al 9 aprile 2014, quindi prima del 7 marzo 2015, limite temporale stabilito dall’art. 1, comma 1 del d.lgs. n. 23/2015 per l’applicazione della disciplina delle tutele crescenti, con la conseguenza che al caso di specie ha trovato applicazione l’art. 18 St. lav. La ricaduta pratica di questa interpretazione è quella di ritenere applicabile il d.lgs. n. 23/2015 solo a quei contratti a termine stipulati a partire dal 7 marzo 2015 ma che siano stati accertati come illegittimi all’esito di un contenzioso. Se, invece, la stipulazione è avvenuta prima del 7 marzo 2015 e il contratto viene dichiarato illegittimo, troverà applicazione l’art. 18 St. lav.

[riassunto] => Tribunale di Parma del 18 febbraio 2019, n. 383 [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2019-02-27 14:25:00 [slug] => il-d-lgs-n-23-2015-si-applica-solo-alle-conversioni-negoziali-il-tribunale-di-parma-opta-per-un-interpretazione-estensiva-dell-art-1 [created_at] => 2019-02-27 14:25:43 [updated_at] => 2019-02-27 14:30:15 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 83 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 122 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/20190218_trib-parma.pdf [titolo] => Clicca qui per leggere la sentenza del Tribunale di Parma n. 383 del 18 febbraio 2019. ) ) ) [2] => Array ( [id] => 121 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2019-02-14 15:46:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => La sentenza della settimana: in caso di licenziamento orale, il lavoratore non ha diritto alla retribuzione per il periodo successivo al licenziamento, ma ha diritto al risarcimento del danno. [occhiello] => a cura del Centro Studi Nazionale [corpo] =>

La massima

Nel caso di licenziamento dichiarato inefficace per difetto di forma scritta ad substantiam, si deve escludere che dall’inefficacia del recesso e dalla prosecuzione del rapporto di lavoro consegua automaticamente il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione per l’intero periodo successivo il licenziamento, avendo egli, invece, diritto al risarcimento del danno, da determinarsi secondo le regole generali in materia di inadempimento delle obbligazioni, ove dimostri di aver offerto la prestazione o comunque di aver tenuto una condotta compatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione le proprie prestazioni lavorative.


I motivi del ricorso

Con ricorso depositato il 26 gennaio 2011, un lavoratore asseriva di aver lavorato alle dipendenze della società resistente dal 10 febbraio 2010 al 20 aprile 2010 svolgendo mansioni di cuoco. Il ricorrente lamentava di aver percepito una retribuzione inferiore a quella spettante sulla base del CCNL di settore e, in ogni caso dell’art. 36 Cost., e di non aver nulla percepito a titolo di Tfr, una volta che era stato licenziato oralmente.


La decisione del Tribunale di Bari

Dopo aver accertato che il rapporto di lavoro si era risolto con modalità non conformi a quelle prescritte dalla legge, il giudice di Bari ha ritenuto che “poiché l’atto risolutivo è da considerarsi tamquam non esset, alla convenuta va ordinato di ripristinare la funzionalità del rapporto di lavoro nei confronti del ricorrente”. Tuttavia, il medesimo giudice esclude che “dall’inefficacia del recesso e dalla prosecuzione del rapporto di lavoro consegua automaticamente il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione per l’intero periodo successivo al licenziamento inefficace, avendo egli, invece, diritto al risarcimento del danno, da determinarsi secondo le regole generali in materia di inadempimento delle obbligazioni, ove dimostri di aver offerto la prestazione o comunque di aver tenuto una condotta compatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione le proprie prestazioni lavorative”, conformando la propria decisione ad un consolidato orientamento della Corte di Cassazione (cfr. Cass. Sez. Un., 27 luglio 1999, n. 508; v. anche Cass. 18 febbraio 2003, n. 2392; Cass. 28 novembre 2001, n. 15065; Cass. 19 maggio 2001, n. 6879).

