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Rendita Inail e superstiti: il figlio minore è da tutelare, legittimo o naturale
enti e istituzioni 31 marzo 2009 - a cura di Renzo La Costa
di RENZO LA COSTA
 
E’ uno di quei casi in cui la giurisprudenza di sostituisce al (distratto) legislatore. La Corte Costituzionale ripara ad una previsione legislativa discriminate che trattava in maniera diversa il figlio del lavoratore deceduto per infortunio sul lavoro a seconda se questi era legittimo o naturale. (Sentenza 27 marzo 2009, n. 86) . La questione di legittimità costituzionale sollevata innanzi alla Corte , a dire il vero, era molto più ampia: venivano cioè inizialmente sollevati dal rimettente motivati dubbi in ordine alla norma (art. 85 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 -Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali)  nella parte in cui prevede che, in caso di decesso del lavoratore per infortunio, sia disposta una rendita per il coniuge nella misura del cinquanta per cento della retribuzione percepita dal lavoratore stesso, senza garantire alcunché invece al convivente more uxorio, ovvero con il quale non si è contratto regolare matrimonio. La questione si incentra sulla mancata equiparazione del convivente   del lavoratore agli effetti della corresponsione della rendita Inail in caso di infortunio sul lavoro che abbia avuto per conseguenza il decesso dello stesso lavoratore. Tale questione è stata liquidata dalla Corte come manifestamente infondata , ritenuta la persistente diversità nel nostro ordinamento tra famiglia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio, in ragione dei caratteri di stabilità, certezza, reciprocità e corrispettività dei diritti e doveri che nascono soltanto da tale vincolo, individuando le ragioni costituzionali che giustificano un differente trattamento normativo . E’ stata dichiarata invece incostituzionale la norma relativa alla ulteriore questione , inerente la rendita spettante ai figli del lavoratore deceduto per causa di infortunio sul lavoro . L’ art. 85, primo comma, n. 2, del citato D.P.R. n. 1124 del 1965, prevede – tra l’altro - che, in caso di infortunio sul lavoro seguito da decesso, sia corrisposta una rendita pari al venti per cento della retribuzione del lavoratore a ciascun figlio fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età, e al quaranta per cento se si tratti di orfani di entrambi i genitori.  La norma impugnata, nello stabilire che la rendita infortunistica spetta nella misura del venti per cento a ciascun figlio legittimo, naturale, riconosciuto o riconoscibile, e adottivo, fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età, e del quaranta per cento se si tratta di orfani di entrambi i genitori, introduce una discriminazione fra figli naturali e figli legittimi che si pone in contrasto con gli artt. 3 e 30 Cost.
Infatti, mentre la morte del coniuge per infortunio comporta, in presenza di figli legittimi, l’attribuzione della rendita al superstite nella misura del cinquanta per cento ed a ciascuno dei figli nella misura del venti per cento, la morte per infortunio di colui che non è coniugato ed ha figli naturali riconosciuti non comporta l’attribuzione al genitore superstite di alcuna rendita per infortunio, mentre i figli hanno diritto solo al venti per cento di detta rendita. È bensì vero – ha sostenuto al Corte - che i figli, legittimi o naturali riconosciuti, godono - in caso di infortunio mortale del loro genitore - della rendita infortunistica nella stessa misura, ma la discriminazione deriva dal fatto che solo i figli legittimi, e non anche quelli naturali, possono godere di quel plus di assistenza che deriva dall’attribuzione al genitore superstite del cinquanta per cento della rendita. Infatti il minore, pur trovandosi, ai fini della determinazione della misura della rendita infortunistica, in una condizione analoga a quella di chi ha perso entrambi i genitori - non essendo destinatario di alcun beneficio economico, neppure indiretto, a tali fini, per la sopravvivenza dell’altro genitore, cui non spetta, in quanto non coniugato, alcuna rendita - ha diritto solo al venti per cento di essa, e non anche al quaranta per cento spettante agli orfani di entrambi i genitori. Ne è conseguita la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 85, primo comma, numero 2), del d.P.R. n. 1124 del 1965, nella parte in cui, nel disporre che, nel caso di infortunio mortale dell’assicurato, agli orfani di entrambi i genitori spetta il quaranta per cento della rendita, esclude che essa spetti nella stessa misura anche all’orfano di un solo genitore naturale.
( 30 marzo 2009 riproduzione riservata)
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