Il Consulente 1081
Il termine di decadenza è doppio. Ecco come funziona
1081 numero 11 anno 2015 - focus a cura di Renzo La Costa

Focus su Impegnativa di licenziamento

Il termine di decadenza di cui al secondo comma dell’art. 6 legge n. 604/66, come da ultimo modificato dall’art. 1, comma 38, legge n. 92/12, decorre dalla trasmissione dell’atto scritto di impugnazione del licenziamento di cui al primo comma e non dalla data di perfezionamento dell’impugnazione per effetto della sua ricezione da parte del datore di lavoro.

E’ il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza 7 ottobre 2015, n. 20068. In un giudizio promosso da un lavoratore, la Corte d’appello aveva rigettato il reclamo del medesimo dichiarandone la decadenza dai termini consentiti per l’impugnativa di licenziamento.

La Corte territoriale, nel disporre anche la restituzione delle somme percepite dal lavoratore in primo grado, affermava in sintesi che il termine di decadenza di cui all’art. 6, comma 2, legge n. 604/66, nel testo come da ultimo modificato dall’art. 1, comma 38 legge n. 92/12, andava fatto decorrere dal giorno di spedizione dell’impugnativa di cui al comma 1 del medesimo articolo e, nella specie, non era stato rispettato.
Dello stesso tenore è stato il giudizio della suprema Corte cui il lavoratore era ricorso. L’art. 6 legge n. 604/66, nel testo come da ultimo modificato dall’art. 1, comma 38 legge n. 92/12, prevede, per quanto qui rileva che:

Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.L’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato (...).

Il ricorrente aveva incentrato le sue censure sul rilievo che, essendo l’impugnazione del licenziamento un atto recettizio, la sua (eventuale) inefficacia ne presuppone il perfezionamento con la ricezione del medesimo da parte del datore di lavoro, onde è da tale data che deve calcolarsi il termine di 180 giorni per il deposito del ricorso.

Deve però osservarsi in contrario – ha sostenuto la suprema Corte - che l’impugnazione del licenziamento, cosi come legislativamente strutturata a seguito dell’ultimo intervento di riforma, costituisce una fattispecie a formazione progressiva, soggetta a due distinti e successivi termini decadenziali, rispetto alla quale risulta indifferente il momento perfezionativo dell’atto di impugnativa vero e proprio.

La norma non prevede infatti la perdita dì efficacia di un’impugnazione già perfezionatasi (dunque già pervenuta ai destinatario) per effetto della successiva intempestiva attivazione dell’impugnante in sede contenziosa, ma impone un doppio termine di decadenza affinché l’impugnazione stessa sia in sé efficace; la locuzione “L’impugnazione è inefficace se ...” sta infatti ad indicare che, indipendentemente dal suo perfezionamento (e quindi dai tempi in cui lo stesso si realizza con la ricezione dell’atto da parte del destinatario), il lavoratore deve attivarsi, nel termine indicato, per promuovere il giudizio. II primo termine si avrà per rispettato ove l’impugnazione sia trasmessa entro 60 giorni dalla ricezione degli atti indicati da parte del lavoratore, il quale quindi, da tale momento, avendo assolto alla prima delle incombenze di cui è onerato, è assoggettato a quella ulteriore, sempre imposta a pena di decadenza, di attivare la fase giudiziaria entro il termine prefissato (180 giorni). In sostanza, dunque, l’impugnazione, per essere in sé efficace e poter quindi raggiungere il proprio scopo tipico (ferma ovviamente la sua ricezione da parte del datore di lavoro), richiede il rispetto di un doppio termine di decadenza, che è interamente rimesso al controllo dello stesso impugnante.

Tale soluzione, oltre che con la lettera del testo normativo, è altresì coerente con la finalità acceleratoria che ha improntato la novella legislativa del 92/12 e non lede in alcun modo il diritto di difesa del lavoratore, che, anzi, è perfettamente in grado di sapere quale sia il dies a quo per l’instaurazione della fase giudiziaria.

I motivi all’esame sono stati quindi rigettati in applicazione del seguente principio di diritto:

“Il termine di decadenza di cui al secondo comma dell’art. 6 legge n. 604/66, come da ultimo modificato dall’art. 1, comma 38, legge n. 92/12, decorre dalla trasmissione dell’atto scritto di impugnazione del licenziamento di cui al primo comma e non dalla data di perfezionamento dell’impugnazione per effetto della sua ricezione da parte del datore di lavoro”.
 

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