[riassunto] => a cura del Centro Studi Nazionale [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2019-02-14 15:46:00 [slug] => la-sentenza-della-settimana-in-caso-di-licenziamento-orale-il-lavoratore-non-ha-diritto-alla-retribuzione-per-il-periodo-successivo-al-licenziamento-ma-ha-diritto-al-risarcimento-del-danno [created_at] => 2019-02-14 15:46:38 [updated_at] => 2019-02-14 15:50:40 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 82 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 121 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza14022019.pdf [titolo] => Clicca qui per leggere la sentenza del Tribunale di Bari del 17 gennaio 2019, n. 161. ) ) ) [3] => Array ( [id] => 118 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2019-01-18 17:45:00 [categorie_id] => 40 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il numero di gennaio 2019 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" [occhiello] => Edizione del mese di gennaio 2019 della rivista ufficiale del Sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [corpo] =>

In questo numero de "Il Consulente Milleottantuno" spazio all'approfondimento del Presidente Montanaro e di Maurizio Sacconi sui 40 dalla Legge 12/1979, oltre ad una serie di approfondimenti, a firma del Presidente e di Giovanni Piglialarmi, di casi pratici sull'applicazione del Contratto a Termine dopo il Decreto Dignità.

[riassunto] => Edizione del mese di gennaio 2019 della rivista ufficiale del Sindacato "Il Consulente Milleottantuno" [thumb] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.jpg [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.jpg [datapubblicazione] => 2019-01-18 17:45:00 [slug] => il-numero-di-gennaio-2019-della-rivista-il-consulente-milleottantuno [created_at] => 2019-01-18 17:45:38 [updated_at] => 2019-11-11 12:55:26 [categorie] => Array ( [id] => 40 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Il Consulente Milleottantuno [slug] => il-consulente-milleottantuno ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 81 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 118 [file] => /public/users/user-25953/1081/1081-gennaio2019.pdf [titolo] => Il numero di gennaio 2019 della rivista "Il Consulente Milleottantuno" ) ) ) [4] => Array ( [id] => 117 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2019-01-18 14:36:00 [categorie_id] => 31 [accounts_id] => 25953 [canale] => UP [titolo] => Borsa di Studio per le Unioni Provinciali [occhiello] => Tema “L’ANCL che vorrei: l’Associazione del futuro” [corpo] =>

L’Ufficio di Presidenza, con ratifica del Consiglio Nazionale, ha indetto un concorso per l’assegnazione di una Borsa di Studio e di Ricerca all’Unione Provinciale che presenterà il miglior elaborato sul tema “L’ANCL che vorrei: l’Associazione del futuro”.

L’elaborato dovrà trattare idee e proposte, possibilmente innovative, che possano indirizzare l’azione associativa ed orientarla al soddisfacimento dei bisogni degli iscritti nel contesto presente e nel prossimo futuro; dovrà altresì, possibilmente, affrontare specifiche analisi sulle politiche sindacali attraverso le quali l’ANCL, anche attraverso le unioni provinciali, possa guardare al futuro in maniera creativa; dovrà inoltre contenere proposizione di idee, attività e iniziative innovative.

L’elaborato potrà inoltre evidenziare le modalità con le quali l’ANCL potrebbe operare nel futuro nella gestione delle relazioni ed interrelazioni con gli associati e con gli interlocutori esterni; potrà proporre le buone pratiche e gli strumenti di nuova generazione che possano risultare più efficaci per favorire la massima partecipazione di ogni singolo associato alla vita dell’ANCL; potrà fornire indicazioni sui sistemi di utilizzo dei social network, sia aperti che chiusi, al fine di migliorare la comunicazione tra colleghi e con il mondo esterno; potrà, infine, contenere consigli e indirizzi programmatici o strategici che indirizzino l’attività della futura Dirigenza ANCL a tutti i livelli.

[riassunto] => Indetto un concorso per l’assegnazione di una Borsa di Studio e di Ricerca all’Unione Provinciale che presenterà il miglior elaborato [thumb] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [file] => /public/users/user-25953/varie/ancl.jpg [datapubblicazione] => 2019-01-18 14:36:00 [slug] => borsa-di-studio-per-le-unioni-provinciali [created_at] => 2019-01-18 14:36:46 [updated_at] => 2019-01-18 14:44:00 [categorie] => Array ( [id] => 31 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Contributi vari [slug] => contributi-vari ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 76 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 117 [file] => /public/users/user-25953/borsa-di-studio-up/01-bando.pdf [titolo] => Bando ) [1] => Array ( [id] => 77 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 117 [file] => /public/users/user-25953/borsa-di-studio-up/02-regolamento.pdf [titolo] => Regolamento ) [2] => Array ( [id] => 78 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 117 [file] => /public/users/user-25953/borsa-di-studio-up/03-vision-e-mission.pdf [titolo] => Vision e Mission ) [3] => Array ( [id] => 79 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 117 [file] => /public/users/user-25953/borsa-di-studio-up/04-organizzazione.pdf [titolo] => Organizzazione ) [4] => Array ( [id] => 80 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 117 [file] => /public/users/user-25953/borsa-di-studio-up/05-tempi-progetto.pdf [titolo] => Tempi di Progetto ) ) ) [5] => Array ( [id] => 114 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2019-01-10 14:07:00 [categorie_id] => 42 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Il contenzioso amministrativo e quello giurisdizionale [occhiello] => a cura dell’Avv. Francesco Stolfa - Responsabile dell’Ufficio Legale ANCL [corpo] =>

Avverso i verbali redatti e notificati dagli ispettori, il contribuente ha diritto di opporsi in sede amministrativa e in sede giurisdizionale.

