Il Consulente 1081
La strada è quella giusta, ma il Governo ascolti alcuni suggerimenti costruttivi
1081 numero 14 anno 2015 - focus a cura di Francesco Longobardi

Focus sul Jobs Act

Considerando gli ultimi vent’anni, non si può negare che questo Governo abbia fatto più riforme di tutti gli altri messi insieme.

E, in materia di lavoro, i cambiamenti, a livello legislativo, sono stati davvero tanti e hanno davvero cambiato la faccia del nostro sistema giuslavoristico, introducendo innovazioni profonde, per certi versi radicali.

Non si è trattato certamente di un cambiamento indolore, come testimonia il tormentatissimo iter sia della legge delega che dei singoli decreti delegati e le durissime polemiche che lo hanno accompagnato.

I contrasti sono emersi persino quando si è trattato di valutare l’impatto economico dei provvedimenti, tant’è che abbiamo assistito per mesi a un balletto di dati spesso contrastanti e contraddittori. Ora, che questo 2015, così ricco di polemiche, si va concludendo, le statistiche si vanno consolidando e consentono valutazioni un po’ più serene.

Gli ultimi dati pubblicati la scorsa settimana sui contratti di lavoro stipulati nei primi dieci mesi del 2015 (dati di flusso, da non confondere con quelli forniti dall’Istat sulla base di indagini a campione) confermano la tendenza già rilevata nei mesi scorsi: 329.785 assunzioni a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2014, cioè un aumento di circa il 30 per cento.

È la prima volta che un intervento legislativo in materia di lavoro produce, in così breve tempo, un risultato di questa rilevanza. Restano nettissime le differenze fra i dati regionali: in Friuli-Venezia Giulia, addirittura, si registra quasi un raddoppio di tali contratti stabili (+78%), in Umbria + 56%, in Piemonte + 52%, nelle Marche + 47%, in Trentino-Alto-Adige + 47%, in Emilia-Romagna + 46%, in Veneto + 45%, in Liguria + 44%.

Performance meno brillanti ma comunque significative hanno fatto registrare altre regioni del Centro-Nord: Lazio + 38%, Lombardia + 35%, Val d’Aosta + 32% e Toscana + 35%.

Nel Sud, invece, i risultati sono, per ora, nettamente inferiori: in Puglia +11%, in Calabria +1 e in Sicilia l’aumento è di appena il 4%.
Questa differenza in termini di reattività del Meridione si spiega certamente con la minore incidenza della ripresa economica ma è, probabilmente, anche il frutto delle notizie provenienti dal fronte Legge di Stabilità che potrebbero aver indotto le aziende non meridionali ad anticipare anche le assunzioni previste nel prossimo anno.

Complessivamente, comunque, l’impatto delle riforme in campo economico sembra largamente positivo.

Le cospicue novità introdotte dal legislatore vanno, del resto, indubbiamente, nella direzione giusta cioè quella di una flessibilizzazione delle regole e di un loro adeguamento alle nuove caratteristiche che il mercato del lavoro va assumendo nel XXI secolo.

Allora il problema qual è?

Il problema - che tutti gli operatori, specie quelli che per primi sono chiamati ad applicare le nuove norme (in particolare i Consulenti del lavoro) stanno avvertendo - è di carattere eminentemente... zoologico ed oculistico.

La gatta frettolosa (il governo), inseguita da tanti predatori o competitors ostili, ha fatto un po’ di micetti ciechi. Si pensi, solo per fare qualche esempio, alla norma di non agevole lettura che regolamenta la reintegrazione in caso di licenziamento disciplinare (art. 3, co. 2, D. Lgs. 23/205). E alla mancata proroga della esenzione dalla Naspi in caso di cambio d’appalto (ex art. 2, co. 34, L. 92/2012) che, dall’1 gennaio 2016 rischia di far pagare alle aziende il contributo straordinario senza che venga erogata alcuna prestazione in favore dei lavoratori.

Oppure all’assurdo riconoscimento della stessa Naspi anche in favore dei lavoratori licenziati per grave inadempimento.

E ancora allo strano periodo di vuoto legislativo determinatosi fra l’abrogazione della normativa sui contratti a progetto (25/6/2015) e l’estensione alle collaborazioni etero-organizzate della disciplina del lavoro subordinato (1/1/2016). E si potrebbe continuare.

Con questo non vogliamo gettare anche noi la croce addosso all’Esecutivo: la quantità e la profondità della riforma, i tempi stretti e il clima arroventato in cui è maturata, rendevano quasi inevitabili alcuni errori. L’importante è ora sapervi porre rimedio con i prossimi decreti “correttivi” che la legge delega prevede espressamente, entro un anno. Nel frattempo i gattini non vedenti ce li spupazzeremo noi, come sempre, col nostro impegno e con la nostra professionalità.

È però necessario, questa volta, che il governo si dimostri capace anche di ascoltare, distinguendo nettamente coloro che vogliono solo creare ostacoli, per ostilità pregiudiziale alla riforma, da coloro che, invece, in buona fede, condividendone lo spirito e gli obiettivi, intendono offrire contributi tecnici volti semplicemente ad agevolarne l’applicazione.
 

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