Il Consulente 1081
Fondo di integrazione sociale, le regole dall’1 gennaio 2016
1081 numero 12 anno 2015 - focus a cura di Renzo La Costa

Focus su fondo residuale

Passata quasi sotto silenzio, la norma che introduce nuove forme di contribuzione per i datori di lavoro, dispiegherà i propri effetti a breve, dal 1 gennaio 2016. La legge 92/2012 aveva introdotto il cd. Fondo residuale, ovvero un fondo alimentato dalla contribuzione delle aziende con più di 15 dipendenti preposto ad assicurare ai lavoratori dipendenti una tutela economica in caso di sospensione dal lavoro. Tale fondo era tra l’altro costituito in forma sostitutiva, laddove aziende e rappresentanze dei lavorati non fossero riusciti a costituirsi fondi propri entro marzo 2014. Il sistema di tutele così introdotto, riguardava esclusivamente le imprese non coperte dalla normativa in materia d’integrazione salariale. Con successive circolari n. 99 dell’8 agosto e n. 100 del 2 settembre 2014, l’Inps ha dettato le necessarie istruzioni per la predetta contribuzione, individuando anche le aziende tenute alla contribuzione. Contribuzione che c’è stata da parte delle aziende tenute, ma che non ha generato alcun ritorno in forme di tutela economica degli interessati, a causa dell’incompiuta organizzazione e funzionamento del fondo in questione.
Le prestazioni del Fondo di solidarietà allo stato sono finanziate dai seguenti contributi:
• un contributo ordinario dello 0,50% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti (esclusi i dirigenti), di cui due terzi a carico del datore di lavoro (0,33%) ed un terzo a carico del lavoratore (0,17%);
• un contributo addizionale totalmente a carico del datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, calcolato in rapporto alle retribuzioni perse nella misura del 3% per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti e del 4,50% per le imprese che occupano più di 50 dipendenti

Il Dlgs 148/2015 ha riscritto le regole della gestione e funzionamento del Fondo (art. 28) prevedendo tra l’altro l’adeguamento alle nuove disposizioni dal prossimo 1 gennaio 2016.

Ma da tale data decorre una ulteriore e non secondaria variazione, dettata dal successivo art. 29 del predetto dlgs. Il fondo residuale assumerà la denominazione di “fondo di integrazione salariale” al quale vanno ad aggiungersi nuovi soggetti tenuti al contributo. Infatti vengono indicati quali soggetti alla disciplina del fondo di integrazione salariale anche i datori di lavoro che occupano mediamente più di cinque dipendenti, appartenenti a settori che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali. Il fondo di integrazione salariale, finanziato con i contributi dei datori di lavoro appartenenti al fondo e dei lavoratori da questi occupati, garantisce l’assegno di solidarietà disciplinato dal medesimo decreto in caso di sospensioni dal lavoro. Variazione ancora non da poco, sta nella nuova individuazione dei soggetti tenuti alla contribuzione: non sono più le “imprese” così come le aveva individuati la legge 92/2012, ma divengono ora “i datori di lavoro”.

Cosicchè, oltre ad essere ad esempio attratte alla contribuzione anche organizzazioni non lucrative, rientreranno anche quelle categorie di professionisti che non hanno costituito fondi propri di solidarietà. Il resto di questa vicenda è ancora tutto da scrivere.
 

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