Il Consulente 1081
Decreti attuativi del Jobs Act: i nuovi suggerimenti dell’Ancl
1081 numero 7 anno 2016 - editoriale a cura di Francesco Longobardi

Decreti attuativi del Jobs Act: i nuovi suggerimenti dell’Ancl

Non ci stanchiamo di leggere, rileggere, osservare la realtà e proporre sempre nuove modifiche alla normativa vigente, con un unico obiettivo: migliorare il complesso e complicato mondo del lavoro. E’ per questo che di seguito voglio brevemente illustrare alcuni nuovi ed ulteriori suggerimenti sul Jobs Act di cui la nostra Associazione si sta facendo portavoce.

Dimissioni del lavoratore (D. Lgs. 151/2015)

Non ci stancheremo di chiedere l’inclusione anche dei Consulenti del lavoro fra i soggetti abilitati alla trasmissione della convalida telematica delle dimissioni. Sottolineiamo che le procedure attualmente in vigore stanno evidenziando una serie di inconvenienti e criticità che rappresentano altrettanti inutili appesantimenti per le imprese. In particolare, le attuali procedure appaiono palesemente inadeguate nell’ipotesi in cui il lavoratore si allontani dal posto di lavoro e faccia perdere le sue tracce (come accade talvolta per i lavoratori immigrati). In secondo luogo, l’attuale procedura si sta rivelando un vero e proprio incentivo al proliferare del contenzioso in quanto alcune organizzazioni sindacali e patronati, quanto ricevono il lavoratore per la convalida, potrebbero non limitarsi solo a chiedere se è davvero convinto di rassegnare le dimissioni ma potrebbero incentivare ad avviare una controversia di lavoro. In altre parole, l’attuale procedura si sta rivelando un grande, ingiustificato “regalo” agli uffici legali per il contenzioso.

Contrasto al lavoro irregolare

Circa il Lavoro irregolare e caporalato nel settore agricolo, a quanto già affermato, aggiungiamo che per combattere realmente il fenomeno, non occorre moltiplicare e ampliare i sistemi di trasporto, come hanno richiesto in sede di audizione talune organizzazioni sindacali. Per combattere il caporalato serve soprattutto una cosa: un servizio di intermediazione fra domanda e offerta sul mercato del lavoro, pubblico e/o privato, che funzioni realmente. A questo proposito si chiede di valorizzare il ruolo dei Consulenti del Lavoro (gli unici che conoscono realmente le esigenze delle Pmi e sono in grado di intercettarne i flussi occupazionali) attuando e ampliando le possibilità offerte alla categoria nella normativa vigente. Può anche essere utile creare una certa selezione delle aziende (cd. Rete del lavoro agricolo di qualità ecc.) ma la procedura di selezione deve essere “depurata” dai quei contenziosi provocati, in maniera generalizzata, in tutto il settore, da “campagne ispettive” pretestuose avviate dall’INPS ovvero da improvvide decisioni assunte in sede politica (vedasi la decisione di escludere il periodo 2004-2005 dalla cd. ristrutturazione dei crediti agricoli INPS).

Maxisanzione

Chiediamo di precisare se la maxisanzione si applichi ai soli casi di lavoro irregolare che abbia le caratteristiche del lavorato subordinato o anche a quelli in cui la prestazione sia priva di vera e propria subordinazione ed abbia invece i requisiti della cd. collaborazione equiparata di cui all’art. 2 del D.Lgs. 81/2015.

Collaborazioni autonome equiparate

È altresì opportuno precisare quali norme previste per il lavoro subordinato si estendano alle collaborazioni di cui all’art. 2, D.Lgs. 81/2015: ad esempio, si applicano le norme e le sanzioni in materia di comunicazioni ai centri per l’impiego e agli enti assistenziali e previdenziali? Le norme in materia si sicurezza-lavoro si applicano anche quando la prestazione non si svolga nell’ambito dell’organizzazione produttiva del committente? I versamenti contributivi sono quelli propri dei lavoratori subordinati e non quelli alla gestione separata?

Contratti a termine

Chiediamo di precisare se le norme della contrattazione collettiva preesistenti rispetto alla riforma, che prevedano disposizioni incompatibili con essa (ad esempio: causali per l’apposizione del termine, durata massima diversa, una diversa disciplina di proroghe e rinnovi), soprattutto quelle che risultino più favorevoli per il lavoratore, debbano ritenersi vigenti ovvero superate dalle norme di legge.

 D.Lgs. 22/2015: NASPI

Chiediamo che il problema del pagamento della cd. tassa sui licenziamenti nei casi di subentro d’appalto che non comportino interruzione della prestazione lavorativa venga risolto definitivamente: in tale fattispecie, infatti, non è configurabile né un licenziamento né una situazione di disoccupazione per cui il contributo straordinario si risolverebbe in un ingiustificato arricchimento dell’INPS. Ringraziamo quindi per la proroga ma raccomandiamo che il problema venga risolto con largo anticipo rispetto alla prossima scadenza del 31/12/2016. Auspichiamo che venga emanata una norma di interpretazione autentica in cui si chiarisca che la NASPI compete solo per i casi di disoccupazione realmente involontaria e quindi non nei casi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa o comunque in tutti i casi di licenziamento determinato da notevole inadempimento del lavoratore; se non si ritiene di intervenire con legge interpretativa si introduca una esplicita modifica legislativa in tal senso. 

