Il Consulente 1081
Apprendistato adulto: per carità, lasciamo stare
1081 numero 8 anno 2015 - focus a cura di Renzo La Costa

Focus su tipologie contrattuali

Al momento in cui scriviamo, non abbiamo disponibile il testo definitivamente approvato dal Governo dell’atteso Dlsg sul riordino delle tipologie contrattuali. Come non si dovrebbe fare in un paese normale e trasparente, si vive di indiscrezioni, retroscena, anticipazioni. Quindi, è molto probabile, che il tema qui trattato non sia né in cielo né in terra ma solo nella fantasia di qualche “bene informato”, di quelli che calcano i corridoi ministeriali o
governativi. Orbene, la notizia è (o sarebbe): estensione dell’apprendistato a tutti, senza alcun limite di età. E, se non bastasse lo scoop, anche con obbligo di formazione ridotto, ma sensibilmente ridotto rispetto all’apprendistato classico quale può essere – come quadro di riferimento -  l’apprendistato professionalizzante (che, del resto, proprio classico non lo è più).


Quale sarebbe l’effetto di questa nuova (scusate i termini) liberalizzazione o flessibilità? Che mi assumo un arzillo sessantenne, pregno di professionalità acquisita ma – ahimè - espulso dal ciclo produttivo per la notoria crisi, con tanto di contratto di apprendistato sommamente agevolato. Certo, al termine della formazione, si dovrà decidere se confermare il contratto a tempo indeterminato (a 63 anni) o come di solito avviene – ormai,  purtroppo, sistematicamente - recedere dal contratto medesimo. Ma se quel datore di lavoro avrà “investito” su questo apprendistato off limitis, si guarderà bene dall’allontanare quel dipendente, anche perché in caso di conferma, il jobs act gli assegna un sostanzioso esonero contributivo. Sino a pensione acquisita. La società ne avrà tratto vantaggi, come anche il nostro mercato del lavoro. Come si era previsto in queste stesse mie
colonne il boom delle assunzioni a tempo indeterminato stante l’esonero contributivo (ma da verificare onestamente al termine del triennio agevolato), ora – se la proposta si tramuta in legge – aspettiamoci di leggere il boom dei contratti di apprendistato, ora come ora ridotti ad un lumicino grazie ai legislatori di turno, ma lontanissimi dalle vere esigenze delle imprese. Il crollo dell’apprendistato – quell’istituto che storicamente è deputato
all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – è dovuto alla ratio del dlgs 273/2001 che ha introdotto un sistema asfissiante, opprimente ed oppressivo in ordine alla formazione dell’apprendista. Una pluralità di fonti normative, (nazionali, regionali e contrattuali) ed una moltiplicazione inaudita di adempimenti e vincoli, che ha allontanato definitivamente il datore di lavoro dal propendere per tale tipologia contrattuale. Un pezzo di formazione da fare in azienda sottoposto a controlli e valutazioni, con 20 normative regionali diverse ed altre più di 500 di natura contrattuale, una formazione di base e trasversale che è servita solo alle regioni ed ai loro enti accreditati, e che poco ha evoluto la cultura soggettiva dell’apprendista, hanno fatto il resto. Non si dimentichi che insieme alla pluralità di obblighi datoriali, si è formata anche una pluralità di sanzioni, di provvedimenti sanzionatori ecc, davvero incredibili per quanto scoraggiano – con una industriosa ingegneria legislativa e contrattuale - il ricorso all’apprendistato. Non va dimenticato perché la memoria è di solito corta – che la personale proposta di estendere l’apprendistato ai lavoratori licenziati ed in mobilità anche oltre l’età del “professionalizzante” è stata dell’Ancl, ampiamente recepita nel T.U. 167/2011 e ora – stando alla bozza di riordino delle tipologie contrattuali - espressamente liberalizzata senza limiti di età (vedasi in proposito l’ultimo numero della rubrica “DiversaMente” sul sito www.anclsu.com).

Ma quella proposta, poi divenuta legge, mirava a cogliere due aspetti fondamentalmente critici del contemporaneo mercato del Apprendistato adulto:
per carità, lasciamo stare lavoro: da una parte la necessità “sociale” di ricollocare lavoratori over 29 anni nel tessuto produttivo, nell’altra l’opportunità di riqualificazione. Cosicchè, un datore di lavoro ha oggi la possibilità di assumere un lavoratore in mobilità (che già detiene cognizioni essenziali di
organizzazione aziendale, gerarchia, orario di lavoro, ecc) plasmandolo sulle proprie (anche diverse) esigenze produttive. Questa facoltà mantiene in sé tutte le funzioni e caratteristiche dell’apprendistato, pur ancora vincolato invadentemente da quell’asfissia di cui si diceva prima. Che c’azzecca!(
direbbe qualcuno) il consentire l’apprendistato a qualunque età, senza rendersi ancora conto dei reali problemi connessi a tale istituto. La
botte piena e la moglie ubriaca, non è un concetto che può far parte delle logiche del mercato del lavoro: se con il decreto 34/2014 si autorizzano contratti a termine per trentasei mesi senza ragione giustificatrice ( trentasei mesi nei quali posso anche prendermi un lavoratore sprovveduto, bello, forzuto, vispo e giovane, impartirgli al formazione on the job come dico io, senza controlli e vincoli , senza che nessuno potrà obiettare sulla legittimità
del rapporto a termine, e poi decidere) ma quale datore di lavoro ricorrerà all’apprendistato, ovvero quel rapporto di lavoro che hanno semplificato solo perché non faccio più il piano formativo completo ma ne faccio solo una sintesi?

La verità è che con il contratto di apprendistato adulto, si avranno solo rapporti di lavoro fittizi, unicamente destinati all’abbattimento del costo del lavoro, che può sicuramente tornare utile alle aziende e al rilancio dell’economia grazie all’impatto positivo di questa nuova idea sulle economie aziendali. Ma,
auspico non si parli di apprendistato, almeno per decenza.

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