La legge prevede la possibilità di adire, mediante veri e propri ricorsi amministrativi, gli organi superiori di carattere collegiale degli enti impositori. Prevede inoltre la possibilità di chiamare in causa taluni organismi del Ministero del Lavoro specificamente preposti a dirimere il contenzioso giustiziale amministrativo ovvero, in altri casi, la medesima autorità che ha proceduto all’accertamento. In realtà, il tasso estremamente basso di accoglimento di tali ricorsi rende questo argomento abbastanza marginale, come testimoniato dallo scarso interesse che esso ha suscitato in dottrina e dall’inesistenza di precedenti giurisprudenziali che lo riguardino.

Continua nell'allegato

[riassunto] => a cura dell’Avv. Francesco Stolfa - Responsabile dell’Ufficio Legale ANCL [thumb] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimeufficiolegale.jpg [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimeufficiolegale.jpg [datapubblicazione] => 2019-01-10 14:07:00 [slug] => il-contenzioso-amministrativo-e-quello-giurisdizionale [created_at] => 2019-01-10 14:07:33 [updated_at] => 2019-01-10 14:12:51 [categorie] => Array ( [id] => 42 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Ultimissime dall'ufficio legale [slug] => ultimissime-dall-ufficio-legale ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 75 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 114 [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimissime-ufficio-legale-contenzioso10-01-2019.pdf [titolo] => Il contenzioso amministrativo e quello giurisdizionale ) ) ) [6] => Array ( [id] => 107 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-12-19 12:26:00 [categorie_id] => 42 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Affidare a terzi il proprio personale: non risolve ma anzi aggrava i problemi e rischi gestionali [occhiello] => Rubrica a cura dell’Avv. Francesco Stolfa Responsabile dell’Ufficio Legale ANCL [corpo] =>

Cosa si nasconde dietro la proposta di cedere il proprio personale a terzi gestori?

Si vanno sempre più diffondendo sul mercato aziende, costituite anche in forma cooperativa, che offrono, come servizio “innovativo” alle imprese, la possibilità di acquisire in appalto (ma ultimamente anche in altre forme interpositorie quali il contratto di rete, il distacco, l’affitto ecc.) un particolare ramo produttivo e, spesso, anche l’intera attività produttiva aziendale.

Negli spot pubblicitari diffusi si garantisce che, in tal modo, le aziende committenti non solo verrebbero sgravate da ogni problema concernente la gestione del personale ma ne ricaverebbero anche un vantaggio economico in quanto il corrispettivo da versare alla proponente risulterebbe addirittura inferiore al costo del lavoro sostenuto in gestione diretta. 

Continua a leggere l'allegato

[riassunto] => Pareri, commenti e sentenze annotate, utili per l’attività professionale di Consulente del lavoro [thumb] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimeufficiolegale.jpg [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimeufficiolegale.jpg [datapubblicazione] => 2018-12-19 12:26:00 [slug] => affidare-a-terzi-il-proprio-personale-non-risolve-ma-anzi-aggrava-i-problemi-e-rischi-gestionali [created_at] => 2018-12-19 12:26:38 [updated_at] => 2018-12-19 12:38:57 [categorie] => Array ( [id] => 42 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Ultimissime dall'ufficio legale [slug] => ultimissime-dall-ufficio-legale ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 74 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 107 [file] => /public/users/user-25953/ultimissime-ufficio-legale/ultimissimeufficiolgaleappalto19122018.pdf [titolo] => Affidare a terzi il proprio personale non risolve ma aggrava problemi e rischi gestionali ) ) ) [7] => Array ( [id] => 103 [bozza] => no [inevidenza] => si [dataarticolo] => 2018-12-06 10:28:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Sottoscrizione della busta paga: quietanza o mero accertamento della ricezione? [occhiello] => Sentenza 02 novembre 2018, n. 28029 della Corte di Cassazione [corpo] => Le buste paga ancorché sottoscritte dal lavoratore con la formula “per ricevuta” costituiscono prova solo della loro avvenuta consegna ma non anche dell’effettivo pagamento, della cui dimostrazione è onerato il datore di lavoro, attesa l’assenza di una presunzione assoluta di corrispondenza tra quanto da esse risulta e la retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore, il quale può provare l’insussistenza del carattere di quietanza delle sottoscrizioni eventualmente apposte.