7) La nuova Cassa Integrazione Guadagni

Segnaliamo l’urgente necessità di ampliare le motivazioni del ricorso alla CIGS per CRISI, riformata con D.Lgs 148/2015, inserendo nella platea delle motivazioni anche gli ESERCIZI PROVVISORI disposti dagli Organi Competenti in modo che si possano ultimare gli ordini in essere e solo successivamente aprire i tavoli negoziali che trattino i licenziamenti collettivi. Segnaliamo inoltre l’estremo bisogno di avere l’interpretazione autentica sulle modalità secondo cui effettuare il conteggio per la durata della CIGO e dei periodi residuali rimanenti ad oggi.

8) Il cd. Jobs Act del lavoro autonomo.

In ordine al disegno di legge in materia di lavoro autonomo e lavoro agile condividiamo e facciamo nostre le osservazioni formulate da Confprofessioni in sede di audizione dinanzi alla Commissione Lavoro del Senato. Condividiamo, in particolare, la richiesta di rivedere la normativa in materia di Irap escludendo da tale imposta i liberi professionisti che operino con una organizzazione corrispondente a quella minima indispensabile per il funzionamento degli studi. Non condividiamo del documento Confprofesisoni il plauso alla eliminazione della competenza del Giudice del Lavoro per le controversie fra il professionista e i propri clienti e committenti. Chiediamo, quindi, che nel testo venga reinserita la norma originaria che prevedeva appunto la competenza del Giudice del Lavoro e l’applicabilità del rito di cui agli artt. 409, ss, cpc.

Quanto alla precisazione che l’art. 12 del ddl intende apportare all’art. 409, n. 3, c.p.c., per la quale  la collaborazione si intende coordinata quando si svolge secondo le modalità di coordinamento stabilite dalle parti, significa non aggiungere nulla alla definizione di lavoratore parasubordinato prevista dalla legge, poiché si pretende di spiegare il significato di un termine utilizzando quel medesimo termine che deve essere chiarito. Del resto, la giurisprudenza ha da tempo fornito una definizione di coordinamento esaustiva e soddisfacente che non sembra il caso di rimettere in discussione. Semmai il legislatore dovrebbe domandarsi per quale ragione nella definizione di collaborazione equiparata al lavoro subordinato, che fornisce l’art. 2 del D. Lgs. 81/2015, si faccia riferimento alla nozione di continuità e personalità della prestazione (oltre che al suo carattere etero-organizzato) e non si menzioni invece affatto proprio l’elemento del coordinamento dell’attività del collaboratore rispetto a quella del committente. Con tale omissione, infatti, il legislatore - non si sa fino a che punto consapevolmente - ha notevolmente ampliato il novero della collaborazioni “equiparate” in tutto e per tutto al lavoro subordinato.

In ultima considerazione: questo disegno di legge, cd. Jobs Act del lavoro autonomo, in realtà appare alquanto deludente poiché introduce disposizioni che riguardano soprattutto le professioni non ordinistiche svolte in regime di monocommittenza. Esso trascura tuttavia di considerare che anche talune professionisti ordinistiche, rese in regime di pluricommittenza, si svolgono in condizioni di particolare debolezza non tanto nei confronti dei committenti quando nei confronti degli enti pubblici con i quali il professionista è chiamato ogni giorno ad interagire. Specie a seguito della informatizzazione dei servizi per l’impiego e di quelli assicurati dagli enti assicurativi e previdenziali (INPS e INAIL, innanzitutto) il ruolo svolto dai Consulenti del Lavoro (come quello svolto in altri ambiti da altri professionisti) è divenuto essenziale per l’efficienza del servizio e anche particolarmente oneroso e dispendioso per il professionista. Rispetto a tale ruolo, ormai ineludibile, non solo vi è alcun riconoscimento ma non sono state predisposte neanche le tutele minime in caso di malfunzionamento del sistema che dipenda dagli enti erogatori dei servizi. È invece indispensabile, ed è la nostra principale richiesta, stabilire per legge, in simili casi, un esonero dagli inadempimenti nonchè predisporre modalità alternative di invio degli atti.

Questo disegno di legge (Jobs Act dei lavoratori autonomi) appare la sede naturale per inserire tali norme di salvaguardia. Aggiungiamo però che esso appare anche la sede naturale per introdurre, secondo lo spirito della normativa europea sul telelavoro autonomo nonché di quella interna  prevista  dall’Agenzia  Digitale e dal CAD, un vero e proprio Statuto dell’Intermediario Telematico.

Confidiamo che le nostre proposte siano tenute in considerazione nella elaborazione dei decreti correttivi del Jobs Act e del testo definitivo del ddl sul Lavoro Autonomo.

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