Il Consulente 1081
Ricambio generazionale, quando la toppa non copre il buco. Eppure io la penso DiversaMente...
1081 numero 2 anno 2016 - focus a cura di Renzo La Costa

Focus su Job sharing

In occasione di uno dei recenti numeri della rubrica “DiversaMente” (nr. 7 -  “Jobs act – primo esame dei principali istituti nella nuova normativa” – luglio 2015) pubblicata periodicamente sul sito Ancl ed i cui numeri internet mi dicono particolarmente seguita e cliccata, ci si occupava anche del part time, e così scrivevo: “(…) Un testo unico del lavoro ad orario ridotto, che però si è limitato alla disciplina dello stato dell’arte, senza aprire e sollecitare la contrattazione collettiva, all’utilizzo del part time a sostegno di nuova occupazione: prevedere ad esempio il come utilizzare il part time per il ricambio generazionale aziendale, anche in forma di  job sharing, sarebbe stata cosa buona e giusta. Ma evidentemente, come in tutte le leggi scritte, si lascia ancora molto da scrivere“.
Si sosteneva sostanzialmente in quell’intervento che a margine della riforma del part time, nulla era stato previsto in ordine all’utilizzo della possibile variazione in riduzione dell’orario di lavoro di dipendenti prossimi alla pensione a vantaggio di nuove assunzioni mirate al ricambio generazionale.
Una misura volta alla assunzione di un giovane da affiancare in formazione ed apprendimento ad un lavoratore più anziano, con un qualche incentivo, tanto per l’anziano quanto per il giovane, avrebbe sì fatto della riforma la svolta epocale, dato anche il lunghissimo parlarne ormai da tempo. Invece silenzio assoluto.

Eppure la questione non può essere sfuggita al legislatore così sufficientemente, considerato che talune Regioni hanno già da tempo legiferato in tal senso, evidentemente cogliendo le esigenze del territorio e della aziende stesse insistenti sul territorio. La somma fa il totale: in alcune regioni il ricambio generazionale si può fare, in altre no. E se in queste ultime si volesse fare su base assolutamente volontaria, non uno straccio di agevolazione.

Ma perché - viene anche da chiedersi - una politica aziendale di ricambio generazionale deve essere necessariamente agevolata, dovendo essere invece una preoccupazione primaria del datore di lavoro che vi dovrebbe provvedere per il suo stesso futuro produttivo?

Semplicemente perché anche il ricambio generazionale, come l’apprendistato, è una scommessa del sistema produttivo, incentrata sulla formazione, sulla capacità di apprendere del giovane lavoratore, sull’investimento in risorse umane che il datore deve necessariamente affrontare e governare. Una misura quindi che consenta l’adesione ad un part time per il lavoratore più anziano senza compromettere il suo futuro pensionistico e neanche il suo reddito e che anche possa consentire l’assunzione agevolata del giovane lavoratore, non sarebbe stata solo una misura a vantaggio delle imprese o dei lavoratori più giovani, ma a vantaggio del Paese.

Immaginiamo come un tale provvedimento avrebbe potuto attecchire positivamente sulle piccole e medie imprese, cioè quelle che rappresentano senza tema di smentita il sostanziale tessuto produttivo dei nostri territori. Il trasferimento delle competenze e conoscenze nella realtà artigiana e manifatturiera non avviene tramite un corso di formazione, ma tramite l’affiancamento, l’accompagnamento al mestiere o alla mansione, sostanzialmente con il fiato sul collo dell’anziano sul giovane.

Ma, si ribadisce, tutto questo è stato sostanzialmente ignorato, nonostante fosse davvero necessaria a riguardo una normativa specifica e strutturale, anche in presenza del crollo verticale ed ormai inarrestabile delle assunzioni con apprendistato. Il part time connesso al ricambio generazionale sarebbe davvero stato il rimedio efficace e reale al declino dell’apprendimento del mestiere che ormai l’apprendistato non garantisce più, essendo ormai troppo mirato solo al mantenimento in vita di qualche centro di formazione. Ma, per la serie “la speranza è l’ultima a morire” ci si attendeva che la manovra di stabilità 2016 prevedesse una toppa a tale voragine, dedicando a questo pezzo di riforma del lavoro il giusto spazio e la giusta considerazione.

E di part time infatti la legge di stabilità se ne è occupata, ma con l’introduzione di misure che nella migliore delle ipotesi rimarranno sulla carta.

Il comma 284 della legge di stabilità prevede per i lavoratori del settore privato assunti con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e che maturano entro la fine dell’anno 2018 il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia, la possibilità di ridurre l’orario di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60% per un lasso di tempo non superiore al periodo intercorrente tra la data di concessione del beneficio e la data di maturazione del diritto alla pensione.

La riduzione di orario dovrà essere oggetto di uno specifico accordo con l’azienda, comprendente anche la data della cessazione del rapporto. Detto accordo dovrà essere comunicato all’Inps ed alla DTL che dovrà autorizzare la riduzione dell’orario. Una volta autorizzato, l’Inps potrà concedere il beneficio della contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.
Inoltre, a fronte del taglio di orario, il dipendente riceverà da parte del proprio datore di lavoro, una somma, non gravata da oneri fiscali e previdenziali, corrispondente alla contribuzione ai soli fini pensionistici relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. Ma dov’è il vantaggio per il datore di lavoro?  

Se non si intravede il vantaggio, è lampante lo svantaggio: le imprese dovranno versare gli stessi contributi che avrebbero versato a politiche invariate, ma disporranno del lavoratore per un numero ridotto di ore. Questo significa un aumento del costo del lavoro e una perdita di competitività. Già nel breve periodo, peraltro, diminuiscono i contributi versati e aumenta la spesa pensionistica connessa ai contributi figurativi a carico Inps.

Si aggiunga a tale nuovo quadro normativo che nessuna misura viene correlata alla agevolazione del ricambio generazionale e/o assunzione di altro lavoratore part time in compensazione dell’orario di lavoro non lavorato dal lavoratore posto a tempo parziale. E’ stato come raccontare una storiella dove il finale non è stato più scritto. Quando si dice che la toppa è venuta peggio del buco.

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