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Son quarant’anni. Da tenutari a Consulenti del lavoro. La lunga marcia dell’ANCL verso il riconoscimento della professione.
copertina 18 gennaio 2019 - a cura di Dario Montanaro

Oggi, il Governo prende coscienza della nostra professionalità e della nostra utilità sociale.

Secondo W. Tousijn (W. Tousijn, Tra Stato e mercato: le libere professioni in Italia in una prospettiva storico-evolutiva, in W. Tousijn (a cura di), Le libere professioni in Italia, Il Mulino, 1987, p. 13-54), la nascita dell’attività professionale può essere riassunta in quattro fasi così articolate: la comparsa nel mercato di una certa attività lavorativa a tempo pieno; la nascita spontanea di associazioni professionali volte a tutelare gli interessi di quella determinata attività lavorativa; a seguire, il riconoscimento formale da parte dello Stato attraverso la creazione di un ordine o collegio; ed infine, la creazione di un codice deontologico per lo svolgimento della professione. La nascita della professione di Consulente del lavoro rispecchia pedissequamente l’ordine cronologico delle fasi fissate da W. Tousijn.

Il primo intervento normativo volto a delineare una figura per svolgere mansioni di carattere contabile in materia di previdenza e assistenza sociale è incarnato dalla legge 23 novembre 1939, n. 1815 dettante la disciplina giuridica degli studi di assistenza e consulenza. In particolare, l’art. 4 disponeva per un verso il divieto per la «tenuta o la regolarizzazione dei documenti delle aziende riguardanti materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale» per tutti «coloro che non sono legati alle aziende stesse da rapporto d’impiego»; e per altro verso, subordinava la possibilità di custodire tale documentazione, anche in assenza di rapporto d’impiego, a fronte dell’ «autorizzazione del competente Circolo dello Ispettorato corporativo, per coloro che intendono esercitare la predetta attività nella circoscrizione di un solo Circolo, e del Ministero delle corporazioni negli altri casi». In altre parole, il legislatore corporativo si poneva come obiettivo quello di affidare gli adempimenti di carattere previdenziale ed assistenziale o ad un dipendente dell’azienda oppure ad un professionista che richiedesse un’apposita autorizzazione all’Ispettorato corporativo per l’esercizio di tale attività.

La legge n. 1815 tuttavia non fondava un albo né delineava in termini giuridici la figura professionale consulente del lavoro, che al tempo erano riconosciuti semplicemente come “tenutari autorizzati”, ossia soggetti autorizzati dall’Ispettorato corporativo a curare la contabilità in materia di lavoro e previdenza per conto delle aziende, pur non avendo con queste un rapporto di lavoro dipendente.

Sul finire degli anni Quaranta del Novecento, con il timore diffuso che l’art. 4 potesse essere abolito così da lasciare la professione nell’esclusiva competenza o dei dipendenti delle aziende o, in alternativa, alle libere professioni indicate nell’art. 5, nacque il 24 gennaio 1953 un’organizzazione sindacale, l’Associazione dei Consulenti in materia di Lavoro e Previdenza Sociale (ACLAPS), divenuta poi Associazione Nazionale Consulenti Discipline Sociali (ANCDS) ed infine Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro (ANCL), volta a tutelare i diritti dei c.d. tenutari. Questa associazione s’impegnò per promuovere una legge che riconoscesse la natura di libera professione dell’attività di cui all’art. 4 della legge n. 1815/1939 e allo stesso tempo cominciò a curare l’informazione e l’aggiornamento professionale dei consulenti a partire dal 1954, attraverso la pubblicazione di dispacci mensili contenenti le novità in materia retributiva, previdenziale e contrattuale.

Dal 1953, ne è passata di acqua sotto i ponti: l’ANCL si batté per l’approvazione della legge n. 1081 nel 1964 e successivamente per la legge n. 12 del 1979, che rappresentava il raggiungimento di una battaglia sindacale durata quarant’anni circa. Tuttavia, il sindacato dei consulenti ha preferito “non sedersi” ma di continuare una marcia e raccogliere le sfide del futuro. Non siamo più semplici contabili del lavoro ma professionisti con variegate competenze richieste dal mercato del lavoro. L’impegno dell’ANCL, infatti, è quello di continuare tutelare i consulenti del lavoro attraverso la rivendicazione di competenze specialistiche lasciate ad un feroce mercato dei servizi.

L’occasione della celebrazione dei 40 anni dall’entrata in vigore della legge n. 12, è stata anche un’occasione per comprendere che tanto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona del Prof. Avv. Giuseppe Conte, quanto il Ministero del lavoro e dello sviluppo economico, rappresentato da Luigi Di Maio, hanno compreso a fondo la funzione essenziale che come Consulenti del lavoro svolgiamo nel mercato del lavoro. Come ha ricordato il Presidente del Consiglio, siamo tutori della legalità e del buon andamento del mercato del lavoro, con specifiche e affinate competenze in materia. Per questa ragione, il Consiglio dei Ministri si sta affrettando a riconoscerci ulteriori competenze anche nella gestione della crisi d’impresa. Come ha giustamente ricordato il Presidente Conte, «il lavoro è una delle voci di costo più importanti nelle imprese e per questo e altri motivi che il consulente del lavoro ha tutte le competenze per poter gestire le crisi aziendali. La professione sarà abilitata con la riforma del fallimento che abbiamo approvato». Un impegno importante, che come Consulenti iscritti all’ANCL intendiamo onorare poiché consideriamo questo un riconoscimento di professionalità che la categoria ha dimostrato di avere. Siamo, infatti, senza dubbio la categoria che meglio conosce le problematiche aziendali, in particolar modo di quelle realtà produttive considerate ancora l’ossatura economica del Paese: le piccole e medie imprese. Anche per questa ragione, si auspica che l’attuale governo mantenga la promessa di coinvolgerci all’interno della governance degli enti previdenziali. Come si auspica che lo stesso mantenga l’impegno, come rassicurato da Luigi Di Maio, di fornire risposte alle problematiche da tempo denunciate dall’ANCL rispetto alle sanzioni per la perdita delle agevolazioni ed al riconoscimento delle stesse nel caso in cui gli inadempimenti saranno sanati in tempi ragionevoli.

Il Governo, infine, non ha dimenticato di rimarcare il nostro ruolo strategico in un momento storico in cui lo Stato si accinge ad adottare politiche di sostegno impegnative (il reddito di cittadinanza) da una parte, e dall’altra a fortificare una fitta rete di politiche attive del lavoro per aiutare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

La nostra collaborazione e vicinanza all’azione governativa, quindi, sarà certamente utile e non mancherà. Come non è mancata negli ultimi 40 anni. Infatti, ad omaggiare la celebrazione sono intervenuti anche i diversi ministri del lavoro che si sono succeduti nel tempo, a partire da Vincenzo Scotti, Ministero del lavoro negli anni in cui entrava in vigore la legge n. 12/79; il Prof. Tiziano Treu, promotore delle prime riforme del mercato del lavoro; Cesare Damiano che ha riformato il percorso di studi per accedere alla professione, riconoscendole la giusta dignità; Maurizio Sacconi, che ha inaugurato una stagione dedicata alle relazioni industriali di prossimità, riconoscendo nuovi spazi di opportunità professionali ai Consulenti del lavoro; ed infine Giuliano Poletti, il Ministro del Jobs Act che ha riconosciuto importanti prerogative ai Consulenti del lavoro.

Confrontarsi con loro è stato importante per capire fin dove siamo arrivati oggi e dove vorremo andare nel prossimo futuro. Ad Maiora!

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