Il principio è ribadito dalla Corte di Cassazione (2 novembre 2018 n. 28029; v. anche Cass. n. 10306/2018; n. 25463/2017; e n. 13150/2016), la quale precisa che la sottoscrizione “per ricevuta” apposta dal lavoratore alla busta paga non implica, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma indicata nel medesimo documento e, “pertanto, la suddetta espressione non è tale da potersi interpretare alla stregua del solo riscontro letterale, imponendo invece il ricorso anche agli ulteriori criteri ermeneutici dettati dagli artt. 1362 ss. c.c.”. Dal momento che, con riguardo alle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti di paga, è sempre possibile l’accertamento della insussistenza del loro carattere di quietanza. 

La quietanza a saldo è dunque soltanto una “mera dichiarazione di scienza”, la quale attesta che il lavoratore ha percepito una determinata somma a totale soddisfacimento di ogni sua spettanza e di non aver altro da pretendere dal proprio datore di lavoro, ma costituisce “una mera dichiarazione di scienza, non preclusiva in caso di errore, della possibilità di agire per il riconoscimento giudiziale dei propri diritti che risultassero in realtà insoddisfatti”.



[riassunto] => Approfondimento a cura del Centro Studi Nazionale Ancl [thumb] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenza-area.jpg [datapubblicazione] => 2018-12-06 10:28:00 [slug] => sottoscrizione-della-busta-paga-quietanza-o-mero-accertamento-della-ricezione [created_at] => 2018-12-06 10:29:50 [updated_at] => 2018-12-06 10:55:16 [categorie] => Array ( [id] => 30 [accounts_id] => 25953 [inevidenza] => no [nome] => Sentenza della settimana [slug] => sentenza-della-settimana ) [files] => Array ( [0] => Array ( [id] => 73 [accounts_id] => 25953 [articoli_id] => 103 [file] => /public/users/user-25953/sentenza-della-settimana/sentenzadellasettimanadicembre-2018.pdf [titolo] => La sentenza della Corte di Cassazione del 2 novembre 2018, n. 28029 ) ) ) [8] => Array ( [id] => 100 [bozza] => no [inevidenza] => no [dataarticolo] => 2018-11-28 11:29:00 [categorie_id] => 30 [accounts_id] => 25953 [canale] => iscritti [titolo] => Quando il rifiuto di negoziare con il sindacato costituisce condotta antisindacale? [occhiello] => In allegato il decreto del Tribunale di Roma, 6 maggio 2018, n. 42516. [corpo] =>

Il datore di lavoro non può decidere arbitrariamente con quali sindacati avviare le trattative. È, infatti, stata dichiarata dal Tribunale di Roma antisindacale la condotta dell’imprenditore volta ad escludere un sindacato delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo aziendale.

Con decreto del 6 maggio 2018, n. 42516, il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’OR.S.A. (Organizzazione Sindacati Autonomi e di Base) contro una società di trasporto ferroviario, responsabile di aver impedito l’effettivo esercizio dell’attività sindacale attraverso l’esclusione della ricorrente dal tavolo delle trattative in corso con le altre OO.SS. per il rinnovo del contratto collettivo aziendale.

L’azienda aveva subordinato la partecipazione del sindacato O.R.S.A alla sottoscrizione del precedente accordo scaduto del 2011 e, dato il rifiuto del sindacato a procedere in tal senso, la società aveva avviato il tavolo di confronto unicamente con le organizzazioni firmatarie del contratto aziendale ormai scaduto, sostenendo che gli incontri con queste ultime erano solo propedeutici alla definizione di uno schema di contratto che, successivamente sarebbe stato approvato dopo l’apertura di un confronto con tutte le sigle sindacali, ivi compresa l’O.R.S.A.

Il Tribunale, tuttavia, non ha accolto tali considerazioni ed ha appurato la sussistenza di una condotta antisindacale da parte dell’azienda ferroviaria per l’arbitraria esclusione delle delegazioni O.R.S.A dalle trattative in corso per il rinnovo del contratto collettivo aziendale, condannando la società ad aprire un tavolo di confronto con tale sigla sindacale.

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